



Enrico Piovesana
In Svezia la pirateria informatica è diventata una religione riconosciuta dallo Stato. Dopo aver incassato due rifiuti, nei giorni scorsi le autorità di Stoccolma hanno ufficialmente accettato come fede religiosa, con tutti i diritti legali e finanziari che ne conseguono, la Chiesa Missionaria Kopimista.
Fondata nel 2010 da uno studente universitario di filosofia di nome Isak Gerson, vicino all’ambiente del Partito Pirata in lotta contro il copyright, conta almeno duemila membri che hanno fatto del file-sharing la loro religione.
Il principale sacramento dei kopimisti, come dice il loro nome, è copiare file su internet: un diritto sacrosanto per gli adepti a questa Chiesa, cui hanno aderito nella speranza di non venire più perseguitati per le loro pratiche.
“C’è ancora uno stigma legale nei confronti del copiare e riutilizzare informazioni su internet – spiega Gerson – e tanta gente non lo fa per paura di finire in prigione. Spero che la nostra fede venga tenuta presente in futuro dai nostri legislatori”.
Federico Scrinzi
7 gennaio 2012 at 16:19
Il file sharing non è pirateria. Quello su cui si basa questa nuova religione è la libera diffusione della conoscenza e quindi anche sulla libera copia dei file (che appunto limita la circolazione del sapere).
Predicano poi la libertà di espressione e di diffusione del sapere attraverso internet.
La pirateria informatica, oltre ad essere illegale, non è minimamente vicina al credo di questa chiesa.
Google translate aiuta a capire meglio:
http://translate.google.com/translate?sl=auto&tl=en&js=n&prev=_t&hl=en&ie=UTF-8&layout=2&eotf=1&u=http%3A%2F%2Fkopimistsamfundet.se%2Fvar-konstitution%2F