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Aguzzini dalla vita facile

18 gennaio 2012versione stampabile

I trafficanti di esseri umani hanno le loro mappe da aggiornare, e le loro mangiatoie si svuotano e si riempiono a seconda delle tribolazioni del mondo.
Sono aguzzini mai stanchi, maneggiano torce elettriche specializzate a illuminare gli squarci, le ferite dei popoli, e quando ne hanno trovate è lì che si mettono a caccia. La loro fame si nutre di altra fame. In sudamerica, negli ultimi due anni, si interessano agli haitiani, gli abitanti dell’isola più povera della terra: e hanno notato che gli haitiani si sono messi in cammino verso il sud e hanno trovato salvezza in Perù, Cile, Brasile. I trafficanti hanno messo mano alle calcolatrici. Laddove la vita di un haitiano sulla sua isola non vale nulla, per gli aguzzini la vita dell’haitiano vale 300 dollari. E’ un paradosso inquietante, qualcosa del pensiero capitalistico che è ancora ci sfugge, una specie di spread della sofferenza, di differenziale della disperazione.
Qualche settimana fa la polizia brasiliana ha salvato un ragazzino haitiano sfuggito ai suoi aguzzini nella metropolitana di San Paolo. Lo avevano portato illegalmente nel paese: forse era stato venduto o stava per esserlo. Il caso del ragazzino ha però allertato le autorità sulla gravità del problema. La rotta degli haitiani in vendita passa dall’Ecuador e arriva in Bolivia, a poche centinaia di chilometri dalla frontiera con il Brasile. Da qui, gli haitiani sono venduti ed entrano.
Su circa quattromila haitiani presenti in Brasile, solo un migliaio sono regolari. Ora il governo ha deciso di regolarizzare tutti gli haitiani clandestini, nello stesso tempo, però, per la prima volta, ha istituito una quota di ingresso: non più di 1200 haitiani all’anno, e con un visto di lavoro. Gli haitiani sono gli unici stranieri per i quali è stato deciso un numero limite. La decisione ha sollevato polemiche. Non rappresentano certo un’emergenza. Anzi. Però, fa notare un articolo della rivista Epoca di questa settimana, gli haitiani potrebbero servire da cavie per una nuova politica dell’immigrazione: il paese diventa più ricco, le opportunità di lavoro in Brasile non sono un luogo comune, ma una realtà concreta e per qualsiasi livello professionale. E dunque emerge la necessità una regolamentazione più
fiscale.
Lo stesso articolo racconta come, a un certo punto della sua storia, San Paolo era una città abitata per la maggior parte da migranti (per altro, molti di questi, italiani), ed oggi è una delle città più solide, economicamente avanzate, creative e aperte del mondo.
Che la sua intelligente vocazione di apertura stia per subire uno stop? Speriamo di no. Intanto, la sua storia sia però un esempio per noialtri: che presto le nostre città siano per la maggior parte di gente nuova, aperta, in arrivo. Come gli haitiani, che seguono nuove (benché difficili) rotte, verso nuovi Occidenti.
Se sarà così, gli aguzzini non avranno vita facile.

One Response to Aguzzini dalla vita facile

  1. enzore56 Rispondi

    18 gennaio 2012 at 10:47

    E UNO VERO SCHIFO&OBBROBRIO, NON VI SONO ALTRE PAROLE.-

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