



Stella Spinelli
Diciottomila giovani in attesa di iniziare il servizio civile sono rimasti in sospeso per settimane. Dopo la sentenza di un giudice di Milano – che ha dato ragione a Syed, 26enne pakistano, il quale, difeso da “Avvocati per niente”, aveva denunciato la norma discriminante che impedisce a chi vive in Italia ma non ha la cittadinanza di fare il servizio civile, e fatto causa al Governo – il bando 2011 avrebbe dovuto essere dichiarato nullo e da rifare. Una bella notizia in linea di principio, ma un dramma a livello pratico per tutti quei ragazzi che avevano già impostato le loro vite in base alla partenza prevista per il primo febbraio prossimo. Oggi, però, arriva la svolta. Asgi e Avvocati per niente, insieme a Syed, andranno alla Corte di Appello di Milano – ora competente visto il ricorso del Governo alla sentenza di primo grado – e presenteranno la richiesta di rendere effettiva l’ordinanza a partire dal bando 2012, togliendo dunque ogni effetto retroattivo. A spiegarci la complessa vicenda è l’avvocato di Syed, Alberto Guarisio.
La nostra azione si affianca ad altre azioni di altre associazioni portate avanti anche in sede giudiziaria, nel tentativo di far valere tutta una serie di diritti a chi vive sul nostro territorio pur non avendo la cittadinanza e che riguardano molti aspetti della vita sociale. Finora è stato tutto basato su parametri di distinzione, che non sono più ammissibili. Questo vale per l’accesso al pubblico impiego, a determinate prestazioni assistenziali. Ci sono un sacco di casi nei quali sia i tribunali sia la Corte costituzionale che quella di Strasburgo hanno ritenuto che il criterio della cittadinanza non vada bene. E nel caso del servizio civile, questo criterio atavico ci è sembrato addirittura irrazionale. Non c’è più alcun motivo perché non possa essere aperto anche agli stranieri. Qui scatta non soltanto il principio di uguaglianza, ma anche quello di solidarietà sociale, che coinvolge i settori più ambi, quali la cooperazione, la collaborazione tra le forze sociali, che devono riguardare chiunque viva sul nostro territorio.
Ricostruendo la vicenda processuale…
Abbiamo proposto al giudice due strade. O ritenere la parola ‘cittadino italiano’ – a cui fa riferimento la norma del decreto legislativo che ha attuato la legge istitutiva del servizio civile – quale sinonimo di consociati, cioè di tutti coloro che vivono in territorio italiano, oppure portare la decisione davanti alla Corte Costituzionale in modo che decida se la parola ‘cittadino italiano’ intesa come legata al possesso della cittadinanza, sia conforme alla Costituzione oppure no. Il giudice a quel punto ha colto il nostro ragionamento e ha dichiarato che in questo caso il cittadino italiano fosse qualsiasi consociato abitante permanentemente sul territorio. Da qui l’ordine di congelare il bando per rifarlo da capo, aprendolo a tutti. Una decisione che è arrivata dopo molti mesi dall’inizio del procedimento, andando per caso a cadere proprio nei giorni della partenza – prevista il primo febbraio – dei ragazzi selezionati con il bando 2011.
Dunque il giudice ha bloccato anche il bando 2011, ormai chiuso da tempo…
E giustamente, perché di fronte a una disparità di trattamento il giudice si è imposto per rimuovere tutte le disparità senza rinviare. È una cosa talmente grave che imponeva questa presa di posizione urgente per far sistemare le cose, compreso il bando già in corso. Dichiarato nullo e da rifare. Questo ha creato dei problemi, dovuti però solo alla coincidenza temporale, perché appunto durante i mesi impiegati dal giudice per decidere il bando è chiaramente andato avanti e diciottomila ragazzi erano ormai pronti per partire.
E adesso?
Ma la situazione comunque è stata risolta. Perché di comune accordo abbiamo deciso di andare oggi davanti alla Corte d’Appello per dare il nostro assenso a che l’ordinanza non abbia effetto per il passato ma solo per il futuro, quindi a partire dal bando del 2012.
Ma il ministero come ha reagito all’ordinanza del giudice?
Facendo ricorso in Appello. A parole nei comunicati ha detto di far ricorso solo per risolvere il problema del bando 2011, in realtà poi nell’Appello ha inserito tutto indistintamente, è una contestazione in generale della sentenza di primo grado. Il tutto fra mille contraddizioni. Anche nel mondo politico, perché Borghezio e i leghisti a parte, tutti si sono espressi a favore della nostra battaglia.
Oggi è comunque il giorno della svolta…
Sì, oggi verrà risolto il problema pratico legato alle partenze del 2011 e tutti coloro che dovevano partire partiranno senza problemi, ma il prossimo bando verrà fatto con criteri giusti e non discriminanti. Restiamo in bilico fino a che la Corte d’Appello non si pronuncerà, ma nel frattempo varrà l’ordinanza del giudice. Da qui all’inizio del procedimento d’Appello, però, faremo pressione affinché il Ministero cambi idea, ritiri il ricorso e permetta alla sentenza di primo grado di passare in giudicato. Se deciderà comunque di andare avanti e di chiarire definitivamente le cose vista la frase ‘cittadino italiano’ contenuta nella norma, noi proporremo che sia il Governo a fare un piccolo comma che vada a riformare la parola “cittadino”, chiudendo una volta per tutto questa spiacevole questione.
Ma il ministro per la solidarietà sociale?
Silenzio totale. Ha parlato il suo portavoce, con toni rassicuranti verso i 18mila ragazzi in procinto di partire. Ma il ministro Ricardi non ha pronunciato una sillaba in proposito.
Lisa
26 gennaio 2012 at 13:11
Grazie, il sito del governo non dice niente di preciso, e ho dovuto scoprire tutto qui. Io sono una di quei 18mila ragazzi e sono d’accordissimo con il fatto che possano partecipare anche gli stranieri, solo che moltissimi di noi (me compresa), data la grave crisi, contavano sulla possibilità di iniziare. Finalmente si sa qualcosa e spero che procedano al più preso nella comunicazione agli enti territoriali!
Grazie!