home » esteri » asia e pacifico » Cina, lavoro: il pericolo oltre confine

Cina, lavoro: il pericolo oltre confine

1 febbraio 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia

Cinquantaquattro lavoratori rapiti tra Sudan ed Egitto: i nodi vengono al pettine per la Cina che non esporta solo merce e capitali, ma anche lavoro.
Il 28 gennaio, i ribelli sudanesi hanno sequestrato 29 lavoratori addetti alla costruzione di una strada. Il 30 gennaio sono stati invece rapiti (e poi rilasciati) 25 cittadini cinesi in Egitto: lavoravano in un cementificio.

Il Dragone si pone quindi il problema della protezione dei propri cittadini all’estero. Sono un bersaglio facile, perché la Cina penetra sempre più in profondità anche dove altri Paesi si rifiutano di operare (Stati sulla lista nera dell’Occidente o semplicemente “luoghi pericolosi”), ha lavoratori ovunque e, d’altra parte, non ha una forza militare dispiegata nei cinque continenti. Per tranquillizzare la propria opinione pubblica e sbrigarsela alla svelta, Pechino paga velocemente i riscatti, creando di conseguenza un circolo vizioso: un cinese all’estero assomiglia sempre più a un portafoglio che cammina.

Il problema è amplificato dal particolare modello di sviluppo che la Cina esporta.
“L’economia domestica [cinese] e gli investimenti all’estero – riconosce un editoriale del Global Times, versione “pop” e in lingua inglese del Quotidiano del Popolo - sono fermi alla fase di lavoro intensivo. Nessuna altra potenza ha lo stesso numero di cittadini che vivono nelle regioni meno sviluppate e turbolente, come la Cina”. Detto in altri termini, i lavoratori cinesi all’estero erano 812mila a fine 2011, per un investimento complessivo di 60 miliardi di dollari, secondo dati del ministero del Commercio.
Di conseguenza, se durante l’attacco occidentale alla Libia, Pechino ha evacuato ben 35.860 connazionali in un’operazione per certi versi spettacolare, lo scorso giugno quattro cinesi sono stati rapiti in Colombia. Il pericolo è sempre in agguato.

Lo stesso Global Times sottolinea che “molti cinesi che lavorano all’estero non hanno adeguata consapevolezza delle misure di protezione personale, come potrebbe essere l’avere contatti con le ambasciate all’estero o con organizzazioni cinesi”, e ricorda che “la Cina non è un impero, e il suo sviluppo all’estero non si traduce in un’invasione o nello sfruttamento. Un Paese moderno deve dimostrare un’adeguata attenzione per i cittadini cinesi residenti all’estero”.

Il richiamo a una maggiore prudenza da parte dei lavoratori stessi ricorda, ancora una volta, la velocità con cui la Cina si è trasformata da un Paese sostanzialmente chiuso a un Paese “ovunque”. Ma al di là di questo in che cosa può tradursi l’“attenzione” a cui fa riferimento l’articolo?

Dalla fine del 2008, la marina cinese pattuglia il golfo di Aden in funzione antipirateria. La Cina è il Paese che fornisce il maggior contingente militare ai caschi blu dell’Onu e il suo budget per la difesa ha raggiunto quest’anno i 601.2 miliardi di yuan (72.4 miliardi di euro), secondo solo a quello Usa (525 miliardi di dollari, circa 400 miliardi di euro, guerre escluse).

Tutto lascia intendere che Pechino continuerà a scegliere l’approccio multilaterale, sia per cultura sia per visione politica sul lungo (lunghissimo) periodo: la Cina è più interessata a consolidare i propri confini e a creare un clima internazionale “sicuro”, che le consenta di continuare sulla via dello “sviluppo pacifico”, piuttosto che cercare inutili, dispendiose e “caotiche” avventure militari all’estero, che potrebbero essere utilizzate dall’Occidente in chiave propagandistica anticinese.
Potrebbe funzionare la “strategia del filo di perle”, la fondazione cioè di basi commerciali attrezzate anche militarmente, previo accordo con i governi locali. È tuttavia un passaggio difficile per i motivi sopracitati.
Per il momento la protezione dei connazionali, il tradizionale approccio diplomatico sarà forse sostenuto da un “aiuto” economico supplementare alle autorità locali, affinché abbiano un occhio di riguardo per la protezione dei cittadini cinesi.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>