



Piero Innocenti
La zona dei Caraibi, date le sue caratteristiche geopolitiche, continua ad essere un contesto estremamente favorevole allo sviluppo di traffici illegali: buon clima ( a parte gli uragani ), bacino marittimo comodamente navigabile, moltissime isole e penisole, coste ricche di approdi marittimi (ed aerei), molti dei quali incontrollati e incontrollabili; una miriade di sovranità territoriali, spesso più nominali che effettive, con isolotti o spazi confinanti talvolta ancora di incerta attribuzione; un via vai continuo non solo di merci, ma anche di persone, indigeni o straniere, delle razze e delle culture più variegate. La situazione ideale non solo per muoversi senza dare nell’occhio, ma anche per condurre, indisturbati, affari e transazioni illecite, purché abili nel destreggiarsi tra le differenze di legislazioni, di normative, di strutture finanziarie, di sistemi burocratici e repressivi ( spesso permeabili o fortemente condizionati dalla corruzione). Sono tanti gli “affari” tra i quali si può scegliere: traffico di stupefacenti, di armi; contrabbando di tabacchi, di caffè, di elettrodomestici, di precursori chimici; tratta di esseri umani; speculazioni finanziarie, riciclaggio. Il traffico di droghe resta, comunque, il più redditizio ed è sempre in cima nella graduatoria dei traffici illeciti. Lussuosi investimenti immobiliari ( villaggi turistici,case da gioco, alberghi, centri commerciali) nascono come funghi senza alcuna spiegazione socioeconomica plausibile, se non l’utilizzo di una eccedenza di capitali che, pur di “ripulirsi”, di entrare nel circuito legale, sono disposti anche a subire perdite.
Si potrebbe dire che i Caraibi sono il “ventre molle” del commercio legale e di quello illegale che coinvolge le tre Americhe e, attraverso l’Atlantico, il grande mercato europeo e quello africano. Del resto, ormai, ogni discorso su questo tipo di criminalità organizzata va riferito necessariamente alla globalizzazione, poiché le varie imprese mafiose hanno, come ben noto, strutture, dimensioni finanziarie e reti di contatti transnazionali superiori a quelle delle grandi multinazionali che operano legalmente sui mercati mondiali. Sicché, accanto a strutture più tradizionali, come quelle della mafia italo-nordamericana, o a quelle “di casa” come i poderosi cartelli messicani, i “cartellitos” colombiani, i gruppi boliviani, peruviani e guatemaltechi, nei Caraibi troviamo, da anni ormai, rappresentanze delle mafie italiane (in particolare della ‘ndrangheta), della mafia russa, di quella turca. Di questa “elasticità” caraibica continuano ad approfittare i trafficanti di droghe utilizzando anche la “rossa” Cuba. Il paese, posto a ridosso della più poderosa delle democrazie capitalistiche ma anche del più remunerativo mercato delle droghe, pur mantenendo la struttura politica “irreversibilmente socialista”, con il piano elaborato da Raul Castro, è destinato ad assumere nuovi assetti economico sociali. Si parla, infatti, del ritorno alla “proprietà privata”, con ulteriori disposizioni che consentiranno l’acquisto e la vendita di case e altri beni.
Sul versante del narcotraffico, continuano a registrarsi numerosi episodi di quantitativi di cocaina, opportunamente imballata, lanciati in mare da piccoli aerei per essere, poi, recuperati lungo le coste di Santiago de Cuba e di Guantanamo, nel “vecchio canale” delle Bahamas o nel Paso de los Vientos, il canale situato tra l’isola e la parte nord-est di Haiti, al confine del Mar dei Caraibi con l’Oceano Atlantico. E’ proprio in quest’ultima area che vengono intercettati, con buona frequenza, imbarcazioni veloci con carichi di stupefacenti che, talvolta, vengono buttati in mare alla vista di natanti delle forze di polizia e di militari di vari paesi operanti nella zona. Stupefacenti che vanno a finire lungo i litorali e che rappresentano una buona parte dei ritrovamenti (recalos) da parte delle autorità ( nel 2010, su 3912 kg di droghe sequestrate, ben 2963 kg. provenivano dai rinvenimenti lungo le coste). Da segnalare che nel primo semestre del 2011, ultimo dato attualmente disponibile, il totale della droga sequestrata è stato di 5305 kg. di cui 5256 di marjiuana e 49 kg. di cocaina. Va anche sottolineato che il consumo interno di droghe continua ad essere molto contenuto. Risale al febbraio del 1999 la legge sugli stupefacenti che ha inasprito le sanzioni penali (anche la semplice detenzione è proibita con pene che vanno dai tre mesi ai tre anni in relazione al tipo di droga,) prevedendo la reclusione da 4 a 30 anni per i reati di trasporto, produzione e traffico. Nei casi più gravi, per esempio il traffico internazionale, è prevista la pena di morte. Nel paese, in generale, si registra una situazione della sicurezza pubblica molto favorevole, con indici di criminalità molto bassi.
Commenti recenti