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il manifesto lancia la sfida e prova a resistere

9 febbraio 2012versione stampabile

il manifesto non si arrende. Che il ministro per lo Sviluppo abbia avviato la procedura per la liquidazione coatta amministrativa, poco importa: quarant’anni di storia dell’editoria italiana non si cancellano per decreto. E’ agguerrita Norma Rangeri, che guida lo storico quotidiano comunista, nel denunciare la lesione di un diritto fondamentale come quello dell’informazione. Nella conferenza stampa convocata nella redazione di via Bargoni, Rangeri e Valentino Parlato segnano il sentiero della battaglia che si presenta durissima nei mesi a venire in cui “sarà difficilissimo resistere, resistere, resistere”.

La sfida di Rangeri è sconfiggere “la censura del potere” che mette il bavaglio al manifesto e ad altre 100 testate italiane (per un totale di circa 400mila copie) che con i tagli ai fondi dell’editoria sono costretti alla chiusura. “La battaglia del manifesto”, dice Ranger, è una battaglia anche per il paese, una prova di affetto per il giornale, ma anche una prova politica per tutti. La redazione non si ferma e continuerà ad uscire in edicola nonostante i tagli importanti alle spese, alle pagine e il ricorso alla cassaintegrazione.

A questo proposito, Valentino Parlato, presidente del Cda ha lanciato la campagna 1000×1000: l’obiettivo è quello di raccogliere mille donazioni da mille euro per un totale di un milione di euro. una cifra che non risolleva le sorti del quotidiano ma che di certo darebbe un po’ di respiro alla cooperativa.

Alla conferenza stampa era presente l’Associazione della Stampa Romana e Giuseppe Giulietti di articolo 21 il quale ha garantito il massimo supporto alla battaglia del manifesto mettendo a disposizione il sito di articolo 21 per qualsiasi iniziativa e si è detto pronto a portare la questione in parlamento. “E’ una questione che riguarda la libertà di stampa”, non solo la storia di un giornale. “Bisogna strappare non solo i ‘bavagli soggettivi’”, come quelli che voleva imporre il governo Berlusconi, “ma anche quei bavagli che vengono imposti per una questione oggettiva” come nel caso di questo governo che – nell’opinione di Giulietti – sta riuscendo là dove Berlusconi ha fallito.

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