



Noemi Deledda
La rivoluzione in Siria é entrata in una fase di internazionalizzazione, dove tutti gli attori in campo hanno un unico scopo: quello di preservare i loro interessi che vanno da petrolio e gas, al commercio, alla sicurezza della frontiera nord dello Stato d’Israele e nello stesso tempo allontare i manifestanti dalle strade.
Utilizzando la stessa misura del Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che ha accusato la Russia di essere responsabile della morte di civili innocenti a causa del veto posto da Mosca sulla risoluzione Onu contro Assad, si potrebbe dire che gli Stati Uniti sono responsabili di tutti i crimini isralieni commessi dal 1948 ad oggi, compresa la morte di 2mila libanesi morti durante l’ultima offensiva sul Libano dallo Stato ebraico nel 2006, ponendo il veto sulle risoluzioni che condannano Israele.
Sebbene il Presidente siriano Bashar al-Assad abbia dall’inizio gridato ad un complotto esterno, in realtà é stato lui stesso a spingere la situazione interna siriana in mano ad attori internazionali, visto che é stato incapace per mesi di fare delle vere riforme. Non riconoscendo una crisi interna, il regime non è stato nemmeno capace di trovare una soluzione interna trasformando cosi la Siria in un’arena per il conflitto tra gli Stati Uniti, l’Europa e gli Stati arabi e dall’altro lato la Russia, la Cina e i loro alleati, come Sudafrica, Brasile e India.
“Non c’é nessuna esagerazione”, scrive Fawwaz Trabulsi, sul quotidiano libanese al-Safir, ”nel dire che l’internazionalizzazione sta spingendo la Siria, e non soltanto il suo regime, in discussioni e compromessi che ruotono attorno ad un probabile attacco di missili Nato, alla competizione tra i produttori di gas e petrolio; al futuro delle relazioni tra la Turchia e l’Iran, alla forza nucleare iraniana e alla ricerca della Russia di un nuovo ruolo nella regione”. Alla folla entusiasta che a Beirut il giorno dopo il veto russo ha sparato colpi di arma da fuoco per festeggiare, Trabulsi sempre sul quotidiano al-Safir chiede: ”Chissà se a queste persone sarà importato che oggi la Russia dei servizi segreti, della mafia e del radicalismo nazionale é differente dalla Russia di un tempo della guerra fredda”.
Lo stesso leader del partito popolare siriano (ex partito comunista) Georges Sabra, in un’intervista con E -il mensile, ha dichiarato: ”Senza dubbio la Russia sta cercando un nuovo ruolo in Siria, visto che il Consiglio Nazionale siriano (Cns, composto da vari gruppi politici in maggioranza dai Fratelli musulmani ndr) é appoggiato dall’Europa e gli Stati Uniti”. Sabra ricorda a più riprese come dall’inizio della rivoluzione l’opposizione interna al regime abbia sempre cercato un dialogo che ha avuto però come unica risposta una repressione che fino ad adesso ha portato alla morte di 6mila morti, quelli accertati”.
Michel Kilo, storico oppositore al regime, in un’intervista sul canale libanese al-Jadid ha ribadito: ”L’importanza della Russia in quanto unico attore in grado di poter convincere Bashar al-Assad a fare delle concessioni “ e ha inoltre invitato il Cns a recarsi in Russia e dare a quest’ultima una serie di garanzie nel dopo Assad”. Ma il Cns oggi sembra occupato nel definire chi sarà il nuovo leader visto che il mandato del Prof. Burhan Ghaliun, che da trent’anni risiede a Parigi, sta per scadere e questi ha minacciato le dimissioni in caso che il termine non fosse prolungato, dichiara il quotidiano panarabo al-Quds al-Arabi.
La soluzione offerta dagli Stati Uniti sembra somigliare per certi versi a quella yemenita, cioè il passaggio pacifico ai militari e la formazione di un governo di transizione. Questo per molti, incluso Kilo , ignificherebbe una guerra civile.
Un’altra soluzione imperiale é invece stata offerta dal senatore Usa John McCain, ex candiato repubblicano alla presidenza, che ha inviato gli Stati Uniti ad armare l’opposizione siriana immediatamente per difendere i civili. Anche in questo caso un nuovo Iraq sarebbe molto probabile.
Mentre continuano le discussioni e le chiusure delle sedi diplomatiche a Damasco, oggi ad Homs sono almeno 47 i morti, secondo le fonti dei Comitati Locali. Per l’agenzia di Stato Sana si é trattato dell’ ennesima operazione dei terroristi, per Umm Ahmad invece é’ stata la perdita del terzo figlio in questa rivoluzione. ”Me ne restano ancora altri sei. Che Dio li protegga”, dice alzando gli occhi al cielo.
geourg
16 febbraio 2012 at 16:39
grande articolo