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Commedia ateniese, tragedia greca

10 febbraio 2012versione stampabile

Margherita Dean

Nella notte di ieri si è dormito poco. Sicuramente è così sia per il Ministro delle finanze greco, Evanghelos Venizelos, che per il Primo Ministro, Loukàs Papadimos dopo che, a mezzanotte, hanno salutato gli ospiti dell’Eurogruppo e si sono avviati verso casa colpiti da un ‘no’ neanche tanto cortese. L’incontro di Bruxelles doveva costituire il punto di arrivo delle lunghe e penose trattative con la cosiddetta troika (Fmi, Bce e Ue) dei creditori istituzionali del Paese, ormai evidentemente mal disposti nei confronti dell’esecutivo greco, per definire le misure di austerità del triennio 2012-2015. Le misure hanno un valore complessivo di 13 miliardi di euro, i cui nodi principali costituiscono le riduzioni, del 20 o 22 per cento, ai salari del settore privato, i tagli, del 15 per cento, alle pensioni, la privatizzazione di un numero di società a partecipazione statale (potrebbero essere 6 nell’immediato futuro) tra cui l’acqua di Atene e Salonicco, il licenziamento di 150mila statali entro il 2015 e l’abbassamento delle spese farmaceutiche all’1 per cento del bilancio dello Stato (contro l’1,9 vigente). Un vero saccheggio, quello dettato dalla troika che, per la seconda volta da novembre e dalla nascita del governo Papadimos, ha voluto che i leader dei partiti politici della coalizione governativa dichiarassero formalmente il rispetto degli impegni presi dal governo, al fine di procedere alla definizione del memorandum che accompagnerà il prestito di 130 miliardi di cui la Grecia ha bisogno entro marzo, quando scadranno titoli dal valore di 14,5 miliardi. È stato questo il momento in cui si è innescato un psicodramma, per cui i due leader di destra, Antonis Samaràs della Nea Dimocratia e Ghiorgos Karatzaferis del Laos, si sono incontrati sulla scena di uno spettacolo che potrebbe richiamare gli atti eroici dei paladini della giustizia.

Alla fine, dopo una notte drammatica e un nuovo incontro con Papadimos, questi ha diramato una nota in cui dichiarava che tutti i leader politici avevano dato il loro assenso alla troika, dopo che con questa si era arrivati a un non meglio precisato compromesso sulle pensioni. È così che il ministro delle Finanze e il capo del governo ieri pomeriggio si sono recati a Bruxelles, per ricevere il via libera dell’Eurogruppo, da cui dipende non solo l’erogazione del prestito, ma anche l’avvio del programma di ristrutturazione del debito greco con la partecipazione volontaria dei creditori privati.
Eppure, innanzi al voto, previsto domenica, del Parlamento greco sulle misure di austerità, consapevoli che il costo sociale dei dettami della troika sarà difficilmente gestibile, inquieti per la lentezza con cui la Grecia attua le riforme impostele e preoccupati circa il futuro politico di un Paese che potrebbe andare alle elezioni entro il prossimo autunno, i ministri delle finanze della zona euro, hanno rimandato le decisioni finali a mercoledì 15 febbraio. Ma hanno posto anche delle condizioni perché, infine, si attui l’Eurogruppo di mercoledì: il Parlamento ellenico deve prima approvare le misure, il Governo deve poi “trovare” i 325 milioni che mancano all’appello dei tagli previsti dall’accordo con la troika e, infine, i leader dei partiti di governo devono offrire “rassicurazioni forti” e, come era successo anche a novembre, questo altro non significa che lettere d’impegno firmate.

L’Europa, è chiaro, non si fida della Grecia ma neppure crede alle parole dei suoi esponenti politici, che certo amano la retorica populista, soprattutto nel caso dei Samaràs e Karatzaferis. Il richiamo frequente di questi ultimi alla “dignità nazionale” e alla “salvezza della patria”, si sposa male con l’agire inconsulto di chi con parole confuse cerca di ingannare l’opinione pubblica circa i fatti reali: le destre greche nel corso degli ultimi due anni hanno sempre sostenuto la sostanza delle politiche di austerità messe in atto dal governo del centrosinistra prima, di coalizione da novembre.
Ora, non resta che immergersi nella voragine caotica che si è aperta, da ieri notte, in Grecia. I viceministri del Pasok e del Laos si stanno dimettendo, lo stesso un deputato del Pasok e molti altri parlamentari del partito socialista hanno dichiarato che domenica voteranno contro le misure. Intanto, ha avuto inizio lo sciopero generale di 48 ore, mentre per domenica pomeriggio è previsto il presidio del Parlamento. Quanto alla manifestazione di oggi, si è assistito al successo delle forze dell’ordine che, con l’occasione degli scontri avvenuti, nel primo pomeriggio sono riusciti a disperdere i manifestanti, circa 40mila, che si trovavano dalla mattina in piazza Syntagma, la piazza del Parlamento, impedendone così l’occupazione.

One Response to Commedia ateniese, tragedia greca

  1. senzaverso Rispondi

    10 febbraio 2012 at 18:31

    La troika non avrebbe dovuto perdere tempo nel ristrutturare il debito greco. Molti della troika stessa sapevano della realtà ma hanno preferito aspettare favorendo finanziatori ad ogni livello e banche.

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