



Enrico Piovesana
Cresce la protesta europea contro il discusso Accordo commerciale anti-contraffazione (Acta), firmato a Tokyo lo scorso 26 gennaio da ventidue paesi Ue (Italia compresa) e in attesa di essere ratificato dall’Europarlamento il prossimo giugno.
Cresce in rete, dove quasi due milioni di persone hanno firmato la petizione di Avaaz.org: “A tutti i membri del Parlamento europeo: come cittadini globali impegnati, ci appelliamo a voi affinché sosteniate un’internet libera e aperta e rigettiate la ratifica dell’Accordo commerciale anti-contraffazione (Acta) che invece la distruggerebbe. Per la gente di tutto il mondo Internet è uno strumento cruciale per lo scambio di idee e la promozione della democrazia. Vi chiediamo di comportarvi come una vera leadership globale e di proteggere i nostri diritti”.
E trabocca dal mondo virtuale alle piazze con una giornata europea di protesta indetta per sabato 11 febbraio in oltre cento città del Vecchio Continente. In Italia la manifestazione principale è convocata a Roma per le 14, davanti alla rappresentanza del Parlamento europeo di Via IV Novembre.
Finora le uniche proteste di piazza contro l’Acta si sono svolte in Polonia, e sono state così imponenti da convincere il primo ministro Donald Tusk a rinviare l’adesione di Varsavia e ad ammettere che il negoziato su questa importante materia “non ha comportato una sufficiente consultazione”.
“Una delle critiche che viene fatta – spiega a E online Stefano Quintraelli, ex presidente dell’Associazione italiana internet provider – è che è stato un trattato segreto. Loro dicono ‘No, non è vero, i documenti sono disponibili a tutti. Sì, lo sono dopo che li ha pubblicati WikiLeaks, dopo che dei parlamentari europei sono riusciti a saperlo… Di base il trattato era segreto. E’ da un anno che si conoscono i contenuti delle bozze. Mentre c’erano delle aziende che sapevano tutto, come se fossero le uniche interessate. Ma questa è una roba che riguarda il trattamento dell’informazione, quindi c’è una controparte che è il pubblico, quindi era meglio che i rappresentanti del pubblico fossero coinvolti”.
ASCOLTA L’AUDIO INTEGRALE DELL’INTERVISTA A STEFANO QUINTARELLI:
Stefano Quintarelli sull'Acta
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