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Se quattro centimetri di Tav costano come un anno di pensione

2 marzo 2012versione stampabile

Mario Di Vito

Cinquemila euro a centimetro. Ecco il costo per i chilometri di Tav che l’Italia dovrà costruire. Un’opera imponente, di cui si discute da vent’anni e che, periodicamente, torna di moda su giornali e tv per gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in Val di Susa, senza mai, o quasi, che qualcuno si interroghi sulle spese o sull’effettiva necessità di una cosa del genere. Il costo complessivo dell’impresa, stimato sulla base di quanto abbiamo speso per le altre linee ad alta velocità realizzate nel Belpaese, dovrebbe aggirarsi sui 40 miliardi di euro. Ed è comunque una stima al ribasso: in un dossier presentato all’Ue nel 2006, il preventivo era di 17 miliardi, soltanto quattro anni dopo, un altro dossier raddoppiava le cifre: 35 miliardi. Per fare qualche esempio, 4 centimetri di Tav sono un anno di pensione, 3 metri equivalgono a una scuola materna con 4 sezioni, 500 metri è un ospedale da 1.200 posti, 226 ambulatori e 36 sale operatorie. Tanto per dire, poi, in Francia, per 140 chilometri di Tav, dei quali 33 a cielo aperto e 45 di tunnel, spendono 6.2 miliardi di euro. Tra l’altro, non sono pochi quelli che dubitano nel fatto che l’Italia abbia tutti questi soldi da investire e che, quindi, si renderà necessario chiedere soldi in prestito dalle banche, con conseguenze immaginabili in termine di interessi e debito pubblico, come se già non avessimo problemi del genere. Nel complesso, la nuova tratta dovrebbe occupare una lunghezza compresa tra i 254 e i 265 chilometri, poco meno della linea attuale, che di chilometri ne percorre 287, sfruttata al minimo e con un traffico di merci che, anno dopo anno, va scendendo. Questi numeri sono soltanto il risultato di un processo tragicamente noto a tutti: quello degli appalti, spesso distribuiti in modo poco trasparente e sui quali anche l’Antimafia ha espresso diversi dubbi.

E’ una storia vecchia, ormai, le opere pubbliche in Italia arrivano a costare decisamente più che nel resto d’Europa, e senza che comunque la loro qualità raggiunga livelli appena accettabili. Oltre ai motivi ambientali, all’esproprio dei terreni e alla dubbia utilità economica della Tav (cioè, che senso ha percorrere la Lione-Torino in un’ora e mezza quando poi per arrivare in Calabria ci vuole, se va tutto bene, un giorno di viaggio?), bisogna anche considerare lo spreco di denaro pubblico che quest’opera porta con sé: l’Ue ancora non ha deciso se e in che misura finanziare l’opera e anche dall’altra parte delle Alpi le cose vanno avanti con estrema calma. Il 30 gennaio scorso, a Roma, è stato siglato un ennesimo accordo tra Italia e Francia “per la realizzazione e l’esercizio di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione”. Un accordo che in molti hanno definito farsesco, inutile, addirittura dannoso per gli stessi ipotetici investitori che starebbero guardando con interesse alla Tav che attraverserà la Val di Susa.

Il governo Monti – scrivono i No Tav sui loro blog – dimostra anche in questa vicenda una assoluta continuità con i governi Berlusconi e Prodi che lo hanno preceduto. Anni in cui i governi hanno venduto su quest’opera solo false notizie e fumo, ingannando un’opinione pubblica addomesticata che ora però è divenuta cittadinanza attiva. Se da un lato il movimento no tav in val di Susa è cresciuto oltre che in partecipazione anche in determinazione e lotta dall’altro lato a livello italiano ha saputo informare e aggregare, diffondendo verità e consapevolezza”. Alla base dei dubbi c’è proprio il primo articolo dell’accordo, nel quale si legge che “non ha per oggetto l’avvio dei lavori definitivi della parte comune italo-francese, che richiederà l’approvazione di un protocollo addizionale separato, tenendo conto in particolare della partecipazione definitiva dell’Unione Europea al progetto”. In sostanza, il progetto per la Torino – Lione c’è, ma mancano ancora i presupposti per farlo partire, con l’Ue che ancora non ha deciso se prendere parte all’impresa o meno. Dunque, da dove arriva tutta questa fretta di aprire i cantieri?

5 Responses to Se quattro centimetri di Tav costano come un anno di pensione

  1. emanuelapesciaroli Rispondi

    3 marzo 2012 at 20:15

    I nostri politici hanno sottoscritto un patto con la Francia anche per l’acquisto dei loro treni, con contorni vari e quindi non recederanno mai. I POTERI FORTI NON SI TOCCANO, la povera gente che stanno affamando, sì ed istantaneamente mentre invariati restano i costi della politica, le sovvenzioni ai partiti, le auto, l’utilizzo dei vari immobili statali; insomma cosa ha fatto di concreto questo governo se non aumentare la tasse sia dirette che indirette? Ma smettetela di prenderci per il c….!!!!!Decidiamo cosa vogliamo fare per mandarli tutti a casa.

  2. lamberto Rispondi

    3 marzo 2012 at 21:04

    loro pero’ risparmiano sulle pensioni..

  3. maurizio Rispondi

    3 marzo 2012 at 21:15

    Le vere figuracce con il mondo sono queste . Ormai c’è un accordi con fondi in parte stanziati dall’europa e noi ci tiriamo indietro dopo che la francia ha quasi ultimato i lavori . L’espressione popolare italiota nel mondo sono 1000 zulù a un passo dalla bestialità intralciano lavori ormai pianificati e la cosa ancor più sconcertante e che qualcuno lasci questa gente libera

  4. gianni Rispondi

    4 marzo 2012 at 01:56

    questo e’ l’unico vero motivo x qui..dx..sx..centro..son tutti concordi nel dire la tav..s’ha da fare..perderebbero milioniate di euro..loro..la tav…s’ha da fare x forza..dx sx centro..ci pranzano con quella

  5. Fabio Rispondi

    4 marzo 2012 at 12:45

    Io non capisco perchè non si possa progettare una “alesatura” della galleria ferroviaria esistente per adattarla alla TAV.
    Anche a parità di costi non si avrebbe un impatto ambientale così grave.
    Durante le durata dei lavori il poco traffico merci potrebbe essere dirottato su gomma.
    Magari potrebbe avanzare del denaro per altre opere
    Se non sbaglio la TAV nel tratto emiliano-toscano è costata la perdita di molte falde idriche e gli agricoltori non hanno più l’acqua per irrigare, perchè rischiare ancora?

    Al governo tecnico manca di sicuro un geologo!

    Ciao

    Fabio

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