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Colombia, Nestlé ancora sotto accusa

6 marzo 2012versione stampabile

Andrea Leoni

Luciano Romero fu trovato morto la mattina dell’11 settembre del 2005 nella città di Valledupar Cesar, in Colombia. Il corpo presentava una quarantina di coltellate e segni evidenti di tortura. Aveva lavorato per 20 anni in una fabbrica colombiana controllata dalla Nestè ed era un sindacalista attivo e combattivo. Fu cacciato il 22 ottobre del 2002 perché presunto appartenente alla guerriglia. A incastrarlo la testimonianza di un ex comandante paramilitare Salvatore Mancuso. L’accusa fu poi giudicata infondata dalla Prima Corte del lavoro di Valledupar e Luciano Romero vincendo la causa ottenne il reintegro.

Nel frattempo, aveva anche ottenuto misure di protezione da parte della Commissione Interamericana dei Diritti Umani dell’Organizzazione degli Stati Americani (Oea) per delle minacce recapitategli dai gruppi paramilitari. Ma la protezione non gli è bastata e Romero è stato ucciso.

Il caso, dopo numerosi anni torna alla ribalta: l’associazione internazionale per i diritti umani lo European Center for Constitutional and Human Rights (Ecchr) e il sindacato colombiano dell’industria alimentare (Sindicato Nacional de Trabajadores del Sistema Agroalimentario-Sinaltrainal) hanno presentato una denuncia presso il tribunale svizzero di Zug contro la multinazionale Nestlé accusandola di essere corresponsabile della morte di Luciano Romero, lo afferma, attraverso un comunicato, la stessa associazione umanitaria. L’Ecchr e il Sinaltrainal sostengono che la multinazionale sarebbe stata a conoscenza dei preparativi dei paramilitari colombiani per assassinare Romero non intrapendendo nessuna misura “ragionevole ad impedire l’infrazione”.

Nel documento di denuncia viene affermato che le molteplici minacce giunte ai danni del sindacalista non provenirrebbero direttamente dal gruppo Nestlé, ma la stessa multinazionale non avrebbe applicato “le necessarie garanzie di tutela e cura” essenndo informata degli episodi.

“L’obiettivo è stabilire un precedente giuridico per la responsabilità delle imprese nelle regioni di conflitto – ha spiegato Wolfgang Kaleck, segretario generale dell’Ecchr – affinché le società straniere si adoperino nella difesa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini condividendo tutte le informazioni importanti relative alla gestione dei rischi”.

“In ogni caso le accuse contro la Nestlé sollevano interessanti domande giuridiche, sui doveri delle aziende multinazionali in relazione alle vicende penali che coinvolgono l’ambiente globale della loro produzione – commenta il quotidiano tedesco ‘Sueddetsche Zeitung’ – indubbiamente può essere che in Colombia, dove è stato ucciso Romero e dove i grandi latifondisti e i gruppi paramilitari hanno stabilito una sorta di ‘ordine di controllo’, le aziende multinazionali beneficino indirettamente di questo status quo: se la Nestlé ha agito negligentemente approfittando di questo ‘sistema’ e sfruttandone gli eccessi, è ora compito della procura di Zug accertarlo”. Proprio i metodi di Nestlé Colombia furono già giudicati inaccettabili in quanto non garantivano “la qualità dei prodotti. Non rispetta l’ambiente e la sua politica nei confronti dei lavoratori è fuori da ogni limite tollerabile” dal Consiglio del Tribunale d’opinione istituito dall’organizzazione internazionale MultiWatch a Berna.

La multinazionale ha pubblicato un comunicato contestando le accuse. In una dichiarazione inviata a Efe, Robert Tickle, direttore della comunicazione di Nestlé Colombia, assicura che la multinazionale preparerà una “vigorosa difesa contro le accuse presentate da Ecchr e Sinaltrainal” ricordando che il sindacato colombiano “ha accusato la Nestlé di complicità già varie volte in Colombia” senza trovare mai nessun riscontro. Per ora.

 

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