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Siria, il fantasma di al-Qaeda

15 marzo 2012versione stampabile

Christian Elia

L’esercito siriano avrebbe preso il totale controllo della città di Idlib, nella Siria nord occidentale, dopo un assalto durato quattro giorni. Lo ha riferito alla stampa internazionale un attivista – Noureddine al-Abdo – che parla anche di dieci morti ieri in tutto il Paese e in particolare nelle provincia di Idlib.

A livello militare è un posto strategico, perché la cittadina di Idlib si trova vicina al confine con la Turchia, paese tra i più fermi nel sostenere il rovesciamento del regime di Assad. Impossibile la verifica, come da sempre accade in Siria, sia per quanto riguarda le azioni dei lealisti che per quanto riguarda le azioni dei ribelli.

Sui componenti di questi ultimi continuano ad addensarsi dubbi. La Russia, ieri, 13 marzo 2012, si è detta preoccupata che le armi inviate agli oppositori dell regime di Bashar al Assad possano finire nelle mani di al-Qaeda. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, precisando che i Paesi occidentali hanno iniziato a realizzare la necessità di sforzi congiunti per risolvere la crisi, piuttosto che continuare ad assegnare alla Russia la responsabilità di quanto sta accadendo a causa del veto posto da Mosca alla risoluzione contro Assad.

”Queste armi vengono inviate in Siria attraverso i paesi confinanti, e non si tratta solo di armi leggere, ma anche di cose più serie”, ha detto Lavrov. ”La tentazione di attribuire in modo artificiale a noi la responsabilità di quanto sta accadendo in Siria sta scemando. Si capisce meglio che è necessario agire insieme ed esercitare pressioni sulle forze in campo”, ha dichiarato il ministro russo di fronte al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a New York.

Certo la Russia, fin dal primo giorno, è schierata in difesa di Assad. Cosa che non hanno mai fatto gli Stati Uniti, che pure hanno sostenuto la stessa cosa il 17 febbraio scorso. Lo ha fatto il direttore del National Intelligence Usa, James Clapper, che è stato il primo ufficiale di alto rango a stelle e strisce ad ammettere in un’intervista al quotidiano britannico The Telegraph che la Casa Bianca starebbe indirettamente finanziando i ribelli, e soprattutto che Assad starebbe combattendo contro il braccio militare di Al Qaeda in Iraq.

Secondo Clapper, gli attentati kamikaze a Damasco e ad Aleppo di dicembre avevano tutte le caratteristiche di attacchi in stile al-Qaeda. Clapper aggiungeva che i gruppi di opposizione siriani che combattono contro le truppe di Assad potrebbero essere stati tutti infiltrati da uomini fedeli ad Al Qaeda, anche a loro insaputa. La mancanza di un comando unificato e di una organizzazione efficiente all’interno dell’opposizione siriana avrebbe sostanzialmente lasciato una porta spalancata agli estremisti islamici per inserirsi nelle dinamiche interne del Paese. Inoltre, se lo Stato dovesse collassare, Al Qaeda troverebbe il territorio ideale per radicarsi.

Un’analisi che si ritrova nelle conclusioni del lavoro congiunto dell’intelligence di Francia e paesi del Maghreb, che sono state pubblicate ieri dal quotidiano algerino el-Khabar. Secondo gli analisti citati dal giornale, al-Qaeda vuole partecipare direttamente alla guerra in Siria e, per questo, sta reclutando in Francia e in alcuni dei Paesi del Nord Africa miliziani da dispiegare accanto agli insorti anti-Assad.

Quel che starebbe emergendo dall’inchiesta, che è all’inizio, è che al Qaida è entrata in Siria, reclutando elementi, poi fatti arrivare nel Paese, seguendo un lungo percorso che ha avuto la Turchia come ultima tappa prima di valicare la frontiera turco-siriana. L’indagine e scattata qualche mese fa in Francia quando l’intelligence, che tiene costantemente sotto stretto controllo gli estremisti islamici, ne ha perso di vista una ventina, cinque dei quali con passaporto francese, ma di origine algerina.

Con loro anche algerini e marocchini, scomparsi tutti nella seconda metà dello scorso anno, e che hanno attirato l’attenzione della magistratura transalpina. La loro scomparsa ha indotto le autorità francesi a contattare quelle algerine, marocchine e tunisine per capire che fine essi avessero fatto, e se e per cosa fossero rientrati nei Paesi d’origine. Il sospetto è che siano ormai organici ad al Qaida e, quindi, dopo un addestramento militare, siano stati dislocati in Siria, accanto agli insorti. A dare corpo a questa ipotesi investigativa è stato l’arresto  – in Algeria – di un giovane trovato in possesso di una registrazione di combattimenti di miliziani di al-Qaeda nella città libica di Misurata. L’uomo avrebbe anche aggiunto che i cinque franco-algerini avrebbero preso parte ai feroci scontri di Misurata. Il sospetto è che dodici franco-algerini siano già in Siria, che hanno raggiunto dalla Turchia, passando illegalmente le frontiere tunisine, grazie anche a falsi passaporti libici.

Un filone d’inchiesta tutto da verificare, ma che sempre di più dipinge uno scenario ‘libico’ per la Siria, a differenza delle dinamiche viste all’opera in Egitto e Tunisia. La stessa opposizione ad Assad non aiuta a far chiarezza su queste dinamiche. ”Ho lasciato il Consiglio nazionale siriano (Cns) perché nel gruppo regna la confusione, non c’è sufficiente chiarezza su quello che si può ottenere in questo momento e non siamo andati molto avanti nell’impresa di armare i ribelli”, ha detto Haitham al-Maleh, ex giudice di 81 anni. Secondo al-Maleh diversi altri membri del Cns intendono fare lo stesso.

Il tutto mentre Assad annuncia, sfiorando i toni del surreale, le elezioni legislative per il prossimo 7 maggio. Sentendosi rafforzato dal veto di Mosca e Pechino, oltre che da posizioni riconquistate sul campo a Homs e Idlib. Sempre più l’unica certezza di questa guerra sono le vittime civili, ma non si può smettere di chiedersi chi le uccide. Nessuno più di questo giornale, e di PeaceReporter prima, ha denunciato tutti i crimini di Gheddafi e di Assad, anche quando i media e i governi li incensavano come statisti e come elementi di stabilità. Proprio per questo, come sempre, si denunciano le zone d’ombra. Di qualsiasi natura esse siano.

3 Responses to Siria, il fantasma di al-Qaeda

  1. Rebel Rispondi

    15 marzo 2012 at 15:02

    Permettetemi di obiettare: i media ufficiali non hanno mai incensato gheddafi e assad, perchè si tratta di elementi antitetici rispetto alle corporation (anche petrolifere) che controllano l’informazione.

    Il fatto che gli USA ammettano di sostenere militarmente una guerra civile dovrebbe fare scandalo, è una cosa di una gravità inaudita, eppure voi parlate di zone d’ombra.

    I quaedisti controllano le “rivolte” in Libia e in Siria, facendo leva su opposizioni (tutto sommato minoritarie) locali e aiuti degli occidentali… Ma non sapete che Al Qaida è il braccio armato dell’intelligence USA?

    Un po’ di onestà intellettuale perfavore!

  2. FabioNews Rispondi

    16 marzo 2012 at 11:25

    Condivido la critica di Rebel. E’ ormai provato da più fonti che le notizie provenienti dalla Siria che attribuiscono all’esercito siriano tutte le nefandezze sono manipolate quando non inventate di sana pianta.
    La partecipazione di potenze occidentali al conflitto è sempre più chiara. Dopo la Libia dovremmo essere molto più cauti ad appogiare la linea maistream che prevede un cattivo dittatore che uccide il suo popolo e un’opposizione democratica che lotta per la liberazione. La presenza di AlQueda non è che l’ulteriore conferma del fatto che i ribelli siano guidati da potenze ed interessi esterni alla Siria e al suo popolo.

  3. FabioB Rispondi

    18 marzo 2012 at 01:45

    Concordo con i commenti precedenti: solo riconosco la vostra onesta, e secondo me le critiche oneste ma esagerate e ottuse al governo Gheddafi erano annebbiate da 3 fattori:
    – la sua amicizia con Silvio Berlusconi: non per difendere Silvio Berlusconi (mai votato e del resto ha dimostrato chi e’ con il tradimento di Muammar Gheddafi) ma gli accordi con la Libia sono 1 delle poche cose buone fatte in anni di governo Berlusconi, non esiste “solo buoni” e “solo cattivi”;
    – in Libia non c’era una democrazia avanzata in stile Europeo, ma in compenso c’era benessere, incominciamo a riconoscerlo, per la democrazia forse ci si poteva arrivare gradualmente, in fondo la Libia non e’ la Svezia;
    – in Libia c’era un po’ di razzismo (forse), ma ricordiamo ancora si parla di Africa non di Scandinavia.

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