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Gli eventi di Tolosa/analisi

21 marzo 2012versione stampabile

Bruno Giorgini

Le Vittime. Jonathan Sandler 30 anni, il padre, Gabriel Sandler 4 anni, Arieh Sandler 5 anni, i figli, e Myriam Monsonego 7 anni inseguita fin nel cortile, uccise il 19 marzo alla scuola ebraica Ozar – Hatorah, e un giovane di 17 anni grave all’ospedale. Abdel Chennouf 25 anni, Mohamed Legouad 24 anni soldati uccisi a Montauban il 15 marzo. Imad Ibn Ziaten 30 anni, soldato ucciso a Tolosa l’11 marzo. Un altro soldato sta tra la vita e la morte in ospedale. Tre bambini e un professore sepolti stamane in Israele, avevano infatti la doppia nazionalità, tre soldati alle cui esequie nella caserma di Montauban è intervenuto il Presidente Sarkozy palesemente emozionato, nel cortile ventoso tanto che i fogli del discorso presidenziale sono volati via e un tendone stava anch’esso involandosi. Col Presidente al secondo rango cinque candidati presidenziali a dare il senso dell’unità nazionale su cui da giorni Sarkozy martella. Gli omicidi sono stati efferati, con colpi sparati a bruciapelo e l’intera comunità francese è traversata da domande, dubbi, insicurezze, paure.

La Polizia e l’Assassino (presunto). Alle tre di notte gli uomini del RAID, l’equivalente dei nostri NOCS, arrivano nel quartiere Cote Pavée di Tolosa e attaccano l’appartamento dove abita Mohammed Mareh, 23 anni, francese, che reagisce sparando e ferendo tre agenti, uno al ginocchio, uno alla spalla e il terzo pare alla testa per fortuna protetta dal casco anti proiettile (altre fonti parlano di un colpo al petto anch’esso protetto dal giubbotto anti proiettile). Comincia così una dinamica dove si alternano improvvisi scontri a fuoco con lunghe trattative. Mareh chiede una linea di comunicazione e in cambio lancia dalla finestra una Colt calibro 45. A un certo punto la palazzina viene evacuata e gli abitanti portati via in bus. Intanto il Ministro degli Interni racconta come lo hanno trovato, e cosa Mareh sta dicendo, ovvero di essere un militante di Al Queida, di avere ucciso i soldati per protestare contro l’impiego dell’esercito in Afganistan e i bambini ebrei per vendicare i bambini palestinesi uccisi dall’esercito israeliano. Afganistan (e Pakistan) dove Mareh sarebbe stato due volte. Insomma, stando alle parole della autorità francesi, siamo di fronte a un giovane che si presenta come un mujhaidin, un soldato della guerra santa contro l’occidente e lo stato ebraico. Sempre secondo il Ministro, e il Procuratore antiterrorismo di Parigi, la DRSI (il Servizio di Sicurezza Interna) da tempo teneva sotto osservazione il giovane Mareh per la sua proclamata fede salafista, una versione particolarmente virulenta dell’Islam fondamentalista. Con una domanda che viene spontanea: ma se era sotto sorveglianza come ha potuto procurarsi le armi, progettare e mettere in opera una serie di omicidi così impressionante. Col che per ora sembra avere agito da solo, anche se la sua fidanzata, i fratelli e la madre sono in stato di fermo. Infine all’una di questa notte, cioè un paio d’ore prima dell’intervento poliziesco, Mareh telefona a France 24 e parla con la caporedattrice rivendicando gli omicidi, con particolari come il numero di pallottole e altri che ne attestano la veridicità, e le motivazioni. Infine sempre il Ministro degli Interni aveva detto che la resa sarebbe arrivata nel primo pomeriggio, mentre adesso (ore 19) pare riportata alla sera. Su un punto insistono tutti gli inquirenti e le autorità di governo, deve essere arrestato vivo, per ragioni di giustizia, ma anche perché Sarkozy non vuole che il suo ruolo e figura di Presidente, particolarmente rilevante in questa occasione, venga in piena campagna elettorale macchiata da una soluzione non limpida come sarebbe la morte del giovane, che potrebbe così apparire a pieno titolo come “un guerriero della Jihad, una morte che correrebbe il rischio di apparire comunque non limpida. Per il resto l’intera Francia segue in diretta le trasmissioni radio e TV che da stamane proseguono senza interruzione, e dove si accavallano ipotesi, dubbi, profili psicologici, interviste al suo avvocato, non molto tempo fa era stato condannato per guida senza patente, e quant’altro.

Le Religioni. Stamane i responsabili della comunità ebraica e mussulmana hanno incontrato il Presidente. Un incontro importante per evitare che gli omicidi rivendicati da un giovane di fede mussulmana salafista (a quel che pare) diventassero la scintilla per una guerra di religione. All’uscita, nel cortile dell’Eliseo, tutti hanno invitato fortemente a non fare confusione tra atti criminali, e le fedi diverse. Gilles Bernehim, gran Rabbino di Francia, che già poco tempo fa aveva detto che “i valori dell’ebraismo sono incompatibili con quelli del Fronte Nazionale”- l’estrema destra fascista e razzista – ha ribadito che le religioni ebraica e mussulmana sono sorelle, con lui il Presidente del CRIF, l’associazione delle comunità ebraiche di Francia, Richard Prasquier. Ancor più significative sono state le parole durissime del Rettore della Moschea Grande di Parigi Dalil Boubakeur che, in sintonia con il presidente delle Comunità Mussulmane Mohammed Moussoui, ha dichiarato che chi rivendica nel nome di Allah degli omicidi, offende la civiltà e la religione islamica e che nessuna mescolanza e/o continuità può esserci tra chi pratica il terrorismo e l’omicidio di bambini, con i fedeli mussulmani. Da giorni i responsabili mussulmani e ebrei ripetono a voce sempre più alta e con appelli sempre più insistenti, che nessuna guerra di religione è in vista nella società francese, il che è però un sintomo delle tensioni che si agitano nei due campi, dei rischi che corre la convivenza civile.

Le elezioni. La campagna è stata sospesa, ufficialmente. Ma inevitabilmente i fatti di Tolosa hanno un peso politico consistente, e in parte sono destinati a cambiare le dinamiche. Stamane la prima a scatenarsi è stata Marine Le Pen. Passata la paura che gli omicidi fossero di origine neonazista, Madame Le Pen ha detto e ripetuto su ogni media che “bisogna dichiarare guerra al fondamentalismo islamico (..) perché l’Islam radicale invade i quartieri, eccetera”. Viceversa Francois Bayrou, candidato del centro, ha già nei giorni scorsi detto e ribadito oggi, che ci sono parole e rivendicazioni dell’identità francese tali da produrre fratture e asprezze tra i cittadini delle diverse comunità, germi esplosivi nella società francese di intolleranza, e tutti hanno pensato a Sarkozy, poi ha anche denunciato la presenza di troppe armi che circolano abbastanza liberamente. Mentre certamente Sarkozy riacquista in pieno il suo ruolo presidenziale di garante dell’unità nazionale e della coesione del paese di fronte al pericolo comune. Viceversa il Presidente candidato, che è lecito criticare da pari a pari, sfuma, insomma ogni vis polemica è per ora scomparsa. E bisogna aggiungere che i francesi vanno pazzi per i Presidenti che sanno assumere in pieno la funzione regalienne, regale, De Gaulle, Mitterand erano maestri in questo, Chirac ci provava a fasi alterne riuscendoci, mentre fino a oggi Sarkozy aveva sempre un poco zoppicato. Domani quando si ricomincia, vedremo come saranno i giochi e le azioni dei candidati. Per ora ancora l’intera Francia sta col fiato sospeso in attesa che Mohammed Merah si consegni, e che le molte domande abbiano almeno qualche risposta. E poi bisognerà capire come i fatti di Tolosa hanno pesato sull’intera società, quanto hanno inciso nella convivenza, quali fratture e ferite, al di là della retorica dell’unità nazionale, hanno prodotto nel tessuto civile.

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