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Sgomberi Rom, l’Onu condanna Roma

21 marzo 2012versione stampabile

Mario Di Vito

Gli sgomberi forzati dei campi rom voluti dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, con il suo ‘piano nomadi’, non solo non stanno funzionando come da previsione, ma stanno anche facendo crescere l’indignazione dell’Onu, che un giorno sì e l’altro pure non perde l’occasione di rimarcare l’assurdità della questione. Secondo un rapporto stilato a gennaio dall’Associazione 21 luglio, infatti, gli insediamenti abusivi nella Capitale sono triplicati nello spazio di due anni. “Quando è stato presentato nel 2009 – dicono quelli dell’Associazione 21 luglio – il Piano Nomadi del Campidoglio si proponeva di chiudere il centinaio di insediamenti abusivi e tollerati per costruire 10-13 campi attrezzati. Tutto questo doveva avvenire in tre anni al massimo. Ebbene dopo due anni e mezzo siamo in una situazione disastrosa. Oggi gli insediamenti informali sono quasi triplicati, circa 250 ma è un numero approssimato per difetto visto che ogni giorno ne nascono di nuovi”. Il piano nomadi fu varato dal governo Berlusconi nel maggio del 2008 e si proponeva come ‘piano d’emergenza’ grazie al quale si poteva agire con sgomberi forzati, vigilanza armata vicino ai campi e altre misure repressive nei confronti dei rom che transitavano sul suolo italiano. La decisione, all’epoca, destò scalpore un po’ ovunque visto che era la prima volta dagli anni ’30 che un paese occidentale decideva di dichiarare lo stato di emergenza per una minoranza etnica.

In tutto questo, il Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale delle Nazioni unite (Cerd), nei giorni scorsi, ha stilato un rapporto per segnalare le “violazioni da parte delle autorità italiane nazionali e locali del diritto all’alloggio nelle procedure di sgombero che hanno coinvolto le famiglie rom”.  Un giudizio netto che serve ancora all’Associazione 21 luglio per rilanciare la sua campagna “Il diritto all’alloggio non si sgombera“, una raccolta firme per chiedere la sospensione immediata dei provvedimenti di sgombero non accompagnati da “seri e concreti sforzi di accoglienza alternativa per i gruppi familiari” all’interno del comune di Roma. “Sono stati 427 gli sgomberi forzati senza alternativa realizzati dal comune di Roma negli ultimi due anni – dichiarano ancora dall’associazione – e il più delle volte è stata ignorata ogni singola procedura di garanzia del diritto individuale”.

Per il momento, le firme sono a quota 1.200 dal 4 marzo. Un risultato certamente lusinghiero, considerando anche il fatto che all’appello ha risposto anche gente come Dario Fo, Franca Rame, Ascanio Celestini, Erri De Luca,  Moni Ovadia e Margherita Hack.

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