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Ecuador, la marcia aborigena arriva a Quito

22 marzo 2012versione stampabile

Mentre la marcia degli aborigeni in Ecuador – iniziata l’8 marzo – fa il suo ingresso a Quito, i sostenitori del presidente sono concentrati fuori del Palazzo del Governo al fine di sostenere l’Esecutivo. Il governo sostiene che dietro la marcia indigena si nascondono “interessi golpisti” di gruppi vicini alla dirigenza indios, lasciando però aperta la possibilità del dialogo con la Confederación de Nacionalidades Indígenas de Ecuador (Conaie), organizzatrice della protesta.

La dirigenza indigena ha dichiarato che la mobilitazione contro le estrazioni minerarie e la politica del governo che punta allo ‘sviluppo’ calpestando diritti ed ambiente è pacifica e non ha nessun intento di destabilizzazione ma che cerca solo ascolto dal governo e dall’Assemblea Nazionale. Le controversie hanno come principale tema la politica governativa in materia mineraria e le leggi che garantiscono l’accesso all’acqua e la ridistribuzione della terra.

Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Fernando Cordero, ha detto la settimana scorsa che la legge potrebbe essere approvata a fine luglio, dato che a maggio si terrà la consultazione pre-legislativa per l’elaborazione di norme che possono influenzare diritti collettivi.

One Response to Ecuador, la marcia aborigena arriva a Quito

  1. Simone Rispondi

    23 marzo 2012 at 14:35

    E meno male che Correa si è posto sempre come obiettivo quello di tutelare gli interessi degli indigeni, e che tale principio sia pure sancito da una delle costituzioni formalmente migliori al mondo. Vengono anientate tuttavia le speranze su un governo che aveva al centro del proprio programma l’apertura di una nuova fase di sviluppo, contraria sia allo sfruttamento dell’ambiente che delle popolazioni. Tra l’altro è fastidioso anche l’atteggiamento che negli ultimi tempi Correa ha assunto, ovvero quello di dare del golpismo a qualunque forma di opposizione, forte del suo consenso; atteggiamento che tra l’altro mi ricorda quello del peggior Uribismo.

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