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Atene ferita, vista da una fermata dell’autobus

28 marzo 2012versione stampabile

Da Atene,
Margherita Dean

 

Atene, in prossimità dell’Ambasciata americana, zona esclusiva a ridosso del centro, soleggiato primo pomeriggio primaverile. È un giorno come un altro e si è in forte anticipo rispetto all’appuntamento; ci si siede rassegnati sulla panchina della fermata per aspettare che passi quella mezzora insieme al terzo, poi quarto autobus che porta a destinazione. Si inganna il tempo, ma non la crisi.

Sfilano immagini inizialmente incerte che, però, si susseguono incalzanti, tanto da diventare una nube nera che, d’un tratto, copre la luce del sole.

Dapprima è un uomo giovane, zaino in spalla, pettinato e pulito anche se i vestiti un po’ sgualciti tradiscono una vita in strada. Si ferma accanto alla panchina, è bello. Si china sul cestino della spazzatura e, per qualche minuto che sembra un tempo interminabile, rovista fra la carta straccia, le lattine vuote, cercando per non trovare alcunché. Solo mezza sigaretta che raccoglie da terra e infila nel sacchetto del suo tabacco. L’uomo ripone nello zaino il misero ritrovamento e, lento come era venuto, scompare inghiottito dalla luce radiosa del sole di Atene, mentre lo sguardo turbato dei pochi presenti si fissa sul marciapiede.

Passa qualche minuto e da un autobus scende una ragazza: in mano tiene il biglietto che vale 90 minuti e 1 euro e 40. Lo offre a una signora ma questa nega gentilmente, indicando l’anziano che le sta accanto. È un vecchietto, pare dire, ne avrà più bisogno nonostante lo sconto di cui godono pensionati e studenti. È così, l’uomo accetta e, dall’imbarazzo, ringrazia solo con un accenno della testa.

Intanto, la fermata si è svuotata. Si rimane soli ma i pensieri sono interrotti da un giovane che, sacchetto di plastica in mano, si avvicina e cerca di vendere un iPhone. Inutile provare sgomento, ci si deve abituare anche a questo, sentenzia la giovane arrivata in quell’istante e, nella luce del pomeriggio, aggiunge che “diventeremo tutti ladri e mendicanti”. La ragazza non avrà più di venticinque anni.

Per quanto ci si ribelli al pensiero, Atene sembra darle ragione perché proprio allora appare un uomo ancora che, trascinando i piedi, si dirige verso il cestino della spazzatura cercando qualcosa di utile o commestibile. Nulla. Neanche mezza sigaretta.

Nel frattempo una donna chiede dove ci sia un chiosco che venda i biglietti dell’autobus, esclamando indispettita che, ormai, trovarli è diventato difficilissimo. Non ne capisce il motivo finché, mettendosi a chiacchierare con la ragazza di prima, questa non le spiega che, ora, i chioschi sono costretti a comperarne almeno 500, “un peso economico insostenibile” conclude, “sono impiegata in un’edicola e queste cose le so. Mi dia retta, la crisi è grave anche lì”.

Crisi. Forse la parola più ricorrente della lingua greca, parlata e scritta, nel 2012.

One Response to Atene ferita, vista da una fermata dell’autobus

  1. Alessandro Rispondi

    29 marzo 2012 at 13:16

    “…ma io non ho lasciato sussistere dubbi sul fatto che, se di nuovo i popoli d’Europa saranno trattati come pacchi d’azioni da questi congiurati del denaro e dai loro complici internazionali, allora si avranno nuovamente guerre ben peggiori di questa con sofferenze indicibili, e sarà chiamato a risponderne il popolo che è il vero responsabile di tutto questo…”
    Estratto de “Il mio testamento politico”
    Adolf Hitler, Berlino, 29 Aprile 1945

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