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FOTO/ Usa: la battaglia in patria dei mutilati di guerra

6 aprile 2012versione stampabile

Un giorno dopo le celebrazioni per il Ringraziamento, il soldato dei Marines Justin Gaertner, 21 anni, era di pattuglia nel distretto di Marja, in Afghanistan, quando una mina esplose proprio sotto i suoi piedi. Da quel giorno le gambe, per lui, sono solo un ricordo. Le schegge si infilarono nel suo addome e gli squarciarono il braccio sinistro. Gaertner fu messo immediatamente su un volo e trasportato d’urgenza a Washington D.C., dove per lui cominciò un ricovero lento e pieno di ostacoli. Dei 46,000 soldati americani feriti in dieci anni di guerra in Iraq e Afghanistan, più di 1,200 hanno perso un arto e ognuno di loro è costretto a combattere una seconda guerra, una volta tornato a casa, per affrontare i dovuti trattamenti medici e costruirsi un nuovo futuro.

 

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4 Responses to FOTO/ Usa: la battaglia in patria dei mutilati di guerra

  1. Alessandro Rispondi

    6 aprile 2012 at 08:34

    cosa credono, scegliendo di fare il soldato al massimo di scheggiarsi un unghia? Chi sceglie di fare il commerciante sa che può essere rapinato, chi fa il minatore sa che può crollare una galleria, chi fa il soldato crede di andare a fare la maglia?

  2. Beteljuce Rispondi

    6 aprile 2012 at 11:56

    Le scimmie colle Armi, fanno sempre SCHIFO.
    Quando scelgono il loro padrone, Quando sfilano.
    Quando, come ho sentito da un racconto al bar da un combattente del battaglione san Marco, dire, con enfasi e un pò di Coca che gli Calava dal naso:
    -”Ho Visto sbucare un Bambino da una duna nel deserto..! Bum..Bumm. Gli ho sparato, in mezzo gli Occhi” e poi agginuge “se non fai così sono pericolosi”

    Ecco Neppure da mutilati, da monchi mi fanno pena.
    Una vita vissuta così non è degna di essere vissuta.
    tanto meno raccontata.

    • Restless Rispondi

      28 aprile 2012 at 18:08

      hai proprio scelto il soprannome adatto a descrivere ciò che sei: scarafaggio. E non sei neanche capace a scriverlo.

  3. Leonardo Rispondi

    8 aprile 2012 at 19:09

    Ci vuole grande forza per continuare a combattere una seconda guerra, ma grande scemenza a combattere la prima

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