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In Catalogna nuove misure contro la “guerriglia urbana”

6 aprile 2012versione stampabile

Andrea Leoni

Il resposabile dell’Interno del governo catalano, Felip Puig, nei giorni scorsi ha affermato come la lotta contro la violenza di strada sarà la sua priorità. Un’esternazione che è arrivata dopo i fatti del 29 marzo, quando la manifestazione contro la riforma del lavoro, approvata dal governo Rajoy, registrò a Barcellona (e non solo) qualche episodio di violenza. Martedì scorso, il ministro ha, infatti, proposto delle nuove misure contro la “guerriglia urbana”. I primi provvedimenti riguardano la limitazione del diritto di riunione e di sicurezza, la “questione dell’occultamento dell’identità” e il “possesso di sostanze pericolose nelle manifestazioni”. Iniziative enunciate in conferenza stampa alla Generalitat. Il ministero dell’Interno lavora a una legge che punisca chi partecipa a eventi con il volto coperto, in quanto non identificabili. Una misura che pare andrà a comprendere pure chi indossa il niqab e il burka.

Tra le novità, il funzionario dell’Interno ha annunciato un nuovo sito web affinché i cittadini aiutino la polizia a identificare, attraverso le fotografie, le persone coinvolte nelle sommosse. La pagina sarà disponibile a breve, ma non ha specificato se raccoglierà denunce anonime. Potranno essere revisionate dalla polizia anche blog, tweet e altri messaggi che “generino violenza complice”.

Puig è stato a favore dell’indurimento del codice penale auspicato dal ministro degli Interni, Jorge Fernandez-Diaz, che renderà unica la punizione per i responsabili di atti di vandalismo e quella per gli autori di violenza di strada, portando la pena a un minimo di due anni di carcere (ad oggi la legge prevede che il disordine pubblico sia punibile da sei mesi a tre anni). Il piano contro la “guerriglia urbana” comprende un aumento del 25 per cento delle forze dell’ordine che sosterranno le unità operative coinvolte nell’ordine pubblico.

Quanto alla prevenzione, Puig ha parlato di “progetti di sorveglianza” in spazi pubblici – scenario preferito dai “vandali”- e di “identificazione selettiva e azioni preventive” senza specificare troppo come voglia procedere. Il ministro ha sottolineato poi la necessità del rifiuto sociale in questo tipo di atti vandalici e ha annunciato un “processo di riflessione collettiva”, che coinvolgerà la società politica e civile.

Gli scontri di giovedì hanno portato a 80 persone ferite, di cui sei gravemente, e molti a causa dei proiettili di gomma sparati deliberatamente dai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana. Due cittadini italiani residenti a Bacellona, di 26 e 36 anni, sono rimasti feriti da queste bales de goma e ora rischiano di perdere un occhio. Oltre ai manifestanti sono rimasti feriti anche alcuni giornalisti e pompieri, anch’essi colpiti dalla polizia. Insieme a loro si registrano anche costole rotte, un polmone perforato, teste spaccate e persino un bambino di quattro anni ferito alla coscia mentre camminava con la famiglia. In questi tre link (uno, due e tre) i video che testimoniano l’operato dei Mossos.

Quello dei proiettili di gomma è un dibattito che coinvolge anche molti altri Paesi: Irlanda, Paesi baschi, Grecia, Regno Unito i casi più eclatanti in Europa. I manifestanti accusano i poliziotti di non sparare i proiettili di gomma verso terra (come prevede anche il protocollo della polizia catalana), ma per colpire i bersagli.

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