



Le prime bozze che dovranno diventare altrettanti emendamenti sono state rese note dal ministro della giustizia Paola Severino. I nuo
vi provvedimenti inaspriranno i reati di corruzione aumentandovi le pene e di poco la prescrizione. Nascono due nuovi reati: corruzione privata e traffico di influenze. Rispetto alla responsabilità civile dei giudici (norma richiesta dal leghista Pini) non sarà più diretta, ritorna indiretta. Cambiamenti anche sulle intercettazioni. Le nuove misure scontentano un po’ tutti i partiti dopo lunghi giorni di trattative.
La riforma della giustizia sulla concussione crescerà la detenzione, perde perde l’”induzione” che diventa un nuovo reato. Si punirà “il pubblico ufficiale che abusa della sua qualità e dei suoi poteri e costringe taluno a dare o promettere denaro o altra utilità” e dagli attuali quattro anni si passa a sei anni. Il nuovo reato, 319 quater invece parla di “indebita induzione a dare o promettere utilità”, sarà punito così dai tre agli otto anni “il pubblico ufficiale che induce taluno a dare o promettere denaro o altra utilità”. Tre anni anche a chi completa l’operazione e da o promette denaro o altro.
Sulle intercettazioni non ci sono definizioni rispetto al disegno di legge che è l’ultimo testo inviato ai partiti. Dovrebbe essere il vecchio testo Alfano (giugno 2008) rivisitato poi da Bongiorno che rimane in attesa di esser discusso alla Camera dal settembre scorso. I nuovi reati di corruzione investiranno l’articolo 2635 del codice civile e di quello penale nel suo articolo 346. in carcere da uno a tre anni amministratori, direttori generali, dirigenti, sindaci, liquidatori che, in cambio di favori, compiono o omettono atti violando obblighi del loro ufficio.
Rispetto alla responsabilità civile dei giudici, si torna parzialmente all’emendamento del leghista Gianluca Pini. Che aveva inserito nella legge Comunitaria alla Camera, la responsabilità diretta per le toghe, non solo “per dolo o colpa grave”, ma anche per “manifesta violazione del diritto”. Ora il nuovo provvedimento farebbe tornare la responsabilità indiretta: paga lo Stato per la toga che sbaglia. Il cittadino se “agirà contro lo Stato” per aver subito “un danno ingiusto per diniego di giustizia o per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento compiuto per dolo o colpa grave”, ma anche “per la violazione manifesta della legge e del diritto comunitario” potrà far pagare al giudice metà anziché un terzo dello stipendio.
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