



Sindacati tutti uniti in Piazza della Repubblica a Roma. La riforma delle pensioni continua ad incendiare gli animi non solo per i punti al suo interno, ma anche per il numeri dei lavoratori che saranno colpiti dal provvedimento.
Per la ministro del lavoro, Elsa Fornero, gli esodati, aggettivo ormai in esubero nelle discussioni delle ultime settimane, saranno sessantacinquemila, mentre i sindacati sono sicuri che il numero sarà molto più alto. Cgil, Cisl e Uil sono scese compatte in piazza per contrastare il decreto legge 201/2011, che nel 2018 porterà (partendo dalla soglia dei 62 anni di età nell’anno corrente)l’età pensionabile a 60 anni, con venti anni di contributi.
Il provvedimento comporta l’abolizione della pensione d’anzianità, sostituita dalla pensione anticipata. L’unica forza politica scesa in piazza con i sindacati è stata l’Idv, il cui leader, Di Pietro, ha espresso preoccupazioni per le analogie tra il passato governo Berlusconi e l’atteggiamento della Fornero, che non dà il giusto peso alle cifre specifiche delle vittime della mannaia riformatrice.
nevoli
13 aprile 2012 at 23:58
Agli esodati e a chi deve effettuare ricongiunzioni onerose va tutta la mia solidarietà, ma , quando verrà il mio turno per andare in pensione? , io, 57enne con 37 anni di contributi, che avevo al 90% già acquisito il diritto a pensione, sto pagando per tutti:pago per le pensioni baby anni 80, per le pensioni d’oro dei superdirigenti, dei parlamentari, per le generazioni dei miei padri, per amici e colleghi andati in pensione di recente con le vecchie normative, per abbassare lo spread, per aiutare i miei figli peraltro disoccupati che già devo mantenere, per i nipoti, per le donne, gli esodati, le ricongiunzioni onerose… quello che è stato fatto con le pensioni è davvero incredibile! Non bastano più 40 anni di contributi (erano già moltissimi),non bastano 65 anni d’età, via le quote, via tutto. E,grazie ad un’informazione martellante e a senso unico, è passata anche l’idea che gli italiani hanno accettato tutto ciò.
Al momento delle elezioni, cioé l’anno prossimo porteremo ancora sulla pelle i segni di questa incomprensibile e dannosa riforma delle pensioni.
Sarà questo il tempo per farci giustizia azzerando l’attuale classe dirigente, in specie del PD, che non ha più nessuna credibilità essendosi scollata definitivamente dal suo elettorato tradizionale e lasciando la base libera di trasmigrare in partiti che si fanno seriamente carico dei problemi del lavoro e delle pensioni.
Sul presupposto di una inesistente pretesa dell’Unione Europea hanno fatto il cosiddetto servizio a lavoratori e pensionati.
Il nostro sistema pensionistico era in equilibrio, nessuno ci aveva richiesto di riformarlo. Semmai era da incentivare la lotta all’evasione fiscale dei professionisti(medici e avvocati), tassare i grandi patrimoni, le rendite finanziarie e le frequenze televisive, ridurre al minimo le spese militari e i rimborsi elettorali ai partiti,non erogare pensioni superiori a 5/6000 Euro mensili. Con i soldi ricavati incentivare l’assunzione ,presso i privati o presso lo Stato dei giovani.
In mancanza verso quale modello di società andremo.
Gli anziani al lavoro ed i giovani a spasso.
I poveri tassati ed i ricchi esenti.
Le aziende tutelate ed i lavoratori precarizzati.
Quanto tempo reggerà questo tipo di sodalizio senza creare disagio sociale e reazioni incontrollabili.
Il governo ha colpito i soliti noti della classe medio bassa impoverendola e privandola di ogni forma di tutela sociale. Prima
con l’allungamento dell’eta pensionabile e ora
con la modifica dell’articolo 18 si vogliono rendere i lavoratori schiavi,
Si perchè’ ora come ora un imprenditore se vuole lasciare a casa un dipendente il modo lo trova.
Quindi che cosa si vuole piu’ di cosi?dobbiamo diventare tutti schiavi?
secondo la Marcegaglia i lavoratori sono tutti ladri e fannulloni mentre gli imprenditori sono tutti onesti
e corretti …stando al fisco sarebbe il contrario!!
La riforma Fornero, per come è stata concepita (assenza di ragionevole gradualità etc.) è di una iniquità senza pari, bisogna riportare almeno il minimo contributivo a 40/41 anni, ed appoggeremo chi porterà avanti questa istanza