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Italia, caso Fibronit: Cassazione conferma condanna per l’ex Ad Stringa

20 aprile 2012versione stampabile

C’è un nesso tra le fibre di amianto e i casi di tumore che si sono registrati nell’area. Lo ha confermato la Cassazione nella sentenza con cui ha respinto il ricorso dei legali di Dino Stringa, 87 anni, ex amministratore delegato di Fibronit. Confermati quindi la condanna di cinque mesi per la morte di un operaio ucciso dal mesotelioma pleurico. Sono così tredici, le vittime dell’attività industriale dell’azienda che nel corso degli anni ha disperso fibre di vetrocemento nell’area del quartiere Japigia di Bari.

Tredici quelle riconosciute ufficialmente (nel 2009 la Cassazione aveva già condannato il vertice di Fibronit per la morte di 12 operai) ma non ci sarebbero solo gli operai tra le vittime: si stima che una trentina di cittadini siano stati uccise da patologie causate dall’amianto prodotto dall’azienda. Il presidente del comitato cittadino Fibronit, Nicola Brescia, ha definito la sentenza “importantissima perché conferma l’impianto accusatorio dietro questione amianto, e conferma come i dirigenti sapevano benissimo della pericolosità dell’impianto”.

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