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Incendio Ilside: per l’Arpac non c’è pericolo, ma l’Asl prosegue le ricerche

23 aprile 2012versione stampabile

Lorenzo Giroffi

Nonostante le nubi siano scivolate via, restano le preoccupazioni del territorio devastato dall’incendio di ecoballe dell’Ilside(quattro giorni di fuoco e fumo accecante), sito di stoccaggio di Bellona in provincia di Caserta. Nei misteri tossici dell’ennesimo episodio di un’Italia che, dimenticata per l’eterogeneità della sua terra, è diventata nota come la terra dei fuochi (il casertano registra il più alto numero d’incendi dolosi di plastica ed altro materiale cancerogeno, visto che il campo è affare gustoso per la camorra), ci aiuta a districare la matassa un giornalista del territorio, Salvatore Minieri, attivo e sensibile ad illuminare zone oscure del malaffare. Minieri ci racconta della società che controlla la Ilside: la Jacorossi. Questa è un’importante azienda a livello europeo per quanto riguarda la riqualificazione ambientale. Nel rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente si può leggere come la società, convenzionata dai Ministeri di Ambiente e del Lavoro, avrebbe dovuto effettuare interventi di bonifica nei siti inquinati del litorale Domitio-Flegreo. La Jacorossi fu scelta senza gara d’appalto ed i suoi lavoratori percepirono stipendio senza aver mai effettuato operazioni di bonifica e delle trecentocinquantamila tonnellate di rifiuti tossici che dovevano essere smaltite, solo quarantamila furono recuperate. L’ordinanza di Giancarlo Della Cioppa, sindaco di Bellona, che aveva fatto sgomberare gli abitati nei paraggi del sito (coinvolte ottanta persone), è stata revocata. La rettifica è avvenuta a seguito del verbale dell’Arpac ( Agenzia Regionale Protezione Ambientale della Campania) che ha giudicato le sostanze andate in combustione non nocive per la salute dell’uomo. Invece l’Asl di Caserta sta ancora effettuando i rilevamenti utili a chiarire la situazione. Ciò che i comitati cittadini contestano al giudizio dell’Arpac è proprio il giudizio sulla natura non tossica del materiale. La domanda è di un’evidenza sconcertante: se l’Ilisde stoccava plastica e la combustione di plastica è cancerogena, qual’è il pezzo mancante dell’equazione? Perché i cittadini ancora non possono conoscere l’effettivo stato dell’aria che respirano? Durante un servizio giornalistico, Salvatore Minieri, con la sua troupe televisiva, ha potuto constatare un’altra incongruenza messa agli atti di un verbale già contestatissimo. I responsabili dell’Ilside dichiarano di non trovare il contratto di assicurazione del sito, ovviamente l’intera area era stata assicurata con un’importante polizza. Tuttavia durante i primi servizi sul luogo Minieri racconta di aver notato e ripreso un grosso trafficare all’interno degli uffici dello stabilimento, quando questo era già stato posto sotto sequestro. Altra questione invelata è quella inerente a quarantamila tonnellate di materiale plastico partito da Maddaloni (grossa cittadina del casertano) le cui tracce si sono poi perse e più di un sospetto si piantano sulla possibilità che quella grossa quantità d’imballaggio sia finita proprio nell’Ilside. Come mai il sito conteneva tutte queste “ecoballe”?

Nei pressi di quella stessa area sono pronti a partire i lavori per un gassificatore, che i comitati civici non vogliono assolutamente veder sorgere in un territorio che ancora non conosce i reali dati di pericolosità relativi alla propria biosfera e che non vuole assolutamente riempire i propri sonni di ulteriori inquietudini.

One Response to Incendio Ilside: per l’Arpac non c’è pericolo, ma l’Asl prosegue le ricerche

  1. Filippo Rispondi

    24 aprile 2012 at 13:29

    Perché mi sento preso in giro?

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