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Napoli, si uccide per le cartelle di Equitalia

24 aprile 2012versione stampabile

Un imprenditore di 52 anni si è ucciso lanciandosi dal balcone del suo appartamento, nel quartiere Vomero, a Napoli. Aveva tentato il medesimo gesto lunedì scorso a Posillipo, ma era stato salvato dalla polizia. L’uomo aveva espresso la sua angoscia per le cartelle di Equitalia dalle quali era gravato.

Si tratta dell’ennesimo suicidio di gente strozzata dal fisco e avviene a pochi giorni dalla decisione della Cassazione che garantisce, quantomeno, una boccata di ossigeno ai contribuenti che hanno piccoli conti in sospeso con il fisco. Le Sezioni unite civili della Suprema Corte ha definito illegittime tutte le ipoteche iscritte per debiti con Equitalia inferiori agli ottomila euro. Sono comprese quelle annotate prima del varo della legge 40 del 2010 che fissa esplicitamente il tetto minimo degli ottomila euro. In particolare, con le motivazioni della sentenza 5.771, depositate nei giorni scorsi, è stata bocciata la tesi di Equitalia che sosteneva che solo a partire dell’entrata in vigore della legge 40 era stato introdotto il ‘tetto’ minimo sotto il quale non si poteva iniziare il primo atto – l’iscrizione ipotecaria, appunto – verso l’espropriazione del bene del debitore insolvente. In sostanza, secondo i supremi giudici, la norma del 2010 introduce una sorta di ‘limite’ che vale anche per il passato e che coincide con il tetto dell’espropriazione, anch’esso fissato in ottomila euro.

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