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Ungheria, l’ora del Tek

26 aprile 2012versione stampabile

Alberto Tundo

Nel mezzo di un delicato negoziato diplomatico in cui l’Ungheria cerca di dimostrare all’Europa e alle principali istituzioni internazionali che a Budapest non sia in corso una svolta autoritaria, cade l’ennesima tegola sulla credibilità internazionale e la presentabilità del premier ungherese Viktor Orban e del suo governo. A tirarla è stato il New York Times, il quotidiano che per primo, tra i grandi giornali occidentali, ha scritto del Terrorelhárítási Központ, una unità speciale antiterrorismo, nota con l’acronimo di Tek. Nulla di particolare, a prima vista: in ogni Paese ci sono corpi speciali. In Ungheria, però, accade che il Tek sia stato posto al di fuori dei normali circuiti di controllo democratici e messo alle dirette dipendenze del premier. Orban insomma avrebbe una sua polizia speciale con enormi poteri d’intervento, abilitata ad agire nella più totale segretezza. “La polizia segreta di Orban”, l’ha infatti descritta senza mezzi termini la professoressa di Princeton Kim Lane Scheppele, nel blog che tiene sul sito del quotidiano statunitense.

La storia del Tek comincia nel settembre 2010. È allora che questa unità speciale viene costituita con decreto del governo. Il motivo è semplice: nei primi sei mesi del 2011, l’Ungheria terrà la presidenza semestrale del Consiglio europeo. Si prevedono incontri al vertice e l’arrivo di numerose delegazioni alle quali si dovrà garantire una protezione di alto livello. Il governo non bada a spese e garantisce alla nuova agenzia risorse economiche e umane decisamente cospicue: oltre 900 elementi e un budget da dieci miliardi di fiorini, pari a 44 milioni di euro. Non poco, per un Paese che non arriva a dieci milioni di abitanti e da anni afflitto da una crisi economica dalle proporzioni drammatiche. Di come impieghi i fondi di cui dispone e usi i suoi enormi poteri, l’agenzia deve risponderne direttamente solo al ministro dell’Interno (nominato dal Primo ministro) e indirettamente allo stesso premier, cui spetta però la nomina del direttore. E Orban, nel settembre 2010 chiama alla guida del Tek nientemeno che il capo delle sue guardie del corpo, Janos Haidu.. Per il resto, il Tek è al di fuori della catena di comando della polizia e delle altre agenzie di sicurezza, servizi segreti inclusi. Il cortocircuito sta tutto nell’equazione molto potere, poco controllo.

E i poteri di cui dispone il Tek sono davvero molto ampi: può intercettare conversazioni, girare video, entrare nella posta elettronica, violare le memorie di cellulari e computer, entrare in uffici e appartamenti, anche di nascosto, fare ispezioni: cosa più importante, può fare tutto ciò senza l’autorizzazione di un giudice, come accadrebbe per un normale reparto di polizia, e senza che la persona indagata e controllata ne sia a conoscenza. Ogni volta che il Tek si muove, può usare lo scudo della sicurezza nazionale: se un’informazione viene presentata come vitale per la sicurezza del Paese, va da sé che non vada diffusa e condivisa. Questo garantisce all’agenzia la più totale segretezza e la possibilità di bypassare qualsiasi controllo. Esteso anche l’ambito delle competenze: ad aprile, per esempio, i suoi agenti sono intervenuti per sgominare una piccola rete di trafficanti. Istituita in previsione del semestre ungherese, la polizia speciale e segreta però non è stata sciolta subito dopo. Al contrario, i suoi poteri hanno continuato a crescere, un po’ alla volta, emendamento dopo emendamento. A dicembre 2011, per esempio, con un decreto omnibus è stato concesso al Tek di poter raccogliere dati personali, facendone richiesta alle compagnie finanziarie, assicurative o alle società di comunicazione, senza la necessità di dimostrare che tale acquisizione rientri in un’indagine su un reato di natura penale, coordinata da un procuratore, come avveniva prima. E senza che il soggetto in questione venga avvertito. Nel silenzio generale, i tentacoli della superpolizia si allungano.

Dal quartier generale dell’unità antiterrorismo è arrivata una rettifica, quasi scontata (“la segretezza serve all’indagine”) e una smentita (“nessun superpotere, il Tek si muove nell’ambito della legge che regola la polizia”). Ma a quanto risulta a E il mensile, la ricostruzione della professoressa Scheppele è corretta. Indagando però si scopre di più, a proposito dell’uso politico che finora è stato fatto di questo corpo speciale. Antefatto: nella primavera 2011, il governo Orban, per tagliare la spesa pensionistica, decide di richiamare in servizio pompieri, poliziotti e soldati che avevano beneficiato dell’opzione pensionamento dopo 25 anni di attività. Il pensionamento anticipato viene annullato, con valore retroattivo. Chi vuole restare a casa, deve pagare una sorta di indennizzo allo Stato. Le categorie colpite dal provvedimento scendono in piazza. È la prima grande sfida a un governo eletto a furor di popolo nell’aprile 2010, emanazione di un partito, Fidesz, che in parlamento controlla quasi il 70 per cento dei seggi. I leader della protesta vengono identificati e pedinati: alcuni di questi sostengono di avere le conversazioni intercettate. L’operazione, manco a dirlo, è affidata al Tek.

 

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