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Sudan, la ferita aperta

30 aprile 2012versione stampabile

Luca Galassi

La guerra aperta tra Sudan e Sud Sudan continua a rimanere una prospettiva tutt’altro che remota. Nonostante domenica il Sud Sudan abbia dichiarato di essere disposto a ritirare le sue forze di polizia dalla regione di Abyei, un decreto di emergenza emanato dal presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, la minaccia del governatore del Nilo Bianco di espellere 12mila sud sudanesi dal suo Stato e l’accusa dell’Uganda a Khartoum di sostenere il leader del Lord’s Resistance Army, Joseph Kony, hanno gettato benzina su una regione contesa da anni – e per due decenni teatro di una guerra civile – per i suoi colossali giacimenti di idrocarburi.

Il decreto di emergenza si applica nei distretti di confine degli stati di Kordofan, Nilo Bianco e Sennar, secondo quanto riporta l’agenzia ufficiale sudanese Suna. Lo stato di emergenza “conferisce al presidente e a chiunque ne abbia l’autorità” di creare tribunali speciali, dopo essersi consultato con le autorità giudiziarie. E’ stato emanato dopo che quattro cittadini stranieri (un britannico, un norvegese, un sudafricano e un sudsudanese) un sono stati fermati vicino al confine con l’accusa di spionaggio per conto del Sud Sudan. Accusa che Juba ha respinto.

Youssef al-Chambali, governatore del Nilo Bianco ha confermato di aver fissato al 5 maggio il termine ultimo per i sudanesi del Sud per lasciare il Paese”, riferisce la Suna. Sono una parte dei 350mila rimasti in Sudan – molti dei quali ancora in marcia verso casa – dopo la deadline dell’otto aprile fissata da Khartoum per la loro partenza o la loro regolarizzazione.

“Non stiamo occupando l’area contestata”, ha detto la settimana scorsa il ministro dell’Informazione del Sud Sudan, Barnaba Marial Benjamin. Ma le testimonianze di scontri sono continuate per tutto il week-end. Sabato, l’aviazione sudanese ha bombardato Panakuach, una città nello Stato dell’Unità. Sempre domenica, a seguito di un combattimento ingaggiato dall’esercito del Sud Sudan con una milizia sostenuta dal Sudan, sono morte 21 persone nei pressi della città di Malakal, al confine tra i due Stati.

Ultimo tra i capitoli di una vicenda che vede coinvolti diversi attori regionali, è l’accusa di coinvolgimento di Khartoum nel sostegno all’Esercito di resistenza del signore (Lra) di Joseph Kony, l’organizzazione di ribelli che semina il terrore in alcune aree del centro Africa. Il colonnello Felix Kulayigye ha riferito alla Bbc che i militari ugandesi hanno catturato un membro della Lra che indossava un’uniforme sudanese e aveva con sé armi e munizioni in dotazione all’esercito di Khartoum.

Kulayigye ha riferito alla Bbc di avere informazioni riguardo agli spostamenti dell’Lra in Sudan, all’interno di aree del Darfur controllate dalle milizie filo-governative dei janjaweed. “Kony sa che non possiamo entrare in Sudan, così quando la pressione diventa troppo forte per lui nelle zone dell’Africa centrale, attraversa il confine con il Sudan. Nel 1947 i britannici tentarono di annettere all’Uganda il Sud sudan. Durante il conflitto con il Sudan, l’Uganda ha sostenuto i ribelli che hanno portato all’indipendenza dello Stato con capitale Juba. Al contempo, il governo del Sudan è stato ritenuto uno degli sponsor dell’Lra nel tentativo di indebolire la capacità militare dell’Uganda. L’esercito ugandese potrebbe intervenire in caso di un nuovo conflitto tra il sud e il nord del Paese.

Il Sudan del Sud si è separato dal Sudan nel luglio dello scorso anno dopo un referendum. Ma numerosi aspetti della secessione sono rimasti in sospeso: la demarcazione precisa dei confini, lo staus dei cittadini rimasti nell’altro Paese, la spartizione dei profitti petroliferi della regione. Un referendum per risolvere la questione dello Stato di Abyei avrebbe dovuto tenersi lo scorso anno, ma non ha mai avuto luogo a causa delle dispute su chi avrebbe dovuto votare. Prima della secessione, a maggio dello scorso anno, l’esercito del Sudan è entrato nella città di Abyei, costringendo gran parte della popolazione a fuggire. Le forze di polizia del Sud Sudan, accusate da Khartoum di essere militari con l’uniforme da poliziotti, sono rimaste in gran parte dello Stato.

Gli scontri tra i due Paesi – sotto traccia per mesi – sono scoppiati all’inizio del mese scorso, quando le forze del Sud Sudan hanno occupato per dieci giorni il pozzo petrolifero di Heglig, attaccando con l’aviazione e sostenendo gruppi di insorti per tentare di rovesciare il governo di Khartoum. Entrambi i Paesi negano di sostenere le milizie ribelli.

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