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Canada, il Paese delle banche buone

9 maggio 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia

Stilettate nel mondo del grande capitale. Bloomberg, la multinazionale dell’informazione finanziaria fondata dall’attuale sindaco di New York, parla a nuora perché suocera intenda. Ha infatti diffuso uno studio, o per meglio dire una classifica, che stabilisce quanto segue: delle 10 banche più solide del mondo, ben 4 sono canadesi (3 di Singapore).

Perché il Canada? I regolatori canadesi, a differenza di quelli di altri cosiddetti “mercati evoluti”, hanno un atteggiamento che nell’ideologia della finanza è considerato “conservatore”: hanno imposto alle banche del Paese di tenere una riserva contro le perdite che ammonta almeno al 10 per cento del capitale totale (contro l’8 dei Paesi che aderiscono alle regole di “Basilea 1”) e di avere almeno il 75 per cento del proprio capitale in azioni.
In tal modo – osserva lo studio – si sono dimostrate più forti e al tempo stesso flessibili di fronte alla crisi finanziaria globale. Ma attenzione – conclude Bloomberg -, per continuare a far bene, le banche canadesi devono investire e fare acquisizioni, specialmente all’estero.
Il messaggio appare chiaro: non sono i prodotti speculativi a dare solidità, bensì gli investimenti, resi possibili solo da una solidità a prova di grandi bolle.

Qualcosa sta cambiando nella narrazione che accompagna e giustifica gli sconquassi del grande capitale finanziario? Lo chiediamo a Niccolò Mancini, operatore di Borsa e collaboratore di “E”.

«Buona parte del Long Term Refinancing Operation (Ltro) europeo – il finanziamento da mille miliardi della Bce, fatto in due tranche, a dicembre e febbraio – è stata utilizzata dalle banche per fare investimenti “speculativi”. Di nuovo. Comprano debito pubblico.
Attenzione però. Questo ha  le sue buone ragioni, soprattutto nel caso dell’Italia, che ha un debito altissimo. Se infatti le banche, la Bce, gli italiani stessi, comprano titoli del nostro debito pubblico, questi non finiscono in mano a soggetti più propensi a specularci sopra [che cioè ci puntano "contro" attraverso i derivati, tipo i Credit Default Swap, ndr]. Il mercato obbligazionario è di recente rimasto abbastanza tranquillo, al contrario di quello azionario. Il che significa che il debito pubblico sta tornando in mani “governabili”.
Dopo di che, appare chiaro che le banche dovranno avvicinarsi sempre più a un modello “canadese”, perché in questo momento storico, in questo contesto internazionale, sono elemento di squilibrio proprio perché si muovono sui mercati come dei trader e non come strutture che dovrebbero finanziare l’economia.»

Quindi come va interpretato lo studio di Bloomberg?
Mi sembra un messaggio diretto soprattutto alle banche inglesi, francesi e statunitensi, che sono le principali protagoniste della speculazione bancaria.
Dopo lo scoppio della crisi, ci saremmo aspettati passi in avanti sul fronte della regolamentazione dei mercati. Al momento è invece tutto fermo, non si sa per quale motivo. Non è escluso che le soluzioni che si prospettano possano apparire peggiori del problema. A mio avviso, prima o poi dovranno però metterci mano, perché un conto sono le oscillazioni in Borsa, +3 un giorno -3 il giorno dopo, un conto quelle sul mercato obbligazionario, che è ben più ampio. È anche questo il motivo per cui, per fare l’esempio italiano, le banche hanno fatto incetta di titoli del debito pubblico.

Così facendo, però, tolgono risorse agli investimenti produttivi.
Quello sarà probabilmente il secondo passo. Le banche dovranno inevitabilmente tornare a finanziare l’economia. Calmieri la parte finanziaria e poi torni a investire nell’economia reale. Il problema è che continua a esserci una parte della finanza che impatta in maniera devastante sui mercati, proprio mentre la gente è alla canna del gas.

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