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Italia, nel centro di Milano un grattacielo per i precari dell’arte

10 maggio 2012versione stampabile

Lorenzo Giroffi

 

Nell’era del crollo verticale di ogni forma di aggregazione, al di là del virtuale, un progetto che ha l’incontro come caposaldo della propria essenza appare già rivoluzionario. Se poi questo contatto avviene nel centro economicamente frastornato della metropoli milanese allora la suggestione aumenta. In uno dei grattacieli che doveva rappresentare la virilità dell’economia lombarda, di fronte il palazzo di uno degli alberghi più lussuosi della città, con il Pirellone a fare ombra, il collettivo Macao, composto da lavoratori dell’arte ed esclusi dalla società (precari dal mondo dell’istruzione, dell’architettura, della grafica, della critica culturale, del giornalismo, e tanto altro), dopo essersi coordinato con le altre realtà speculari del sud Italia ( Teatro Valle Occupato di Roma, Sale Docks di Venezia, Teatro Coppola di Catania, Asilo della Creatività e della Conoscenza di Napoli, Teatro Garibaldi Aperto di Palermo) hanno trovato un posto adatto alle loro esigenze: Milano, Torre Galfa, trenta piani in zona Stazione Centrale tra via Fara e via Galvani, ex sede della Banca Popolare di Milano.

L’occupazione, avvenuta domenica scorsa, dello stabile abbandonato da quindici anni, ha reso possibile l’inizio di tutta una serie di operazioni utili a rendere lo spazio consono alle attività, pronte a dare sfogo alla creatività implosa in un settore lavorativo annichilito dall’ultima riforma. Per ora sono agibili solo i primi due piani, utilizzati per ospitare la sala dell’ufficio stampa, una sala ricreativa, uno spazio con palco per esibizioni musicali ed un’area dove poter dormire. La messa in sicurezza resta l’urgenza, ma c’è attenzione anche sulla cura dell’area verde circostante, studiata da esperti affinché possa presto germogliare. Tanti laboratori ed assemblee, per quello che vuole essere il palazzo della comunicazione, nel quale annullare la solitudine del profitto e sposare una politica di condivisione. In programma anche lezioni universitarie dei professori della NABA e del Politecnico, pronti ogni lunedì e martedì a portare le proprie lezioni nella Torre Galfa. Nessuno degli occupanti vuol sentir parlare di azione sindacale o politicamente impegnata, perché si sentono in un cantiere in costruzione, che non vuole essere rinchiuso in alcun cortile ideologico e che per ora guarda all’amministrazione comunale di Milano con speranza, senza però volerla includerla nei piani organizzativi, perché la Torre vuol essere lasciata fuori dalle istituzioni ed a disposizione solo della gente.

C’è da risolvere il rapporto con il gruppo Ligresti, che ha acquisito il sito e bonificato l’area dall’amianto, senza però mai far partire i lavori di ristrutturazione. Il curatore fallimentare per ora ha rapporti con i creditori, ma il gruppo Macao, forte di convinzioni dettate anche dalla figura di Ugo Mattei, studiano una ridefinizione di ciò che è legittimo in termini di bene comune. Per questo il collettivo di artisti chiede al sindaco Giuliano Pisapia di proteggere quest’occupazione facendo valere tutti i suoi poteri.

Il Macao sicuramente ricorda l’esperienza berlinese del Tacheles, divenuto faro per artisti di tutta Europa, che negli anni si sono ritrovati nella capitale tedesca per sperimentare le proprie performance nello storico edificio.

One Response to Italia, nel centro di Milano un grattacielo per i precari dell’arte

  1. nicola Rispondi

    11 maggio 2012 at 15:18

    Il Galfa è in ristrutturazione dal 2006. Prima era regolarmente utilizzato dalla BPM. (non è vero che è abbandonato da 15 anni)
    ciao
    nicola.

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