



Circa cinquecento persone hanno manifestato oggi contro l’ambasciata cinese a Manila, nelle Filippine. I dimostranti chiedono al governo di Pechino di ritirare le sue navi dalla secca di Scarborough nel Mar Meridionale Cinese.
Il governo di Manila ha inviato sul posto un centinaio di poliziotti a difesa della sede diplomatica cinese. L’organizzatore della protesta, Loida Nicholas Lewis ha dichiarato ai microfoni dell’agenzia di stampa francese, Afp, che “la nostra protesta è diretta contro le intollerabili azioni e posizioni del governo di Pechino che si comporta come un sovrano arrogante, anche a casa dei suoi vicini”.
E’ da più di un mese che i due paesi si trovano in un’impasse diplomatica sulla questione della sovranità sul Mar Meridionale Cinese. Oltre alle due isole maggiori di Paracel e Spratly, al centro della disputa vi sono decine di atolli, rocce e scogliere inabitate, tra le quali, appunto, la secca di Scarborough.
La Cina rivendica una gran parte del territorio in questione, un area che si allunga per centinaia di miglia a sud e a est dalla sua provincia più meridionale di Hainan. Il governo di Pechino sostiene che i suoi diritti sull’area derivino da più di duemila anni di storia, in cui gli arcipelaghi di Paracel e Spratly erano riconosciuti come parte integrante della nazione cinese.
Il governo di Manila, invece, sostiene che la Cina abbia rivendicato le isole solo dal 1940 e che queste ricadano, per prossimità geografica, nel territorio filippino. In effetti, l’arcipelago conteso dista poco meno di 160 chilometri dalla costa filippina, facendone quindi, secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sui Mari del 1982, parte integrante della sua zona economica esclusiva.
Motivo della tanta animosità sarebbero le grandi riserve di risorse naturali, tra cui gas e petrolio, presenti nella zona contesa. In realtà, sebbene vi siano state poche spedizioni esplorative la US Energy Information Administration, stima che i giacimenti di petrolio presenti nel sottosuolo dell’arcipelago possano arrivare a 213 miliardi di barili, pari cioè, a dieci volte quelli presenti nel territorio statunitense.
Cristian
13 maggio 2012 at 15:50
ammettendo che sicuramente si tratta solo del pretesto per impadronirsi di atolli per ricavarne gas e idrocarburi, e che quindi l’interesse sia solo attuale sulla cosa….
considerando che sono disabitati e nessuno se ne è approriato, se la Cina rivendica dal 1940 e la risoluzione è dell’82….