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Sudafrica, omicidio Terreblanche: condannato bracciante nero

22 maggio 2012versione stampabile

Il tribunale di Ventersdorp ha riconosciuto Chris Mahlangu colpevole dell’omicidio di Eugene Terreblanche, il leader suprematista del gruppo Afrikaner Weerstandsbeweging, Movimento di resistenza degli Afrikaner. Assolto l’altro imputato, Patrick Ndlovu, che all’epoca dei fatti aveva 15 anni. La sentenza è stata attesa per ore in un’atmosfera di grande tensione: il tribunale è stato circondato da un cordone di polizia per evitare che scoppiassero incidenti tra i sostenitori dei due imputati e i seguaci di Terreblanche, alcuni dei quali si sono presentati in uniformi paramilitari. La pena verrà comunicata il mese prossimo.

L’omicidio del leader suprematista, avvenuto nel 2010, aveva scosso l’opinione pubblica e riaperto la ferita, mai rimarginatasi, delle relazioni razziali tra la maggioranza nera e la minoranza bianca. Mahlagu e Ndlovu, braccianti nella fattoria di Terreblanche, lo uccisero di notte, a bastonate, sorprendendolo nel sonno dopo essersi introdotti nella sua casa. Nel corso del processo gli imputati hanno raccontato le vessazioni cui erano sottoposti i braccianti, lo sfruttamento salariale, il degrado in cui erano costretti a vivere. La corte ha dovuto rigettare il materiale investigativo raccolto su Ndlovu, in quanto la polizia non avebbe rispettato le legginsulla protezione dei minori nel seguire il caso. Il ragazzo, assolto dall’accusa di omicidio, in quanto il suo ruolo sarebbe stato irrilevante, è stato condannato per essere entrato in casa della vittima per rubare.

Il movimento di Terreblanche nei primi anni Novanta aveva condotto una forte campagna per opporsi alla fine dell’Apartheid. Lo stesso leader nel 2001 era stato condannato a tre anni di prigione per il tentato omicidio di un bracciante. A rendere la questione più spinosa però è anche l’alto numero di proprietari terrieri bianchi uccisi nel corso di attacchi e rapine: oltre tremila dal 1994 a oggi.

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