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De Gennaro assolto, la violenza alla Diaz e l’attualità di una battaglia tutta da combattere

28 maggio 2012versione stampabile

 


Sul Capo non ci sono prove. Gianni De Gennaro, che ha ottenuto la nuova promozione arrivando alla Presidenza del Consiglio come sottosegretario, esce indenne – per le carte – mentre il giudizio storico sui fatti di Genova G8, come spesso accade in queste inchieste, rimarrà su un binario molto diverso. Al di là delle responsabilità personali che avevano portato a una condanna e che la Cassazione ha eliminato, rimane il giudizio politico di cosa fu l’ordine pubblico sulla piazza genovese, trasformata in una cartina da operazioni militari, con tanto di Tuscania al seguito.
Insieme a De Gennaro esce dai processi, grazie alla Cassazione, anche Spartaco Mortola, oggi a capo della polizia ferroviaria di Torino. I giudici bacchettano i loro colleghi di merito parlando di palesi lacune ed errori di diritto.

C’è un riconoscimento anche da parte della Cassazione della macelleria messicana della Diaz, luglio 2001. «Inqualificabili violenze» sono state compiute «sugli occupanti» della scuola Diaz nel corso del G8 di Genova nel 2001. Nelle trentasei pagine di motivazione della sentenza mette il sigillo sulle molotov portate sul luogo del delitto, e poi rivendute alla stampa in un grottesco tentativo di far passare i dormienti della scuola Diaz come pericolosi Black bloc. «E’ ben presto emerso che nessuna bottiglia incendiaria è mai stata reperita e realmente sequestrata nei locali della scuola Pertini in possesso dei manifestanti ivi tratti in arresto». Era stato il falso ritrovamento delle due molotov a «legittimare» a posteriori l’arresto in flagranza delle 93 persone che dormivano alla Diaz.

Dall’11 al 15 giugno, la Cassazione si pronuncerà sui processi a carico dei poliziotti. Il processo di appello si è chiuso nel maggio 2010 con 25 condanne di colpevolezza che hanno colpito anche alcuni altissimi funzionari della polizia di Stato.

Sul procedimento e su tutta la vicenda giudiziaria aleggia sempre più insistente la prescrizione, che scatterà a settembre.

Al di là della denuncia, anche da noi più volte riportata e scritta, della carriera e degli onori tributati ai singoli di una catena di comando che si macchiò della gestione delle strade genovesi di allora, rimane un tema tutto politico. Un tema di riflessione e di coerenza che va al di là delle sentenze – importantissime – o delle commissioni di inchiesta parlamentari tanto sbandierate e promesse oppure osteggiate e vilipese. Quale fiducia siamo disposti, in un collettivo di singole individualità, ad accordare ai dirigenti che gestiscono e gestirono l’ordine pubblico, un servizio dovuto ai cittadini, il rispetto dei diritti individuali e collettivi, quale fiducia si può accordare alla politica del Palazzo, cieca in nome dello scambio e delle contropartite?

Gridare ‘vergogna’ non basta. È legittimo e doveroso, ma risponde a una esigenza primaria che reagisce alla denegata giustizia. Sta nelle pratiche – torna ancora l’individuale e il collettivo – che è necessario affermare le proprie ragioni. Undici anni dopo il tema della protesta, della libertà di espressione dei diritti dei cittadini è ancora lì. La Cassandra di Genova si è avverata e le mobilitazioni contro i detentori di politiche repressive e oppressive sono ostaggio ancora una volta della gestione militare delle polizie. A livello globale. La battaglia di civiltà è ancora in corso.

 

(p.s.)

E il furto del processo per l’omicidio di Carlo Giuliani  – procedimento archiviato il 5 maggio 2003 - non potrà mai sparire nel dimenticatoio.

 

 

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