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L’altra faccia della Calabria

12 giugno 2012versione stampabile

Christian Elia

In Italia ci sono storie che sono come la tela di Penelope. Storie che magistrati, giornalisti, associazioni e uomini e donne di buona volontà si occupano di tessere, mettendo assieme i pezzi ed evitando insabbiamenti, censure e negligenze, e che pezzi di questo Stato sono sempre pronti a distruggere, per spingere chi crede nella verità a cominciare di nuovo.

Quella delle navi dei veleni è una storia così. Un elenco di nomi, che ai più non dicono nulla. La motonave Nicos 1, la nave Mikigan, la Rigel, la Four Star 1, la motonave Anni, la Rosso, l’Alessandro I, la Marco Polo. Navi scomparse, nonostante, come fa notare l’autrice di L’altra faccia della Calabria, edizioni Quintadicopertina, Sara Dallabella, ci mettono un bel po’ ad affondare. Ma nessuna Capitaneria, se ne accorge, mentre i barchini dei migranti finiscono sempre nella rete.

Un e-book che parte da un reportage per un’inchiesta della televisione Current, ma che nell’esperienza di Dallabella diventa un viaggio nei misteri sommersi. Partendo da uno di questi: il 14 dicembre 1990, una nave si arena sulla spiaggia di Formiciche ad Amantea (CS). Il mare spinge la Jolly Rosso dell’armatore Ignazio Messina sulla spiaggia. Non doveva andare così. Ed ecco che inizia un balletto di spese folli e inchieste che hanno un denominatore comune: il carico di quella nave faceva paura a qualcuno e andava distrutto.

Un fitto intreccio, che collega l’ultima inchiesta di Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio in Somalia il 20 marzo 1994 con il cameraman Milan Hrovatin, che indagava proprio sul traffico internazionale di rifiuti nocivi dall’Italia. Al punto che in un Paese che si racconta normale, una copia del suo certificato di morte viene rinvenuta in una perquisizione a casa di Giorgio Comerio, imprenditore, noto per aver brevettato siluri con i quali spedire in fondo al mare quello che le aziende volevano far sparire per sempre.

Un Paese che si racconta normale è anche quello dove un Capitano di corvetta, Natale De Grazia, muore misteriosamente dopo una cena in viaggio verso la Spezia, il 13 dicembre 1995, dove si recava per indagare sull’affondamento della Rigel, a largo di Capo Spartivento, il 21 settembre del 1987. Un’inchiesta che non ha mai dato risposte, ma che ha portato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a insignire De Grazia – nel 2004 – della medaglia d’oro al valore. Un Paese che premia chi fa il suo dovere, ma non trova risposte per la sua morte o per l’inchiesta che conduceva.

L’e-book ci Dellabella è come un promemoria. Per indagare ancora su questa storia, sulla quale un pentito si è offerto di fare da guida rispetto alle navi affondate, ma dove molti si sono sentiti più turbati dall’eventuale calo del turismo che dalla possibilità di pesce e mare radioattivo. Un Paese che, come diceva Brecht, è davvero povero se ha bisogno di eroi, come Di Grazia e come Ilaria Alpi. Che non volevano essere eroi, ma solo fare il loro mestiere.

One Response to L’altra faccia della Calabria

  1. Ernesto Rispondi

    12 giugno 2012 at 18:01

    La cosa che più mi fa riflettere è che dopo la manifestazione di ottobre,cioè quella dei 25.000 ed oltre sostenitori” della verità” e della giustizia alcuni dei quali anche con gonfaloni dei Comuni che rappresentavano oggi non sono più “convinti” come lo erano allora.Forse manifestavano solo per apparire.Poveretti.!!!

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