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E il Mensile, il 25 luglio l’ultimo numero. Editoriale di Gianni Mura

23 luglio 2012versione stampabile

Il 25 luglio uscirà in edicola l’ultimo numero di E il Mensile. Questo l’editoriale di Gianni Mura che troverete in apertura del giornale.

E-il mensile interrompe le pubblicazioni. La notizia prima di tutto, m’hanno insegnato quand’ero agli inizi, e la notizia è questa. E questo è il mio ultimo editoriale da direttore.

Non facile da scrivere, ma mi tocca. Tra edicole e abbonamenti il giornale vende all’incirca ventimila copie. Non pochissime, secondo me, se teniamo conto della crisi. Molti hanno rinunciato al quotidiano e il taglio si ripercuote con maggior forza su settimanali e mensili. La crisi pesa anche sull’editore, cioè su Emergency. Che non è più disponibile ad accollarsi il passivo (non esorbitante) della gestione.

Non ci trovo nulla da eccepire: prima vengono gli ospedali, poi i giornali. E-il mensile è nato per trasmettere una cultura di pace e credo l’abbia fatto. Credo, ancora, che questo modo di fare giornalismo abbia un futuro, anche se si è scontrato con il presente. Me lo fanno pensare i tanti messaggi di colleghi d’altre testate (“bravi, finalmente qualcosa di nuovo”), ma soprattutto i messaggi delle lettrici, dei lettori, di voi che state leggendo queste pagine e che ci avete dato attenzione, fiducia, calore.

Grazie a tutti, è stato bello finché è durato, come si usa dire. Molti dei messaggi elogiativi non li abbiamo pubblicati, per modestia. Uno sì, di una lettrice che ci ha definito “un manuale di umanità”: ecco, un pezzettino di quello che considero una medaglia me lo porto via. Il resto lo condivido con una redazione altrettanto ricca di umanità, di progetti, di speranze, forse di utopie, ma è stato bello condividere anche quelle. Bello e utile, nelle dichiarazioni d’intenti, doveva essere questo giornale e credo lo sia stato. Utile perché ha raccontato storie vere, della vita di tutti, e pezzi di mondo. Bello per il respiro dato ai testi, alle illustrazioni, alle fotografie.

Dopo la redazione, i ringraziamenti continuano: a tutto il gruppo di E, dalla segreteria ai grafici ai collaboratori esterni. Per me è stato un piacere, e un arricchimento, lavorare con loro.

Infine, grazie a Emergency che mi ha offerto questa possibilità.

Era un’avventura, è durata meno del previsto, ma grazie ugualmente.

 

Gianni Mura

152 Responses to E il Mensile, il 25 luglio l’ultimo numero. Editoriale di Gianni Mura

  1. michele Rispondi

    16 luglio 2012 at 18:06

    Comprerò il numero di luglio come sempre dal mio edicolante e questa volta anziché commentare il numero precedente o la copertina del numero in corso ci fermeremo a commentare perché …

    Inutile dire che cinserveró tutti i numeri come testimonianza di un bel modo di fare giornalismo

    Michele D’Anna

    • Riccardo Pilato Rispondi

      28 agosto 2012 at 05:49

      E’ forse troppo affermare che, per chi crede in determinati valori, la mancanza di un giornale come E il mensile rappresenta un ulteriore motivo di depressione? Inoltre questa sciagura dimostra che in Italia, se l’ editoria non ha alle spalle un ” padrone ” molto facoltoso, non può avere futuro. E questa la chiamano libertà!
      “…prima vengono gli ospedali, poi i giornali…”, questa frase che dal punto di vista della concretezza più schietta può apparire più che giusta,non tiene però conto del fatto che sono i giornali che, veicolando le idee ed i valori, fanno crescere gli ospedali. Ed Emergency è quella che è, cioè stimata e rispettata in tutto il mondo, non solo perchè offre assistenza e cura tutti “senza differenze di carta di credito”, ma perchè si batte strenuamente contro le cause che hanno portato quei feriti, quei malati ad avere bisogno dell’ assistenza dei suoi medici. Sinceramente non so se qualcosa si potrà fare per ridare al popolo della solidarietà uno strumento simile ad E, che ci aiutava piacendoci tanto, ma sono certo che si dovrà fare se non vogliamo correre il rischio di perdere quel capitale umano che, nonostante tutto, nonostante la politica, nonostante l’ antipolitica, nonostante i venti di razzismo e di qualunquismo che soffiano dalle nostre parti, nonostante tutto è ancora vivo e vegeto in Italia. Auguri a tutti noi!

  2. Giovanni Paci Rispondi

    16 luglio 2012 at 18:19

    “Non ci trovo nulla da eccepire: prima vengono gli ospedali, poi i giornali”. Il problema è che se non si fa controinformazione e controcultura ci saranno sempre più ospedali da costruire in giro per il mondo. Peccato, mi spiace molto. Avete fatto un grande lavoro.

    • Fabio Rispondi

      25 luglio 2012 at 18:36

      Commento perfetto Giovanni, non avrei saputo dirlo meglio!!!
      Mi dispiace molto, spero di potervi rileggere prima o poi.

    • Ettore Rispondi

      30 luglio 2012 at 14:09

      Quoto integralmente il bravo Giovanni. con lo stesso rammarico, l’identico dispiacere. Aggiungo solo: “Potreste ripensarci, per favore? Anche non subito, so attendere qualche minuto!”

    • Fabrizio Rispondi

      5 agosto 2012 at 19:44

      Condivido !! non ci sono parole migliori. Bravo Giovanni. Quante belle storie e che informazioni. Grazie per tutto il lavoro ottimamente svolto.

  3. mirella russo Rispondi

    16 luglio 2012 at 18:38

    Con la chiusura di questa rivista il mondo della cultura e dell’informazione perde ancora qualcosa in un momento come questo nel quale la cultura e l’informazione forse saranno i nostri unici mezzi di salvezza.
    Leggerò l’ultimo numero con la speranza che un giorno riusciremo a non chiudere oltre che le porte di un ospedale anche quello di un giornale e con la consapevolezza che questa splendida rivista piena di articoli interessanti e di molti punti di vista mi mancherà.
    grazie
    mirella

  4. Marco Lapiccirella Rispondi

    16 luglio 2012 at 18:39

    Gentile Gianni,

    sentirò tanto la vostra mancanza, mi dispiace che questa esperienza sia durata cosi poco.

    A parte ogni altra bella considerazione già non leggere di spread e ‘mercati’ mi sembrava un bel passo avanti, e mi fa rabbia che questo giornale, come tante altre cose, sia vittima del clima generale in cui tutto è rinunciabile, sull’altare della crisi.

    Continuo a pensare che la cultura, in senso molto ampio, sia un diritto fondamentale, ma queste, come dice lei, sono altre considerazioni.

    Immagino sia già stato pensato e tentato di tutto, ma qualche forma di sottoscrizione stile manifesto degli ultimi 20 anni?
    Io sono convinto che buona parte dei 20mila avrebbero aderito

    In bocca al lupo per tutto e spero che prima o poi possiate riprendere, noi (io e gli altri ventimila) ci saremo.

    • loredana Rispondi

      29 agosto 2012 at 19:45

      IL GIORNALE CHIUDE… MA NOI ASSIDUI LETTORI DELLE VOSTRE ESPERIENZE ABBIAMO IL COMPITO DI MANDARE AVANTI LE VOSTRE PAROLE. IO RILEGGERO’ I MIEI 12 e.il mensile E RACCONTERO’…. FARO’ CONOSCERE IL VOSTRO MONDO, CHE POI E’ IL NOSTRO MONDO , SOLO CHE E’ DIFFICILE DA ACCETTARE. LORY STORI

  5. Iaia Deambrogi Rispondi

    16 luglio 2012 at 18:54

    Io ho da eccepire. Ci vogliono ospedali e giornali. Ci sono tante forme di assistenza e quando le si mette in opera si ha una dovere, quello di farsene carico per far crescere, affrontando le difficoltà.
    Ogni volta che leggo di testate chiudono per scelte ineccepibili, so che non è così. Le scelte non sono mai ineccepibili. Soprattutto se prima ci sono gli ospedali.
    Allora perché iniziare?
    Non si conosceva il rischio?
    No. Giornali e ospedali contano e costano.
    Dove si racconteranno certe storie? A chi?
    È lo stesso che chiedersi dove si cureranno e chi lo farà?
    Perché raccontare, perché curare?
    Perché non tutti e due.
    Iaia Deambrogi, che una volta ha scritto per E-Il Mensile e ha deciso di non chiedere nulla. Neanche danaro.

    • Tullio Florio Rispondi

      17 luglio 2012 at 10:01

      Vi ho sempre seguito dai tempi di Peacereporter perchè mi è sempre piaciuto come avete raccontato la realtà delle cose. Non è stato solo il diffondere una cultura di pace, ma il cercare di far scattare quel “clic” in chi leggeva per far si che proseguisse e capisse che”un altro mondo è possibile” non è uno slogan, ma qualcosa che parte da te. Da tempo deluso da altre riviste di “controinformazione”, ho acquistato con fiducia il primo numero, come ho continuato a comprare tutti gli altri, sapendo che non avreste tradito la linea editoriale che avevate scelto. Ho avuto modo di constatare di persona la disponibilità dei vostri giornalisti, subito pronti a dar voce alle istanze dimenticate. Il 25 luglio sarò in edicola a comprare l’ultimo numero della rivista sapendo con dolore che, una volta finita di leggerla, quel momento di gioia di sapere che c’è chi scrive con ferma decisione non ci sarà più il mese dopo. Un abbraccio di pace e resistenza.

    • simona Rispondi

      26 luglio 2012 at 17:58

      Signora Iaia, posso chiederle per quale motivo ha collaborato con il giornale senza farsi remunerare?
      Simona

  6. Pier Paolo Putzu Rispondi

    16 luglio 2012 at 19:01

    La storia si ripete.Era dai tempi di “Avvenimenti” che non leggevo più notizie (o storie? fà lo stesso) con entusiasmo, aspettando prima l’uscita in edicola e poi l’invio a casa della rivista.Punti di vista “diversi” articoli fatti non di parole ma di immagini,valga per tutti “il divano rosso”.Mi dispiace tantissimo, avrei voluto leggere il Tuo articolo sulla liberazione di Rossella Urru, il cazzeggio del Vizionario a tanto altro ancora.Se c’è una minima possibilità di salvare la rivista sappiate che siamo in tanti a poter (volere) dare una mano.Grazie a tutti Voi e in bocca al lupo!

  7. Riccardo "Rattobondo" Saponi Rispondi

    16 luglio 2012 at 19:55

    Possibile che davvero non si riesca a far nulla?
    Una campagna attraverso i Social, attraverso i siti amici ( se interessa penso che gli amici della Casa del Vento, i Modena City Ramblers, Guido Foddis, Daniele Contardo e tanti altri penso potrebbero aiutarvi in qualche maniera. Sono tanti che vi seguono, perchè chiudere così..senza lottare (ovvio che noi non ne possiamo sapere niente delle lotte che finora avete affrontato contro un mercato soffocante..però la notizia è davvero inaspettata).
    Fateci sapere davvero se riusciamo a contribuire in qualche modo!

  8. Carla Rispondi

    16 luglio 2012 at 20:17

    No, non è possibile. Amo il vostro mensile. Mi mancherete da morire. Perchè le storie, come le scrivete voi, non le racconta nessuno. Ed ora, chi raccoglierà i racconti, chi pubblicherà le foto? Cosa possiamo fare, noi per evitare la chiusura del più bel mensile che sia mai stato scritto?

  9. marco Colturi Rispondi

    16 luglio 2012 at 20:19

    Peccato, peccato davvero. E’ stato bello leggere articoli “veri”, storie e testimonianze che hanno fatto riflettere penso tutti i lettori. Mi sembra la storia di Radio Freccia e come le radio libere doveva finire. Peccato sia finita così presto…
    Sono comunque felice e orgoglioso di avere fatto parte dei “ventimila”, troppo pochi ….
    Un saluto, un ringraziamento e un arrivederci a Gianni Mura (grande) e tutti i collaboratori.
    Marco

  10. Claudio Magri Rispondi

    16 luglio 2012 at 21:21

    Concordo con Giovanni Paci e Iaia Deambrogi.
    Da vecchio sostenitore di Emergency e recente innamorato di E il Mensile, non capisco. E disapprovo questa scelta.
    Gli editori “duri e puri” possono prendere queste decisioni, e basarle su considerazioni amministrative e di bilancio.
    Il fatto che le prenda Emergency mi delude. Moltissimo. E’ una scelta di retroguardia, incomprensibile in tempi come questi, nei quali il liberismo guerrafondaio ha ottima stampa.
    Peccato per tutta la squadra che ha scritto, fotografato e “cucinato” E il Mensile, e peccato per noi ventimila. Sono MOLTO deluso.

    • Teresa Rispondi

      17 luglio 2012 at 12:53

      D’accordissimo anche io con voi….e anche Emergency si piega al sistema.
      Cultura di pace e sensibilizzazione ……questo parte dalla formazione,dai giornali….chiudere poichè non gli si da la stessa importanza di un progetto”Ospedale”??????Io da lettrice sono arrabbiata e tempo che come me moltissime persone.Che delusione

  11. michele Rispondi

    16 luglio 2012 at 21:25

    In questo momento mi sento veramente triste.
    Sappiate che mancherete a tanti e che tanti sarebbero disposti ad aiutarVi.

    Grazie Di Tutto

  12. lucio Rispondi

    16 luglio 2012 at 21:30

    Sono un abbonato ad E (cartaceo ed online); sono disposto a pagare anche 2, 3 magari 5 volte l’ abbonamento perchè si continui!

  13. paolo fontanelli Rispondi

    16 luglio 2012 at 21:36

    PECCATO!
    Ancora un’altro progetto che rimpiangeremo, ancora una volta perdiamo una fonte di notizie, informazioni, idee.
    Saremo meno informati, meno liberi.
    Peccato!

  14. Stefania Rispondi

    16 luglio 2012 at 22:23

    Tutta la mia solidarietà e comprensione, ottime lavoro, da ottime teste. Il mio augurio e preghierà più grande, affinché la tenacia, l’ironia, il compromesso sociale e la trasparenza che vi caratterizzano di diffondano lo stesso.
    Innegabile amarezza. Grazie per il lavoro svolto e in continuo svolgimento. Non siete soli.

  15. Melly Rispondi

    16 luglio 2012 at 23:11

    E’ davvero una bruttissima notizia. Ho letto ogni singolo numero, li ho conservati tutti gelosamente, il giornale migliore da anni. Grafica, foto, contenuti. Se servisse sarei disposta a pagare 50 euro il prossimo numero.

  16. Nicolo Rispondi

    16 luglio 2012 at 23:57

    Chiudete….e l’italia diventa sempre piu’ brutta e invivibile.

    vivo in Germania da 3 anni e sempre, tutte le volte che amici o parenti sono venuti a farmi visita, ho sempre chiesto, oltre all’olio e al caffe, di portarmi il vostro giornale (prima peacereporter, poi E) che mio padre mi conserva mese per mese.

    Mi arrivavano a pacchi da 3 o 4 e per due settimane mi rivivevo con tutta l’intensita’ possibile tutto cio’ che dell’italia mi manca di piu’: uomini e donne con mondi di idee belle e affascinanti in testa che attraverso parole e immagini a questi mondi riuscivano a dare vita. Perche’ un mondo di idee inizia a vivere se viene condiviso.

    Ecco, tutte le volte che sfogliavo e leggevo E un mondo migliore diventava un po’ piu’ possibile.

  17. Rokko Rispondi

    17 luglio 2012 at 03:01

    Dai che cerceremo di sostenervi ancora di piu!
    Riaprite! Inondiamo Emergency di email!!

  18. angela Rispondi

    17 luglio 2012 at 08:18

    non mollate….Vi prego..

  19. giacomo Rispondi

    17 luglio 2012 at 08:26

    Ma che modi sono? All’improvviso, senza dire niente chiudete??? tanti lettori come me sarebbero stati disposti a sostenere E in questo momento.. invece avete deciso di chiudere così, decisione già presa, non negoziabile.. non riesco più a leggere dalla tristezza. un abbraccio.

    • alba Rispondi

      17 luglio 2012 at 09:43

      sono i modi di gino strada, temo

    • Teresa Rispondi

      17 luglio 2012 at 12:58

      infatti mancano le parole….

    • Matteo Rispondi

      11 agosto 2012 at 10:26

      Si, la comunicazione decisiva, lapidaria, senza preavviso è quello che mi mette più tristezza. Grandissimo lavoro di tutti voi. Anche io disposto a qualcosa in più. Ma forse è tardi. È tardi?
      Se la decisione è definitiva… spero almeno di tornare a leggervi… tra un po’. E intanto l’Italia va. Buon viaggio a Emergency.

  20. elena Rispondi

    17 luglio 2012 at 09:18

    Grazie al grande Gianni Mura! con profonda delusione e amarezza apprendo questa notizia.Certo che per chi come Emergency e quindi
    Gino Strada si occupano di ospedali e fanno dell’altruismo la loro
    bandiera diventa difficile far digerire questa notizia in nome della crisi.Questa di e-il mensile è stata una scelta basata solo su bilanci e soldi da spendere,per nulla credo alla crisi.E poi mi chiedo non sarebbe stato meglio una stanza di ospedale in meno pur di far vivere un giornale libero,vero come pochi oggi ce ne sono?
    Questo bavaglio messo sulla bocca di tanti bravi redattori (oggi lavoratori disoccupati) si ripercuoterà inevitabilmente sulla credibilità dell’editore che come tanti uomini di potere si nascondono dietro il muro della crisi per stritolare e ANNULLARE
    le poche cose vere che esistono.

    • Teresa Rispondi

      26 luglio 2012 at 17:04

      esatto!!!!

  21. antonia romano Rispondi

    17 luglio 2012 at 09:39

    Mi dispiace,erano letture di qualità, le poche in edicola. Continuate on line, almeno questo!

  22. Maria Rispondi

    17 luglio 2012 at 09:42

    No !! questa è una notizia terribile …. no, no, non può finire così, siete una fonte troppo profonda e importante di notizie e riflessioni… COSA POSSIAMO FARE AFFINCHE’ QUESTO NON ACCADA ? ?

  23. Federico Rispondi

    17 luglio 2012 at 10:06

    Davvero un peccato, perché rispetto al primo numero la qualità era in continua crescita. Di mese in mese l’esperienza della lettura si faceva sempre più interessante. Avete evidenziato una lacuna nel modo di fare informazione in questo Paese, colmandola, finché è stato possibile.

  24. Daniela Rispondi

    17 luglio 2012 at 10:23

    Tanta amarezza e rabbia nel vedere andar via una cosa bella utile e fatta da persone preparate e che ci hanno sempre creduto.
    Grazie davvero per lo splendido lavoro fatto fino ad oggi! ci mancherete troppo!

  25. Simone Magnani Rispondi

    17 luglio 2012 at 10:29

    Giusta e coraggiosa la scelta di chiudere.
    Se la rivista riesce a stare in piedi sa sola aiuta Emergency (diffondendo l’idea di pace che è negli obiettivi della associazione).
    Se genera un passivo cronico, va a detrimento delle attività chiave della associazione.

    • Teresa Rispondi

      17 luglio 2012 at 13:00

      Diciamo che molti come me, conoscevano e supportavano Emergency grazie anche a questa rivista.Ai miei studenti parlavo di “cultura di pace”,la sensibilizzazione su alcune tematiche è fondamentale…per cui qui da eccepire c’è tutto.

  26. renato menegat Rispondi

    17 luglio 2012 at 10:54

    peccato, sì. ma una pagina online non si può tenere? E perchè non lasciarla aperta a noi fruitori? Se il giornale non vende è solo colpa di chi non lo compra? Ma chi ha interessi e disponibilità potrebbe aiutare con delle sottoscrizioni. i comuni, gli esponenti politici,gli artisti… voglio dire, il manifesto lancia ogni tot anni delle richieste spesso onerose, però ce la fa! ho intravisto un giudizio su gino strada e credo che non sia errato, ma da ciò a chiudere tutto ce ne passa! lasciate la pagina aperta, che so, per un certo periodo. qualcuno ci scriverà dentro qualcosa, fossero anche soltanto notiziole… poi qualcuno saprà sistemarle e renderle leggibili, anche se non vengono da TuttoIlMondo, ce ne abbiamo anche qui di “aberrazioni” da denunciare. ringrazio gianni mura per la concisione… ma è evidente che aveva fretta di andare in vacanza…

    • Filippo Decorso Rispondi

      29 luglio 2012 at 17:26

      La concisione di Gianni Mura ovvero fretta di andare in vacanza?
      Evidentemente non conosce Gianni Mura, che peraltro conciso lo è sempre stato.
      Cerchi invece di immaginare, nella fattispecie, il tumulto interiore che Mura ha celato sotto la sua “concisione”!
      Cordialmente.

  27. Simone Rispondi

    17 luglio 2012 at 11:46

    Tanta rabbia, soffocata dal non poter fare niente. La nobile missione del vostro fare giornalismo non si fermava al vostro incredibile lavoro, ma proseguiva quando, camminando per strada col giornale sotto braccio, il lettore metteva in bella mostra la copertina del giornale o ne parlava ad alta voce in metropolitana, con parenti ed amici, oppure inoltrava un vostro link ai colleghi di lavoro, etc… Orgoglioso di voi!! Pubblicità fondamentale perchè è basilare portare l’attenzione, di ogni singola persona, sui temi che vengono tenuti nascosti alla maggior parte. Il vostro giornale è (era,..ahimè) l’ospedale dell’informazione e delle coscienze di ognuno di noi, per questo motivo DOVEVA continuare ad esistere. Ogni vostro articolo disarmava una mina antiuomo o affondava una portaerei, era un ferito od un soppruso in meno, era una piccola ma enorme vittoria!
    Ora, rimane tanta amarezza e la speranza che possiate continuare, sotto altre forme, il lavoro che oggi si interrompe.
    Grazie di cuore.

  28. Adalia Rispondi

    17 luglio 2012 at 13:19

    La chiusura di E è stata l’ennesima sciabolata in questi tempi bui in cui nessuno sa che fine faremo. Non ripeto quanto già detto da chi mi ha preceduta sulla qualità rara della rivista e dei suoi contenuti. Emergency è per me un faro nella notte, e continuerà ad esserlo anche dopo la chiusura della rivista, ma la rivista è stata per me forse l’unica luce di speranza che qualcosa nelle nostre teste potesse davvero cambiare. Non mi resta che sperare di riuscire, io e gli altri 20mila, a vedere più chiaro intorno a me grazie al vostro esempio anche senza avere il piacere e la consolazione di leggervi. Voglio però fare un ultimo tentativo di riscossa: avete pensato a mantenere in vita la rivista in formato soltanto elettronico? I costi non sarebbero nettamente inferiori, e quindi sostenibili? Non riuscireste a confezionare la rivista anche per il kindle di Amazon o l’iPad? Mi piace pensare che prenderete almeno in considerazione questa possibilità.

  29. roberto simone Rispondi

    17 luglio 2012 at 13:32

    Mi spiace moltissimo. Finalmente avevo trovato un giornale fatto di “storie” dietro cui si intravvedevano le persone: quelle a cui le storie appartenevano, quelle che le raccontavano, quelle che ci si riconoscevano, quelle che le leggevano semplicemente perché di storie così non volevano più leggerne…
    Se decideste di lanciare una campagna di sottoscrizione sappiate che io ci sarò.

  30. Francesca Zanni Rispondi

    17 luglio 2012 at 13:55

    Sono sconvolta dalla notizia. Ho vent’anni, ed è da quando ne ho quindici che non riuscivo a leggere che tre riviste, da quanto si è impoverito il contenuto delle altre, e una era la vostra.
    Sicuramente era quella a cui tenevo di più:E ispirava umanità.
    E non solo, ha ispirato alcune scelte fondamentali sul mio futuro, mi ha dato nuove idee, e teneva vivi degli ideali a cui oggi è difficile credere, guardando a cosa ci succede intorno.
    Li teneva vivi perché testimoniava che esistono ancora persone che credono a quegli stessi ideali, che anche se lontane, o sconosciute, queste persone esistono e non dobbiamo perdere la speranza di incontrarle e di diffondere questi ideali di umanità anche a tutti gli altri.
    Invece adesso voi avete chiuso, e credere a questo sarà molto più difficile.
    Vorrà dire che quando sarò in dubbio riaprirò qualche vecchio numero di E, per toccare con mano ancora una volta che in fondo, forse, “c’è speranza”.
    Mi dispiace davvero molto, grazie per tutto quello (tanto) che mi avete dato.

  31. Giancarlo Rispondi

    17 luglio 2012 at 14:12

    Sovente in questo Paese si è, oramai, soliti assistere al predominio di quelle che sono le sempre più vigenti, razionali ed enumerate logiche aziendali che in nome del Dio Profitto sovrastano, fino al punto di annullarle alla sua intima essenza, quelle che sono le libere e costruttive manifestazioni giornalistiche che, come nel caso di E-Il Mensile, sono culminate in un prodotto di indiscutibile ed assoluta Eccellenza nel campo dell’informazione stampata e via Internet.
    La chiusura di E, mortifica, INGIUSTAMENTE, la fervida passione dei tanti giornalisti che a questo prodotto hanno speso tempo ed enormi risorse umane ed al cui lavoro oggi viene preferita la logica del passivo di bilancio. E che dire di Noi, migliaia di lettori incantati prima dalla straordinaria ed innovativa qualità di un prodotto finalmente apprezzabile a 360 ° e disillusi e delusi, ora, dall’altrettanto veloce e, seriamente, immotivata chiusura dello stesso.
    Anche Io, nel mio piccolo, voglio esprimere un Grazie, sincero e sentito, a tutti quei lodevoli Professionisti che hanno reso E-il Mensile “un giornale dalle 3 A”: Autorevole, Apprezzato e soprattutto Amato e che forti della sapiente ed autorevole direzione di un importantissima firma del GIORNALISMO italiano, rispondente al nome di Gianni Mura, hanno saputo in questi pochi ma straordinari mesi di lavoro rendere informati noi lettori, attraverso il loro preziosissimo operato, delle piccole e delle grandi vicende che hanno scandito la vita sociale e politica nazionale ed internazionale di quest’ultimo periodo.
    Cari Ragazzi di E- il Mensile, il vostro lavoro non è vano ma, al contrario, apre la strada ad un nuovo modo di fare informazione sicuramente meno spettacolarizzata, di quella alla quale oggi giorno si assiste specie in televisione, ma certamente altrettanto se non più ricca di spunti di riflessione e di crescita culturale ed umana per tutti quegli appassionati fruitori del vostro servizio che, come Chi scrive, hanno avuto il piacere di leggere e cogliere quella parte di realta’ del Mondo che Voi tutti sapientemente ed appassionatamente Ci avete saputo raccontare ovvero per usare un termine a voi caro.. fatti dei quali CI AVETE SAPUTO INFORMARE.
    Grazie, Grazie ed ancora Grazie.
    CON PROFONDA STIMA E GRATITUDINE
    Giancarlo (UNO DEI TANTI VOSTRI INNUMEREVOLI ED ENTUSIASTI LETTORI di E-il Mensile)

  32. Lory Rispondi

    17 luglio 2012 at 14:14

    No, per favore. E’ l’unico giornale italiano che leggo, sempre. Vivo fuori dall’Italia, cosi’é mio suocero che lo compra per me e lo tiene da parte per quando torno. E’ davvero uno strumento di informazione e formazione necessario.

  33. Mariangela Rispondi

    17 luglio 2012 at 15:03

    mi chiedo come farò…è davvero un brutta notizia.Vi seguo fin di tempi di Peacereporter,sfogliare la vostra rivista era come respirare aria pulita, sapeva di pace, e resistenza …sarò un pò più sola , spero possiate continuare almeno on line .
    vi ringrazio infinitamente per tutto.
    Mariangela

  34. Armando Pitocco Rispondi

    17 luglio 2012 at 15:10

    Leggo Peacereporter da quando stavo alle medie (era appena nato!). L’ho diffuso al liceo, alle manifestazioni, molti dei miei amici li ho conosciuti cercando di “rifilargli” una copia del mensile. Per me Peacereporter, e poi E-il mensile, non è un giornale a cui sono affezionato, ma è come carne del mio corpo: ora mi sento mutilato.

    Però ai lettori che alla tristezza osano aggiungere “delusione”: non esageriamo e analizziamo la realtà!
    Il giornale ha sempre stentato ad affrontare i costi, che pesavano su Emergency ong per almeno 600mila € annui (bilancio-> http://www.emergency.it/bilancio-2010.html). Troppi per un’associazione che ha come uniche entrate le donazioni (80% da privati se non sbaglio). Non è una novità che in Italia i giornali senza ricchi padroni e finanziatori non sopravvivono, soprattutto dopo i tagli all’editoria di Tremonti e Monti. Fino ad ora, per esempio, hanno chiuso Carta, Terra, Liberazione, un’infinità di periodici e Il Manifesto è in liquidazione coatta (guarda caso quasi tutte cooperative, quindi povere e senza padroni, cioè scomode).

    La cooperativa Dieci Dicembre (cioè Peacereporter e E-il mensile) ha fatto sforzi disumani, e hanno anche provato quest’ultima grande scommessa: un mensile in edicola, non più solo alla feltrinelli o online, bello da leggere, più “semplice”, meno da addetto ai lavori. Rinunciando, in favore del più “leggibile e popolare” E-il mensile, anche ad una certa autorevolezza acquisita in anni di lavoro: peacereporter era il giornale più approfondito su qualsiasi fatto estero dal “terzo mondo” e non. Rivolta in Birmania, massacri dei Tamil in Sri Lanka, Somalia, Kurdistan, Colombia, Abu Sayyab in Filippine, cotone in Uzbekistan, delta del Niger e chiaramente Afghanistan, Iraq, Cina e strage di migranti nel mediterraneo (con gli articoli di Gabriele Del Grande). C’era IL MONDO dentro, e non esisteva altro luogo in italiano dove poter leggere di queste cose.

    Ciò non è bastato: peacereporter non era letto perché troppo “specialistico” (mah), E-il mensile pur più accessibile pare che costi troppo (al lettore e all’editore), e uguale in troppo pochi lo leggono. Viene da pensare che non è più solo un problema di soldi, ma che in Italia siano diventati troppo pochi quelli con un minimo di interesse al mondo. Siamo in un contesto di sfacelo culturale, e la piccola diga di Emergency non ce la fa a reggere.

    Forse ai meno inforti è come un fulmine a ciel sereno, ma i volontari di Emergency e chi parlava con loro sapevano: i 30 mln di € annui di Emergency sono in calo, l’anno scorso abbiamo anche speso più del previsto. Gli stipendi del personale all’estero ed in Italia è stato ridotto. Ed E-il mensile ha pagato molto: da 600mila € di finanziamento è passato a soli 100mila€. E fin da subito si disse: entro un anno il mensile deve essere indipendente o si chiude.

    • livia Rispondi

      8 agosto 2012 at 23:46

      In effetti io leggevo Peace reporter proprio perché era specializzato e non mi sono abbonata a E perché, con tutta la stima per Emergency, lo trovavo meno interessante.

  35. franco Rispondi

    17 luglio 2012 at 15:11

    Peccato, e’ stato veramente un piacere poterVi leggere in questo tempo.
    Mi avete regalato il gusto della lettura di cronaca,dossier e storie forse minime, ma raccontate con l’occhio di chi le ha capite e vissute.
    Quando tornerete, spero presto, saro’ di nuovo un vostro accanito lettore.

    Grazie,
    franco – Genova

  36. Armando Pitocco Rispondi

    17 luglio 2012 at 15:32

    Però io propongo al giornale e ai lettori DI RIPARTIRE:

    1) Dal web: è difficile leggerlo sul bus e diffonderlo per strada, ma COSTA MOLTO MENO. Si potrebbe creare allora un nuovo tipo di giornale “interattivo”, non più solo testo e immagini, ma anche video e suoni. Le capacità non mancano, la redazione negli anni ha fatto molti “web-documentari” bellissimi. 1€ per l’acquirente, 0 € per stampe e diffusione. In più avrebbe il “richiamo” del nuovo.

    2) Dagli abbonamenti “anticipati”: seguendo la via del Fatto Quotidiano: prima di iniziare si costruì una robusta ossatura di abbonati online, PRIMA che venisse pubblicata la prima copia! Quanti dei ventimila lettori sarebbero disposti a fare un abbonamento per promuovere la rinascita? CONTIAMOCI!

    3) Trovando nuovi lettori: per l’indipendenza del giornale si parlava di 30mila lettori, si tratterrebbe di aumentare del 50% i lettori. Organizziamo circoli di lettori appassionati, che organizzino eventi di sostegno al giornale. Festa del mensile per raccogliere fondi, gruppi organizzati per diffondere nelle manifestazioni. Giri per le scuole e le associazioni culturali.
    Se il giornale fosse solo online si potrebbe dare alle manifestazioni un “coupon” omaggio col password per un singolo accesso gratuito al giornale.
    Emergency ha già 4000 volontari, non tutti vogliono impegnarsi per un progetto considerato “collaterale” come il giornale, ma in molti già avevamo cominciato a organizzare la diffusione.

    4) Traducendo: troviamo nuovi lettori all’estero traducendo il giornale. Essendo online potrebbe diffondersi ovunque. Troviamo volontari traduttori se mancano i soldi!

    5) Per chi non ha il computer: si potrebbe continuare a fare una versione stampata solo su abbonamento, di modo da ridurre gli sprechi ma avere comunque la carta tra le mani (web volat, scripta manent!)

    SI PUÒ FARE!

    • silvia Rispondi

      19 luglio 2012 at 11:06

      Conconrdo con Armando! Proviamoci!Silvia

    • Giuliano Rispondi

      19 luglio 2012 at 23:21

      Sono tra quelli a cui Armando ha rifilato (materialmente, anche contro la mia volontà) le copie di Peacereporter prima e di E il mensile poi. Escludendo Internazionale, che però fa caso a sè, ritengo che questa rivista sia sempre riuscita a non cadere nel vizio italico dell’informazione di guardarsi l’ombelico, anche dopo la trasformazione in E con lo scopo di avvicinarsi più al lettore (sarebbe meglio chiamarlo sfogliatore) medio.
      Non voglio e non mi sento di criticare la scelta di Emergency, immagino sia stata soffertissima e, voglio crederlo, discussa tra la redazione, l’editore e i collaboratori. La mia piccola esperienza di redattore del giornale di scuola mi ha insegnato che non sempre è possibile far fronte alle difficoltà, economiche prima di tutto, ma che è nelle ristrettezze che spesso si trovano le soluzioni più originali.
      Zuccotti Park docet, per prendere una delle tante storie che avete raccontato, che, nonostante tutto continua a proliferare e a ramificarsi in variegate iniziative tutte raccolte sotto la piattaforma di “Occupy”, colla quale, a mio parere, E/Peacereporter ha molto in comune, per la capacità di raccogliere e dare visibilità ai racconti più vari nel costante sforzo di costruzione di una cultura di pace e alternativa.
      Preferisco perciò limitarmi a sottoscrivere le proposte che stanno sorgendo su questa bacheca e ad aggiungerne una mia, ossia di mantenere il formato digitale ed uscire solo ogni tanto su carta, oppure di divenire bimensile, trimensile, ecc… mantenendo e magari aumentando il numero di pagine.
      Tutto per poter acquistare anche il numero di settembre!

  37. Francesca Zanni Rispondi

    17 luglio 2012 at 15:56

    Concordo con Armando!
    Sei un volontario di Emergency o ho capito male? Io non sono volontaria, anche se pensavo di inziare il prossimo anno accademico, quindi a ottobre: se c’è qualcosa che si può fare per salvare questa rivista mi ci metto assolutamente!

    • Armando Pitocco Rispondi

      18 luglio 2012 at 12:19

      Sì Francesca, sono un volontario di Roma. Ho scritto anche alla segreteria, speriamo che leggano! Inviamo una mail, chi se la sete di spronare il rilancio della rivista: segreteria@e-ilmensile.it, non so a quali altri indirizzi inviare… forse anche cuore@e-ilmensile.it?

  38. Gioele Re Rispondi

    17 luglio 2012 at 16:07

    DELUSIONE TOTALE! Sopratutto dopo aver appena rinnovato il mensile………

  39. Nicolo Rispondi

    17 luglio 2012 at 17:28

    grandissima proposta di Armando.

    Io studio in Germania, e ci starei a tradurre articoli in tedesco da volontario.

    un giornale del genere e storie cosi’ pure non le ho ancora lette in germania.

  40. rosanna Rispondi

    17 luglio 2012 at 20:16

    CONTINUATE!!!!
    Aprite una campagna di donazioni e lanciate la rivista fuori dal “cappello” di Emergency.Siete diventati una voce importante e autorevole nell’esangue panorama dell’informazione italiana.
    Buona fortuna a voi ma anche a me stessa!!!

  41. Paolo Pergolizzi Rispondi

    17 luglio 2012 at 20:25

    Un vero peccato perché il vostro progetto era una delle cose più interessanti che ho letto negli ultimi anni. Dava la possibilità di uno sguardo diverso su tanti argomenti e di un approfondimento che, oramai, anche gli stessi mensili e settimanali faticano a dare. Mi sono sempre chiesto se i costi di un progetto del genere riuscissero ad essere supportati dalla pubblicità che vedevo sul giornale e dalle vendite. Ora, purtroppo, ho la risposta. Ed è una risposta che conferma ciò che oramai so da tempo. Che è sempre più difficile fare giornalismo di qualità in questo Paese.

    Un saluto e un abbraccio da un collega

  42. gerardo Rispondi

    17 luglio 2012 at 20:25

    questa è una brutta notizia.

    noi, i lettori, non saremmo d’accordo, ma credo che non possiamo farci niente.
    però che fregatura.

    c’erano molte cose che mi interessavano, nel giornale. altre di cui non sapevo nulla, e che hanno incominciato a interessarmi. ogni volta c’era uno stimolo per scoprire storie di persone e paesi che mai avrei immaginato. altre volte invece credevo di conoscere bene un argomento e trovavo sia conferme sia anche nuovi punti di vista.

    mi piaceva tutto, lo leggevo tutto, lo guardavo tutto, e li conservavo tutti.

    ci troveremo da qualche altra parte, sì.
    un brindisi a voi tutti, con quello che preferite (“meglio se vino, meglio se buono” no?)

    grazie per tutto e a presto

    (gerardo, milano)

  43. Leopoldo Menchetti Rispondi

    17 luglio 2012 at 22:42

    Ogni volta che si fa tacere una VOCE LIBERA è una sconfitta di tutti.
    E’ vero che molto spesso la verità è scomoda ai potenti di turno e poi non porta consenso……a chi vuoi che interessi la pace, la solidarietà, la giustizia…..
    Comunque grazie per quello che avete fatto e che ancora farete,
    non penso che ci potranno fermare del tutto e ci ritroveremo intorno a emergency

  44. cosimo antonaci Rispondi

    17 luglio 2012 at 23:53

    avete cominciato una cosa che solo chi sa soffrire e lottare poteva affrontare…soffrire e lottare…soffrire e lottare…soffrire e lottare…lo volete capire…come fanno ogni giorno le persone che VOI avevate preso l’impegno di rappresentare…..capite…lo volete capire..
    ma forse non siete voi quelli…grazie lo stesso comunque…

  45. Mariadele Frigerio Rispondi

    18 luglio 2012 at 00:27

    E pensare che circa un anno fa avevo detto a Maso Notarianni(incontrato per caso a Milano)”Pubblicatelo anche su carta igenica, ma continuate a pubblicarlo”…!E adesso cosa compro in edicola? Gardenia,Donna Moderna,Pizzi e ricami? Facezie a parte, mi dispiace davvero tanto di non potere più leggere il NOSTRO mensile,mi mancheranno davvero le storie,i reportages,le rubriche,le notizie(e anche le bellissime fotografie)che trovavo SOLO su E.Ma davvero non si puo fare niente per proseguire la pubblicazione?Come possiamo contribuire a mantenere questo piccolo, ma prezioso, spazio di libertà? Vi prego,se potete, non mollate!Noi ci siamo, siamo con voi e continueremo ad esserci!Un abbraccio forte e pieno di speranza da Mariadele &family.

  46. piero Rispondi

    18 luglio 2012 at 00:32

    Una bruttissima notizia. Spero ci sia per voi la possibilità di continuare a scrivere con tutta la serenità economica e personale necessaria, e di continuare a darci le notizie libere di cui abbiamo bisogno. In bocca al lupo, di cuore.

  47. Luca Rispondi

    18 luglio 2012 at 00:57

    Da cittadino, lettore, sostenitore di Emergency da anni e da medico non posso che rimanere costernato di fronte ad una notizia simile…con tutti i soldi pubblici che si buttano per sostenere certa stampa spazzatura…lasciamo perdere che è meglio….quanto mi dispiace…davvero…sono vicino ai lavoratori del giornale

  48. Osea Rispondi

    18 luglio 2012 at 07:50

    No non lo fate, per favore. C’è bisogno di una rivista così, quasi come la terra ha bisogno di acqua. Non lasciateci da soli nella tristezza quotidiana in cui ci stanno facendo vivere, a parlare di spread, di banche, di sistemi che non capiamo, ci sono imposti e come si diceva una volta, portano al “pagare e sorridere”.
    Non lasciateci da soli con il ritorno di vecchie cariatidi priapesche sul panorama politico.
    Per piacere, continuate a raccontare storie di speranza. Avete salvato la vita di una persona malata di tumore, che da quando vi ha scoperto leggendo un numero che avevo casualmente dietro ha riscoperto la voglia di vivere. Continuate a dipingerci un mondo come vorremmo, uno sguardo diverso sulla realtà delle cose. Non spegnete questa luce che per un anno e mezzo avete fatto brillare.

  49. bigly Rispondi

    18 luglio 2012 at 08:33

    Mi dispiace. La prima rubrica che leggevo, dopo aver preso il giornale dalla buca delle lettere, era quella della Buone Notizie. Finita di leggere, mi sembrava che tutto fosse un pochino più sopportabile.
    Arrivederci, siete stati importanti per me in questi mesi.
    Grazie

  50. Franco Riva Rispondi

    18 luglio 2012 at 09:50

    C’è qualcosa che non torna: se Emergency dichiara 200.000 sostenitori e poi la sua rivista la comprano in 20.000 qualcosa non è stato fatto nel promuoverla, ad esempio abbinando la rivista alle donazioni (considerandola un “gadget” per poi fidelizzare), promuovendola nei banchetti, parlandone in televisione quando Gino o Cecilia sono stati ospiti di importanti programmi (non ho mai sentito nominarla). Qualcosa non è stato tentato e ora viene anteposto “l’ospedale alla rivista”, una scelta che mi pare miope perché gli ospedali, e parliamo di guerre, si riempiono perché manca una cultura della pace. E le riviste servono a crearla. Brutta cosa, e immagino la situazione dei lavoratori della rivista. Qualcuno ha sbagliato e di tanto nel programmare una rivista con il “respiro così corto” e la crisi non è un alibi. Mi auguro che almeno il progetto di Peacereporter non muoia insieme alla rivista. Franco

    • Laura Rispondi

      17 agosto 2012 at 01:18

      Ci auguriamo che quei giornalisti continuino a scrivere….e Emergency si dovrebbere assumeere la responsabilita selle sue scelte senza scaricare tutto sulla crisi…

  51. Marco Maiani Rispondi

    18 luglio 2012 at 09:53

    Ho letto tutti i numeri dall’inizio alla fine, qualche articolo anche più di una volta: era una boccata d’aria fresca in questa nazione dove ormai i miasmi sono irrespirabili!

    Quanto dobbiamo pagare perchè la testata si regga sulle sue gambe? Sono disposto a pagare ogni copia il doppio, il triplo, il quadruplo del prezzo di copertina, ma non potete spegnere questa voce!

    State soffiando sull’ultima candela che portava un po’ di barlume nell’informazione italiana… da fine Agosto sarà buio completo!

    Grazie a tutti per il lavoro che avete fatto fino ad adesso, ma non può finire così… Che tristezza!!!!

  52. Daniele Tosca Rispondi

    18 luglio 2012 at 11:55

    Un vero peccato ma se può servire a mantenere standard d’assistenza sanitaria eccezionali in luoghi dimenticati dal resto del mondo ben venga, senza paure né rimpianti. Coraggio si va avanti.

  53. stefano Medicina Rispondi

    18 luglio 2012 at 12:33

    Mi permetto di andare controcorrente. Apprezzo ed ammiro lo sforzo di tutta la redazione e condivido i giudizi positivi. Diciamo che noi eravamo lettori “ideologici”. però lo scorso anno da abbonato al solo formato elettronico a fronte di richieste di una maggiore fruibilità dell’oggetto acquistato mi è sempre stato risposto negativamente. E’ questo non ha contribuito certo ad aumentare le vendite (e la diffusione delle preziosissime idee che il periodico diffonde).
    Diciamo che da un punto di vista tecnico avete perso punti per strada :)
    Sarò come sempre in edicola ad acquistare anche l’ultimo numero.

  54. Fabbrizz Rispondi

    18 luglio 2012 at 14:37

    Solo per dare un segnale, per dire “io lo leggevo”, e stavo meglio, fisicamente, appena cominciavo a saltellare come un grillo tra le pagine del numero nuovo, per farmi venire l’acquolina in bocca prima della vera lettura.
    Qualcuno lo ha sottolineato, sicuramente con una campagna “salvate E” avreste velocemente colmato i pochi, come dice il direttore, debiti, ma forse il problema è che c’è già stata una campagna “Salvate Emergency”, e magari a breve ne servirà un’altra, o comunque gli appelli al buon cuore delle persone Emergency preferisce farli per permettere di salvare delle vite, e nessuno gli può dar torto.
    Un abbraccio a tutti… noi!

  55. Luca Rispondi

    18 luglio 2012 at 15:29

    Questo, mi spiace dirlo, è un autogol bello e buono di Emergency. Non posso certo farvi i conti in tasca, ma con ventimila copie al primo anno di vita non possiamo certo dire che il mensile fosse un buco nero, anzi direi che l’obiettivo delle sostenibilità finanziaria non fosse lontano. O c’era qualche logica folle secondo cui Emergency pensava di andare in attivo dopo sei mesi??

    Le decisione di chiudere così presto fa venire il sospetto che qualcuno non ci credesse fin dall’inizio: è francamente difficile, infatti, credere all’aut-aut tra mensile e ospedali. Anzi, proprio in un momento di calo delle donazioni il ruolo di un mensile come “E” sarebbe fondamentale.

    La mia solidarietà ai redattori licenziati.

    • Laura Rispondi

      17 agosto 2012 at 01:21

      Condivido un capriccio iniziale sulla pelle dei lavoratori che schifo!!!!!!

  56. Marco Rispondi

    18 luglio 2012 at 16:00

    Grazie davvero tanto, la rivista mi piaceva molto (specie sotto il profilo estetico… :), ho tutti i numeri).

    Condivido la scelta di privilegiare la missione “core” di Emergency, meglio dedicarsi agli ospedali, se i giornali non stanno in piedi da soli.

    Evidentemente in 20mila lettori siamo pochi, e la colpa è solo nostra (di lettori, intendo). Finanziamenti pubblici meglio non averli, si diventa camerieri (per info, vedi il manifesto).

    Non perdiamoci di vista, sul serio.

    Grazie ancora.
    Un abbraccio, Marco

  57. domenico stimolo Rispondi

    18 luglio 2012 at 17:02

    Caro direttore,

    sono un affezionato acquirente catanese del suo periodico.
    La notizia della chiusura mi mette dolore. Il suo è un mensile prezioso. Umano, come pregiatamene già detto.
    Ventimila copie mensili sono poche? Viviamo una brutta fase di crisi economica che colpisce in particolare le persone portatrici di valori umani, civili e democratici.
    Prima di dare per definitiva la decisione, perché non pensate ad un’operazione di sensibilizzazione e di rilancio anche negli ambiti territoriali? Giusto per vedere di riagganciare le potenzialità ( Nel caso della mia città mi ricordo che l’iniziativa di presentazione del mensile si svolse con la presenza di oltre 500 persone).

    Cordialità ed auguri di ripensamento

    domenico stimolo

  58. Luca Rispondi

    18 luglio 2012 at 17:03

    ho accolto la notizia della chiusura del mensile con molta tristezza e amarezza…peccato davvero, questa iniziativa editoriale era andata a riempire con coraggio un po’ di quel vuoto di notizie e di Cultura che manca…e che purtroppo tornera’ a mancare…esprimo la mia solidarieta’…

  59. Matteo Rispondi

    18 luglio 2012 at 19:15

    Abbiamo intervistato Cecilia Strada per capire meglio le ragioni di questa decisione. Se volete ascoltare l’intervista: ecco qui http://rbe.it/news/2012/07/18/chiude-e-il-mensile-intervista-a-cecilia-strada/

    Matteo

    • Laura Rispondi

      17 agosto 2012 at 01:22

      nessuna ragione a chi non ha tentato NEANCHE un salvataggio e 21 persone sono rimaste a casa prendiamoci la responsabilita della nostre scelte

  60. Antonio Sarubbi Rispondi

    18 luglio 2012 at 19:35

    Peccato, veramente peccato, il vostro è stato un giornale molto bello, che mi è piaciuto subito per quello che diceva e per come lo diceva.
    Spero che non si perda nulla di questa storia e dell’esperienza fatta da tutti quelli che hanno partecipato, che ringrazio veramente di cuore.
    Spero che un giorno questo giornale possa rinascere; ce n’è bisogno.

  61. Fabrizio Blangetti Rispondi

    18 luglio 2012 at 22:20

    RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE…

    Ora e sempre Resistenza

    Fabrizio – Cuneo

  62. andrea scarpino Rispondi

    18 luglio 2012 at 22:49

    Grazie per esserci stati e per averci provato.
    Grande cosa, l’averci provato.
    Grazie per aver regalato un bel prodotto, diverso, nuovo, normale, che a me personalmente (nonostante non condividessi alcuni contenuti) piaceva e faceva tornar la voglia di andare in edicola.
    E’ bello confrontarsi.
    In bocca al lupo!

  63. Andrea Scarpino Rispondi

    18 luglio 2012 at 22:53

    Grazie per esseci stati e per averci provato.
    Gran bella cosa l’averci provato.
    Grazie per averci regalato un bel giornale, nuovo, interessante, diverso e nello stesso tempo normale. Indipendentemente dai contenuti, che non sempre condividevo.
    Però è bello confrontarsi serenamente.
    In bocca al lupo,

    oas

  64. giulia Rispondi

    19 luglio 2012 at 09:18

    Nooooooo!! Quanto mi dispiace, sarà una grossa perdita, ogni mese attendevo l’uscita del nuovo numero….. GRAZIE per il fantastico lavoro che avete fatto, davvero, in quelle pagine ho trovato tantissimo, mi avete fatta piangere, ridere, riflettere… sono assolutamente d’accordo che il vostro lavoro debba avere delle altre priorità, però la cultura che stavate diffondendo attraverso questo giornale non è da sottovalutare.. se si potesse fare qualcosa per salvarlo, sono dei vostri!

  65. francesco ricci Rispondi

    19 luglio 2012 at 09:35

    E’ una triste notizia. Davvero. Un colpo basso. Un tackle a gamba tesa. Una foratura in discesa. Peccato. Grazie per tutto quello che avete fatto. Un saluto con affetto e ammirazione. FR

    ps.Ricordo ancora la sera in cui avete presentato la rivista a Modena. Una bella serata.

  66. massimo mauro Rispondi

    19 luglio 2012 at 10:08

    gentilissimo direttore, questa notizia mi colpisce duramente visto che ho comprato tutti i numeri. spero che continuerete con la pagina web. la ringrazio comunque per lo sforzo fatto. hasta siempre.

  67. silvia Rispondi

    19 luglio 2012 at 11:02

    !!!!Potrebbe sembrare infantile o addiritura stupido, ma questa notizia mi rattrista infinitamente. Seguivo gia’ Peacereporter e ho comprato “E” fin dal suo primo numero pubblicizzandolo nel migliore dei modi fra tutti i miei amici e parenti, sottolineando la bellezza di un giornale fatto da giornalisti seri e la soddisfazione di VOLER leggere tutte, e sottolineo TUTTE, le pagine del mensile. Ogni articolo, ogni trafiletto e’ degno di attenzione e riflessione.
    Cio’ che voi avete fatto con “E” e’ giornalismo puro, quello che spinge il lettore ad una riflessione intima e profonda, quello che non giudica ma informa, quello che apre le porte a tutte le notizie, quello che non dimentica l’appuntamento con il rispetto della dignita’ umana. Dall’anno scorso, vivendo all’estero, ho fatto l’abbonamento poiche’ non volevo perdere alcun numero, nutrimento della mia mente.
    GRAZIE, GRAZIE infinite per la vostra professionalita’ che si sposa con una sensibilita’ ineccepibile, a dimostrazione che si puo’ fare giornalismo senza limiti editoriali poiche’ il vostro limite e’ segnato dal RISPETTO verso l’ALTRO. Non perdo le speranze, vi invito ed invito Emergency a fare una campagna di sensibilizzazione al fine di stimolare chi, come me, preferisce spendere per questo abbonamento e rinunciare a tanto altro perche’ DAVVERO, e’ troppo importante poter nutrire le nostre menti grazie ai vostri scritti.
    Mi piace salutarvi con un …..A PRESTO!!
    Silvia Zappino

  68. marco mwm Rispondi

    19 luglio 2012 at 12:46

    fa male.
    in ogni numero ho provato invidia per quelli che avevano l’onore di essere ritratti nella foto dei vostri collaboratori.
    leggendo le storie ho sempre pensato che mia figlia, di pochi mesi, avrà delle possibilità di vedere ed immaginare il realizzarsi di un futuro non solamente grigio o negativo.
    siete stati specchio di speranza.
    le buone idee magari muoiono presto ma non smettono di innescare il germe di umanità.
    buona strada

  69. Massimo Rispondi

    19 luglio 2012 at 13:14

    Sono un iscritto ed un militante di Emergency. La decisione mi colpisce non tanto per il merito, di cui molti prima di me hanno illustrato bene gli aspetti, quanto per il metodo.
    E’ ora che Emergency cresca proprio dal punto di vista organizzativo.
    Farò qui alcune domande, magari qualcuno mi risponde: Chi dirige Emergency? E quel qualcuno è stato nominato od eletto? E se eletto: da chi? Perchè se è stato nominato siamo di fronte ad una gestione del tutto personalistica e verticistica con cui in futuro io non voglio avere nulla a che fare. Se è stato eletto vorrei sapere come è possibile che costui o costei si arroghino il diritto di prendere simili decisioni. C’è un’assemblea nazionale tra pochi giorni: cosa conta quell’assemblea? Se dev’essere la solita messa cantata su quanto siamo bravi e buoni e se serve ad illustrarci decisioni prese altrove che la facciamo a fare?
    COI SOLDI RISPARMIATI DALL’INUTILE ASSEMBLEA AVREMMO POTUTO TRANQUILLAMENTE TENER APERTO IL GIORNALE.
    La democrazia è faticosa ed ha percorsi tortuosi. Se viene vista come un impaccio credo che, almeno per quanto mi riguarda, il mio percorso con Emergency finisce qui.
    Concordo con chi dice che il Manifesto è vent’anni che va avanti con le sottoscrizioni dei lettori: NOI NON CI ABBIAMO NEMMENO PROVATO. Si chiude e basta.
    NON ERO D’ACCORDO CON LA RIDUZIONE DELLE ORE AI DIPENDENTI E CON IL LICENZIAMENTO (NEI FATTI) DI ALTRI DOVUTO A RISTRETTEZZE ECONOMICHE, NON SONO D’ACCORDO CON LA CHIUSURA DEL GIORNALE. I metodi mercantilistici e capitalistici che generano povertà, guerre, sopraffazione e che rendono essenziale la nostra presenza in tanti luoghi sono entrati anche tra di noi? La precarietà è entrata come cardine e come sistema di lavoro pure in Emergency? Che tristezza.
    E’ un cane che si morde la coda: meno informazione libera = più ospedali da costruire in giro per il mondo.

  70. Oscar Rispondi

    19 luglio 2012 at 17:29

    Speriamo che vengano tempi migliori e che possiate riprendere con le pubblicazioni. E’ un vero peccato che in un paese invaso da giornali monnezza (vivi solo grazie al finanziamento statale) dobbiate essere voi a chiudere.

    Un abbraccio.

  71. Flavio Mezzera Rispondi

    19 luglio 2012 at 20:16

    Sono affranto. Da anni sostengo Emergency, da tre mesi siamo riusciti a fare un gruppo in Valchiavenna e… Proprio ora non me lo aspettavo. Lettore di Repubblica dalla fondazione… avevo 17 anni… e sostenitore di Gianni Mura da sempre. Giornalista pubblicista, purtroppo per vivere faccio un altro lavoro… mi sono subito appassionato a Peace Reporter e poi a E. Che ho trovato eccezionale, nel taglio, negli articoli, nei contenuti. Qualcosa che veramente mancava nel desolante panorama del giornalismo italiano. Ed ora come faremo senza? Bisognerà ricominciare da capo e forse, con un po’ di pazzia… si riuscirà a rifare qualcosa del genere. Grazie, grazie a tutti per questi bei mesi passati assieme, Flavio.

  72. Gabriella Bezzoli Rispondi

    19 luglio 2012 at 23:13

    Mi è venuto da piangere! per me era importante ed era anche un modo per “partecipare” alle attività … Speravo che finisse solo quando Emergency non aveva più senso di esistere per mancanza di guerre! Inutile dire che le “disumanità” continuano e purtroppo il caro E no. Capisco tutte le difficoltà, l’editoria è quasi impossibile… e Cultura e Informazione sembra che non interessi. Come diceva Gino Strada nel primo numero di E non perdiamo “..la voglia di reagire, la voglia di avere qualche piccolo sogno, qualche speranza piccola piccola,..” Ciao e grazie . Gabriella

  73. Laura Rispondi

    20 luglio 2012 at 08:24

    Una rivista che vende 20.000 copie non si chiude, non può essere così economicamente disastrata. E poi dopo poco più d un anno: Gino Strada & Co non sapevano che per fare l’editore bisogna avere i soldi e la capacità di farlo? Che senso ha presentare “E” come il “grande progetto” per mesi e mesi e poi chiudere la baracca all’improvviso? “Prima gli ospedali” è una sonora balla per giustificare il fatto che, probabilmente, qualcuno dentro a Emergency non si assume le sue responsabilità. E si lascia a casa la gente che lavora.
    Che cosa sta succedendo dentro all’organizzazione a cui versiamo puntualmente il 5 per mille? L’editoriale di Gianni Mura lascia intendere un addio doloroso e non troppo condiviso. Siate trasparenti, basta marketing, altrimenti siete uguali a tutti gli altri.

    • Teresa Rispondi

      26 luglio 2012 at 17:00

      Infatti.Prima un capriccio …poi la chiusura….e tutti i lavoratori a casa!

  74. giada Rispondi

    20 luglio 2012 at 13:26

    mi spiace molto,finalmente c’era un giornale che raccontava la verità nel mondo.comunque noi saremo sempre vicino a tutto ciò che fate.grazie di esistere. giada

  75. nicola g Rispondi

    23 luglio 2012 at 07:29

    Non so se una versione digitale di E-ilmensile possa risolvere il problema del costo editoriale del giornale. So per certo che i giornali cartacei hanno ogni giorno sempre meno senso.

    Grazie per l’avventura e spero di rivedervi sotto forma di bit. :-)

  76. Marco Rispondi

    23 luglio 2012 at 10:50

    Ma non c’è proprio niente che noi lettori possiamo fare?

  77. Riccardo Rispondi

    23 luglio 2012 at 12:15

    ma come mai gli unici giornali che non chiudono mai (anzi ne aprono sempre di nuovi) sono quelli che parlano di gossip e amorazzi estivi?

  78. Mauro Rispondi

    23 luglio 2012 at 16:14

    Non ce la posso fare :(

  79. Giorgio Rispondi

    23 luglio 2012 at 16:42

    Sono proprio felice! :-( Giusto ieri, aprendo l’ultimo numero, ho trovato i moduli per l’abbonamento e pensavo:”Dai che per il compleanno da mia figlia mi faccio regalare il rinnovo anche l’anno prossimo!” E invece, povera piccola, mi ha fatto un regalo monco, visto che alla fine di quest’abbonamento mancano ancora 5 numeri.
    Un giornale raro per fotografie e contenuti. Era troppo bello per essere vero. Una medicina per la mente e per il cuore. E per questo mi stupisce che Emergency, che offra cure gratuitamente – cioe’ in perdita – a chi ne ha bisogno, non se la senta di continuare a dispensare questa medicina, che e’ davvero una “orphan drug”, perche’ di questa rivista davvero non c’e’ l’eguale.
    Ripensarci no, eh!?

  80. luca Rispondi

    23 luglio 2012 at 21:04

    è DAVVERO UN PECCATO MA STANNO STRINGENDO ANCHE LA VOCE DELLA VERITA’NASCOSTE AL POPOLINO CIAO

  81. Maria Rispondi

    23 luglio 2012 at 22:45

    Mi sono collegata per rinnovare l’abbonamento on line e scopro che il mensile non uscirà più! Che peccato e che perdita di una delle pochissime voce libere della nostra informazione. Non è posssibile e pensabile di ricominciare? Maria, Torino

  82. paola francione Rispondi

    24 luglio 2012 at 15:24

    Come si fa?
    sono schifata dall’idea che viviamo in un paese dove una delle poche voci di informazione indipendente e di grande qualità come il “nostro” mensile E non riesca a sopravvivere.
    A noi è servito, fra l’altro, per parlare e far parlare sui casi di inquinamento ambientale e sulle servitù militari in Sardegna, utile strumento per aprire occhi sonnacchiosi, rara voce a livello nazionale.
    Comprendo anche che le priorità vadano date a salvare vite e curare persone, ma anche questo modo di fare cultura contribuisce a renderlo possibile.
    Per per me e per molti è una voce preziosa, uno spazio anche visivo ricchissimo, un piacere.
    Una piccola barca di carta colorata che naviga su un mare di me..lmosa e uniformata informazione.
    Ho aspettato ogni numero e non riesco ad accettare di non poterne collezionare più… la proposta di Armando di essere più attivi e di cercare un modo perché questo eccellente lavoro continui e si arricchisca del contributo di tutti mi sembra molto buona.
    GRAZIE A TUTTI DI TUTTO
    Paola

  83. Antonio Mauro Rispondi

    24 luglio 2012 at 16:58

    Grazie per essere stati, per parafrasare G.Bocca “Fabbrica di Speranza”.

  84. ferdinando Rispondi

    24 luglio 2012 at 19:17

    Vi ringrazio per questo magnifico anno di letture sorprendenti, spesso sofferte mai banali. Il segno che lasciate non sarà dissolto ed anzi mi permetterà di segurvi sicuramente nelle prossime iniziative editoriali

  85. Osvaldo Danzi Rispondi

    24 luglio 2012 at 21:13

    Per me “E” rappresentava l’ideale sostituto di giornali come (sarebbe dovuto essere) “wired”. Un nuovo modo di raccontare storie e persone che cambiano davvero il mondo. Un giornale di cultura. Di cultura e di pace.

    La dimostrazione che, secondo le vere priorità dovrebbero venire prima gli ospedali e poi i giornali, ma traslata in un Paese che riesce a far stare in piedi testate come “Chi”, “Novella 2000″, più interessati a sapere con chi tromba Corona piuttosto che chi sta trombando questo Paese.

    Un’altra occasione persa. Continuerò a sostenere Emergency. come sempre.

  86. Stelio Rispondi

    25 luglio 2012 at 10:21

    Non capisco. Nemmeno un appello, solo una comumicazione che chiudete. Mi pare poco. Mi pare mancanza di voglia di lottare. Almeno avreste potuto eliminare la pubblicazione cartacea e lasciare solo quella in rete, raddoppiandone il prezzo. Oppure liberare qualche “risorsa umana” dalla impaginazione, peraltro bellissima, e comcentrarsi sulla sostanza delle notizie. Ripensateci, meglio per voi e per chi vi segue.

  87. Lorenzo Rispondi

    25 luglio 2012 at 12:56

    ho trovato storie vissute, foto bellissime, lettere e commenti sinceri … siamo quindi parte di un mondo che esiste, che è reale nei suoi problemi ma anche nelle sue possibilità di farcela
    … tutto ciò mi ha dato pace, serenità e fiducia
    GRAZIE

    sono le stesse emozioni che ho provato quando sono stato all’ospedale di Emergency a Battambang

    trovate il modo di continuare !
    io posso pagare volentieri il doppio del prezzo
    io posso regalare alcuni abbonamenti (1-2)
    che altro possiamo fare ?

  88. andrea Rispondi

    25 luglio 2012 at 14:25

    innanzitutto bravi per il grande e fantastico lavoro, l’idea, l’iniziativa.
    però sono convinto che dovete andare avanti. in questo periodo grigio lasciarsi sopraffarre non è lecito e sono sicuro c’è tanta gente disposta ad aiutarvi.
    Forza, coraggio che questo giornale, per noi lettori, per Emergency e soprattutto per gli sfigati che aiutano, non è una spesa ma un investimento.
    Sono rimasto un pò colpito anche io dal silenzio predente alla chiusura. Un appello, un richiamo, un qualcosa. Fate qualcosa e la gente vi seguirà.

    Avanti!

    andrea

  89. Antonello Rispondi

    25 luglio 2012 at 17:27

    Anche io come molti, ho da eccepire…
    In ogni caso grazie per quello che avete dato in questi mesi, la vostra linea, il vostro esempio è stato faro per i naviganti di questo mondo e il suo messaggio non si spegnerà con l’ultimo numero.
    Nella speranza di un passo indietro, un abbraccio caloroso a tutti voi e a tutti noi lettori, da settembre un po più orfani.
    Antonello

  90. anna Rispondi

    26 luglio 2012 at 09:30

    Salve, la chiusura del sito e della rivista era l’ultima cosa che mi sarei aspettata. E’ come toglierci l’ossigeno.

  91. anima Rispondi

    26 luglio 2012 at 13:30

    Sono molto triste.
    E è una voce pulita, che ci ricorda che siamo umani, che testimonia le contraddizioni e le speranze del nostro tempo, che non ha paura di dare notizie che fanno male, che sta nella vita, nel mondo, nella realtà. Con crudezza ma senza cinismo, e senza dimenticare la bellezza, i valori e le cose buone che ci sono.
    Sono abbonata a E fin dal primo numero.
    Tutto questo patrimonio non si può perdere, non si perderà!

    Intanto… grazie!!!

  92. Alessandro Rispondi

    26 luglio 2012 at 15:25

    Dispiace soprattutto per i modi che da una Ong come Emergency non ci si aspettava.
    Ma come diceva il grande Virgilio: “Il lupo non si preoccupa mai di quante siano le pecore”.
    Non si trattano così i lavoratori.

    • Teresa Rispondi

      26 luglio 2012 at 16:55

      Assolutamente d’accordo con Alessandro.

  93. Jole Rispondi

    26 luglio 2012 at 16:40

    Uffffff!!!!!!.

  94. Cinzia Rispondi

    26 luglio 2012 at 17:46

    Ma non è possibile neppure mantenere una versione on-line in qualche modo!?

  95. laura Rispondi

    27 luglio 2012 at 08:49

    Sono molto delusa.
    Ho riletto, a distanza di giorni, i tre editoriali (Mura, Notarianni, Strada) e sinceramente questo di Mura mi sembra, nella sua concisione, quello più amaro.
    Credo che quando si è iniziato il progetto, non si poteva non sapere, non avere motivata ragione di pensare, che potesse essere economicamente rischioso, molto rischioso. Nessun giornale guadagna, quindi lo si fa – oggi – per veicolare un messaggio, non per guadagnarci. Su E abbiamo letto un giornalismo mai visto prima.
    Quindi addurre motivazioni economiche alla chiusura (che nemmeno così velatamente Mura ci dice non essere troppo onerose), mi sembra un po’ nascondersi dietro un dito.
    Mi rifiuto di pensare che un’associazione come Emergency, fatta di gente seria, onesta e capace, non abbia valutato il rischio: chiudere dopo un anno e mezzo è come non averci nemmeno provato.
    Sono molto delusa e amareggiata, e credo che Emergency non ne esca per niente bene.
    Peccato, peccato davvero.

    • Laura Rispondi

      17 agosto 2012 at 01:27

      No non ne esce bene non ci si fida piu….

  96. Massimo Razzi Rispondi

    27 luglio 2012 at 11:47

    Dispiace moltissimo… Ma non si poteva provare ancora un po’? Ventimila copie di buona qualità, ai tempi nostri, sono moltissime.. Poi aggiungo una cosa che Gianni si arrabbia: perché non continuare sul web? Costa meno e i buoni contenuti circolano lo stesso… Ci vorrebbe una sezione apposta legata al sito di Emergency ma con la sua testata e tutto… E non mi dite che la carta è carta se no vi rispondo che le notizie e le belle storie non sono gli alberi morti su cui vengono scritte. Lo ha detto Murdoch che non è una bella persona ma di notizie se ne intende… E comunque, così, non avremo nè la carta nè le storie…

    • Marco Tani Rispondi

      27 luglio 2012 at 16:50

      Mi sembra una buona idea.
      Restare con la rivista sul WEB. Io la leggo da quando è uscita sull’IPAD, oggi ci sono sempre più strumenti.
      Poi credo che ognuno di noi sia disposto a spendere anche di più per tenere in vita la rivista.
      Fate un calcolo del costo per stare su web con la rivista così com’è (grafica compresa, foto, ecc…), lo stesso prodotto, ma solo su web.
      Pubblicate il bilancio e lanciate una sottoscrizione o campagna abbonamenti, ci si da un mese o due per vedere dove si arriva.
      Se alla fine gli abbonamenti saranno sufficienti per sstenere economicamente la rivista si va avanti.
      Ogni 3 mesi pubblicate il bilancio, e ci fate capire a che punto siamo, se c’è bisogno di maggiori abbonamenti.
      Di anno in anno si va avanti così.
      Gino lo sa come si fa, perchè non farlo anche per questo?
      Se non se la sente lui, credo che la redazione o anche qualcuno di noi che si sa muovere sul web sia disposto a dare una mano. Ci proviamo noi a vendere su facebook, fra gli amici gli abbonamenti

    • Massimo Rispondi

      28 luglio 2012 at 17:27

      No, Emergency ci esce davvero male. Specie sotto il profilo della democrazia interna. Chi comanda lì dentro? Da due anni c’è la tessera. Avere una tessera in tasca però comporta anche essere soggetti attivi e pasivi di decisioni. E questa era una decisione da far prendere agli iscritti. Non serve a nulla la tessera? Allora aboliamola. E finiamola di dire che siamo democratici.

    • Giuseppe Sindoni Rispondi

      24 agosto 2012 at 19:49

      Sono con te Massimo, anche se devo dire che la rivista di carta, con la sua gustosa integrazione tra testo e immagini ha il suo perche’. Penso anche io che 20.000 copie siano una buona base. Si puo’ fare di piu’.

  97. franco Rispondi

    27 luglio 2012 at 12:41

    Non ne farei un dramma. C’è sempre il grande manifesto in edicola ogni giorno

    • Luciano Del Sette Rispondi

      1 agosto 2012 at 15:09

      Ciao Franco,
      come giornalista del Manifesto ti ringrazio, come collaboratore di E non posso far altro che rimpiangere il secondo posto del giornalismo italiano dove si poteva scrivere liberamente, portare idee che altri giornali avrebbero rifiutato perché poco vendibili, rileggersi con la soddisfazione di aver fatto un buon lavoro per chi ci comprava in edicola o nella buca delle lettere. Un abbraccio
      Luciano

  98. Giovanni Penzo Rispondi

    27 luglio 2012 at 14:52

    Emergency a mio personalissimo parere finisce con questa vicenda. Cari amici, o fate un ricambio generazionale o siete morti. E Gino Strada vada a chiedere i soldi ai suoi amici dei salotti buoni di Milano, invece che alla gente che lavora, come quelli che lui lascia a casa facendo finta di niente. Vergogna

    • Laura Rispondi

      17 agosto 2012 at 01:29

      Lui va sotto le torri solidale con i lavoratori pero poi ….dei lavoratori che restano a casa neanche un saluto ufficiale VERGOGNA

  99. Alessandro Rispondi

    27 luglio 2012 at 15:51

    E io che pensavo a uno scherzo… non ci posso credere, mi sono riconosciuto in tantissime pagine, foto, scelte di stile e di contenuto e ora è finito ??

    • Massimo Rispondi

      28 luglio 2012 at 17:23

      Giovanni, concordo in pieno. Vada da Moratti e gli faccia scucire qualche migliaio di euro in più. A moratti non costa nulla…..O forse è proprio a quella gente lì che E dava fastidio? Perchè questa è una balla che proprio non regge. E chi paga sono sempre i lavoratori, porco cane.

      • livia Rispondi

        9 agosto 2012 at 00:09

        Beh, mi pare esagerato. Mai parlato con Strada; posso immaginare sappia senz’altro essere duro pure in modo brutale e eccessivo quando decide qualcosa, ma che debba passare per un padrone che licenzia per qualche quattrino è ridicolo. Tutte le entrate sono diminuite e lui ha sempre onestamente detto che Emergency nasce innanzitutto per curare chi ne ha bisogno. Non fa l’editore e non fa il capitalista. Se riesce a far aprire la borsa ai ricchi per Emergency andandoli a trovare a casa tanto di cappello, non mi pare che li usi per il bunga bunga.
        Il fatto è che la distribuzione dei giornali in edicola ha un costo che stroncherebbe qualunque cooperativa. Oggi un giornale è sempre economicamente in perdita; gli editori resistono per ragioni varie ma certo non rientrerebbero da soli nelle spese.

        • Massimo Rispondi

          14 agosto 2012 at 08:19

          Senti. Ma vogliamo prendere Strada per cretino? Come poteva non sapere che sarebbe stata un’impresa in perdita? Oggi l’editoria è tutta in perdita, almeno quella seria. Perciò?
          E poi a me non va giù che ci si comporti come i padroni. Quando c’è crisi i primi che pagano sono sempre i lavoratori. E’ ora di finirla. Eppoi: chi ha deciso la chiusura? Anzi chi decise l’apertura di “E”? Dove sta la democrazia in Emergency? Mi pare che qui si diano troppe cose per scontate. Emergency non è proprietà di qualcuno, ma di tutti coloro che vi spendono il loro tempo, i loro soldi e la loro passione. Ad essi doveva essere chiesto il parere.

          • teresa

            17 agosto 2012 at 01:30

            Esatto !!!A noi non e stata data la possibilita di salvarlo che pena!!!!!

  100. Erich Simon Olivieri Rispondi

    27 luglio 2012 at 21:11

    Ripensateci!!!

    “E” è (era) il giornale più ricco e gratificante che mi sia capitato di leggere, ogni mese puntavo l’edicola, mi perdevo a cercarlo tra tutte le altre testate, perché era l’unico con una copertina sempre nuova e mai scontata (anche se forse forse ciò potrebbe essere stato un handicap).
    Conserverò con cura tutti i numeri finora usciti per poi farli leggere a mio figlio quando ne sarà capace, perché ognuno di essi vale molto di più del prezzo stampato sopra.

    Venendo quindi ai soldi: perché chiuderlo così improvvisamente?
    perché non aumentare il prezzo almeno a 6€?
    4€ erano veramente troppo pochi per tutte quelle fotografie, articoli e soprattutto cultura.
    4€ son solo 4 caffé, a mala pena 4 quotidiani, meno di un mensile o di un fumettone!!!

    Ripensateci per favore, fate ancora un tentativo.

    Un caloroso grazie a tutti

  101. stefano Rispondi

    30 luglio 2012 at 16:38

    ma porca….stavo per fare l’abbonamento come regalo di compleanno a mia moglie….mi spiace gianni…era veramente un bel mensile

  102. roberto besana Rispondi

    1 agosto 2012 at 14:05

    Caro Gianni,
    ( Il tu da ciclista a ciclista )
    sono certo che avete fatto di tutto per non fermarvi, ma una cosa l’avete dimenticata, chiedere ai vostri lettori un sostegno.
    La qualità editoriale della rivista vi avrebbe facilmente permesso di elevare il prezzo del numero fino anche al doppio, considerando anche il pubblico a cui vi rivolgete.
    é perchè non chiedere di passare all’abbonamento così da ridurre i costi di distribuzion e gli sfridi dell’invenduto ?
    Un sostegno, sono certo, l’avreste avuto, come quello che si da a qualunque ciclista che è senza acqua sul Galibier
    Io sono pronto.
    La perdita di questa voce che parla/urla/sussurra alle nostre coscienze mi lascia un vuoto.
    é vero, meglio una porta di ospedale aperta che una rivista, ma non dimentichiamoci che la conosocenza e la cultura sono le uniche “armi” che si possono utilizzare per crescere, comprendere e formare un pensiero che aiuti …a tenere aperta una porta d’ospedale nelle zone di conflitti …o meglio a far si che non ci sia la necessità di costruire ospedali per queste evenienze, senza dimenticare i mille conflitti quotidiani presenti anche nella nostra Nazione che hanno necessità di essere compresi affinche non si generino.

  103. giovanni Rispondi

    2 agosto 2012 at 10:19

    azione e reazione, chiudete la rivista e non caccio più un euro per emergency; non faccio beneficenza, credo nell’azione politica a diversi livelli e tagliare via la comunicazione è una scelta stupida (a livello politico) che non voglio appoggiare.

    • Massimo Rispondi

      14 agosto 2012 at 08:21

      Condivido in pieno. Se voglio fare beneficenza vado alla SAn Vincenzo. Se voglio fare un’azione politica contro le guerre vado da Emergency. Ed il mensile era un’arma che semmai portava consenso, ed avrebbe anche portato del denaro, alla lunga. Arrendersi così presto per me è e rimane molto sospetto.

      • teresa Rispondi

        17 agosto 2012 at 01:34

        In pieno condivido pure io.Emergency e stata una delusione e Strada nei suoi salotti non ha mai menzionato il giornale non ci credeva io non do piu neanche un euro ci hanno presi in giro

    • Massimo Rispondi

      17 agosto 2012 at 18:15

      Concordo. Se voglio fare beneficenza vado alla San Vincenzo. Inutile negare, piaccia o meno alle anime candide che non mancano mai, che l’azione di Emergency è un’azione squisitamente politica. Che passa anche attraverso la formazione, la denunzia, il coinvolgimento. Altrimenti che diavolo ci andiamo a fare nelle scuole? Risparmio per risparmio: i soldi che spendiamo (permessi al lavoro, benzina etc), tutti di tasca nostra, per frequentare le classi di bambini e ragazzi, perchè non li diamo all’associazione? Lo stesso dicasi per riunioni, raduni e quant’altro? Se c’è un capo che decide, se non c’è democrazia di alcun genere, se non c’è coinvolgimento dei militanti e degli iscritti, allora che ci stiamo a fare?

  104. silvia Rispondi

    6 agosto 2012 at 10:31

    così chiude un pezzo di giornalismo di qualità, con temi sorvolati o meglio ignorati dai più, sarà un vuoto immenso, peccato…
    sono consapevole della grande difficoltà economica, ed è coerente chiudere un giornale prima degli ospedali, ora raccogliamo TUTTI risorse ed energie per fare funzionare quelli!!!

    sperando comunque che sia solo un arrivederci!

  105. ugo Rispondi

    8 agosto 2012 at 20:03

    Commento in ritardo. Come hanno detto tanti altri, e’ davvero un peccato perdere una testata come questa. E’ vero che nelle edicole stiamo assistendo a un crollo di quasi tutto: quotidiani, periodici, ecc ecc. Ma “E” è una realtà rara – a me il suo arrivo aveva un po’ consolato della fine di Diario, per esempio. Per molti aspetti il respiro mensile la rendeva meno in competizione con il Manifesto o Internazionale, per esempio. Forse io sono un lettore distratto, ma se avessi saputo che c’era una grande crisi e il bisogno di raddoppiare gli abbonamenti, non solo mi sarei abbonato, ma avrei anche regalato un abbonamento a qualcun altro. Concordo che il prezzo di 4 euro sarebbe anche potuto crescere un po’, vista la qualita’ della rivista (e delle foto!) Mi auguro che la testata rinasca, in rete e non. Credo che tanti dei lettori vorrebbero essere sostenitori attivi nel promuoverla e finanziarla. Co-produrla. Con o senza l’appoggio di Emergency. Un abbraccio a chi ha perso il lavoro.

  106. Michele Rispondi

    10 agosto 2012 at 14:22

    Inutile dire che sono profondamente dispiaciuto. Non poter più andare dall’edicolante sotto i portici, guardarlo mentre mi allunga la rivista e andarmene sorridente con il nuovo numero di E-il mensile. Non sono bravo a parole, cadrei in mille frasi fatte e non voglio che questo accada con voi. Spero che non sia un addio, o almeno mi piace pensarla così. Che tra non molto potrò ritornare sotto i portici in via Buniva e guardare le stupende foto a doppia pagina mentre mi avvio verso l’auto parcheggiata e. . . scoprire che la figlia del puttanone si è messa in seconda fila e io non posso andarmene ;) Grazie di cuore a tutti voi!!

  107. stefano Rispondi

    17 agosto 2012 at 15:57

    solo da 1 anno leggevo il mensile, ho imparato a riflettere su tante cose. Adesso mi sento derubato di parte della mia libertà.

  108. Enzo Rispondi

    23 agosto 2012 at 22:22

    Come ogni brutta notizia, anche questa è difficile da digerire, e la situazione peggiora quando ci si sente impotenti, allora mi chiedo: quanti abbonamenti annuali in più occorrono per dare sicurezza economica a questo meraviglioso progetto editoriale, senza gravare su altri progetti, anzi diventare un giorno risorsa? (aspetto che sicuramente era previsto nell0idea iniziale)

    Grazie, per tutto e in bolla al lupo. Siete davvero ingamba!!!

    enzo.

  109. andrea Rispondi

    25 agosto 2012 at 21:12

    Quasi x caso pochi mesi fa l’incontro con il vostro mensile; molto bello, coerente, impegnato insomma ben fatto. Ed ora la bruttissima notizia della sua chiusura, vi prego di non mollare e fare in modo che questa ritorni ad essere una realtà a disposizione di tutti come è sempre stata. Avete tutta la mia vicinanza e solidarietà xchè il nostro paese ha ancora bisogno di informazione vera e gente che abbia cuore e cervello x poterla sostenere e diffondere. Sono sicuro che, come ho letto in altri commenti, questo sarà solo un arrivederci. Sono chiare comunque le forti motivazioni che vi hanno spinto a prendere decisioni tanto drastiche e le condivido totalmente. Mancherete molto credo a tutti, non abbiate paura di chiedere l’appoggio della gente che vi sostiene, siete forti, coraggio, ci rivedremo.
    In bocca al lupo.
    Buon lavoro!

    Andrea da Bergamo

  110. andrea Rispondi

    27 agosto 2012 at 13:00

    cavolo, e ora come si fa senza di voi?!?

  111. maria grazia Rispondi

    28 agosto 2012 at 22:46

    Restiamo umani…?

  112. paolo Rispondi

    30 agosto 2012 at 00:45

    Oggi si spegne una luce che mi faceva vedere meglio il mondo intorno a me.
    Sono semplicemente e profondamente triste.
    E sono deluso che in italia un meraviglioso giornale come questo non riesca a soppravvivere.
    Se noi lettori potremo fare qualcosa per far rinascere questo progetto, io sono qua, a vostra disposizione.
    Grazie, grazie, e ancora grazie per tutto quello che avete fatto.
    Mii mancherete, tanto. paolo (torino)

  113. Roberto Riccardi Rispondi

    5 settembre 2012 at 09:50

    Non ne sentirò la mancanza!

    Ci si potrà consolare con “il Manifesto”, “L’Unità”, “liberazione” etc. etc.

    Cordiali Saluti

    • Massimo Rispondi

      8 settembre 2012 at 07:24

      Che non sono la stesa cosa, specialmente l’Unità, giornale al servizio del PD, che sta lavorando alacremente per prendere il posto di Monti e del suo predecessore. Cambierà il nome ma la politica devstante nei confronti dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori continuerà. Contento tu….

  114. alba Rispondi

    6 settembre 2012 at 13:30

    Leggo da Repubblica.it:
    “ROMA – A come Armi, B come Bellezza, C come Costituzione, D come Diritti… e poi M come Medicina, P come Pace, U come Uguaglianza, V come Volontari… sono “le parole di Emergency”, un vocabolario essenziale per raccontare una storia di progetti umanitari e impegno civile lunga 18 anni.
    La costruzione di questo abbecedario sarà il tema dell’11° Incontro nazionale dell’associazione che quest’anno si terrà all’Aquila da oggi, giovedì 6 settembre, a sabato 8″.

    Peccato, manca proprio la E di E-il mensile.

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