home » blog » Ecco come muore un giornale

Ecco come muore un giornale

25 luglio 2012versione stampabile

Non accetto e non condivido i tempi e i modi di questo finale, ma un ringraziamento va a chi ha investito per tanti anni in questo progetto, permettendo a una realtà piccola di crescere e di affermarsi, consolidarsi nella multimedialità come nel più classico strumento cartaceo da edicola. È stato un buon investimento. Non lo dicono i numeri, con segno meno ogni anno, lo dice la reazione dei lettori che ha accompagnato la notizia di questa chiusura.

 

Ecco come muore un giornale: la notizia si propaga e causa confusione, voglia di reazione, immagini inquietanti di futuro. La notizia si consolida, la notte il sonno si accorcia, o si allunga la notte, i sogni si popolano di reminiscenze che liberano i fantasmi che vedi ad occhi aperti tutto il giorno. I nuclei sociali reagiscono, ascolti rassicurazioni vacue, annuisci e tenti un sorriso compiacente per far capire che apprezzi la solidarietà, mentre in cuor tuo ti senti semplicemente solo. La notizia è certa, viene esclusa ogni possibilità di giocare la carta finale, un rilancio che è utopia e proprio perché è utopia ti piace e scatenerebbe le ultime energie, quelle di chi va a morire, ma si gioca l’ultima possibilità. Ma dicono che non c’è margine. Deserto. Le idee si spengono come fiammelle fioche di candele consunte, lo stoppino brucia l’ultimo alito di fumo e rimani al buio. Alterni pensieri di libertà non richiesta, progetti impossibili che paiono ora a portata di mano, una colonna di cifre a matita su un foglio, suddivisioni, moltiplicazioni, elenchi di nomi da cercare, contattare per incontri a un caffé con la sensazione di portarti addosso quel fetore che emana da chi non ha più un lavoro.

Il peggiore feuilletton strappalacrime, una litania mendicante da vagone metropolitano, la sensazione di pietire, quella di essere vissuto come vittima, l’orgoglio ferito ogni giorno solo perché sei nato in una società che prova vergogna, senza il lavoro. Saltano gli schemi, una macchina lanciata veloce e costante, con accelerazioni improvvise, di colpo sbiella, la marcia è ridotta dalla quinta alla seconda, alla prima, il motore batte in testa, si lagna, ulula, agonizza e poi si imballa. Si ferma.

Lo scatolone. Decine di block-notes, con migliaia di parole, con centinaia di proposte, di idee, di sviluppi, di costruzioni impossibili, di obbiettivi raggiunti e mancati. Si prendono e si buttano nel bidone. Un mondo di metafore, è così evidente. Le agende, i libri, qualche souvenir di indirizzi e conferenze stampa, festival. Disegni di mano infantile, o mappe del mondo, itinerari segnati a dito, percorsi nell’immaginazione fino alle strade calpestate in un compimento di un sogno di viaggio.

Il computer: la posta archiviata, la mail pronta a spirare, documenti da salvare, con un bivio che si apre a ogni file: cosa tenere, cosa buttare e il dubbio che si insinua ogni volta che schiacci:’vuota il cestino’. Resettare tutto, non lasciare tracce.

Non esistono missioni impossibili, mi ha insegnato alcuni anni fa una lunga teoria di interviste con militanti e politici, ex guerriglieri e attivisti che venivano dall’America latina. Perché quando ci provi, non perdi mai. Retorica sentimentale da ultimo assalto, da coltello fra i denti che non ho avuto, qui. Non si smette di lottare fino all’ultimo, mi ha insegnato una catena di avi e maestri che ho incontrato sul mio sentiero.
Lottare, sempre, con coerenza.
È andata in maniera diversa, in una maniera che non mi appartiene. Lo scrivo senza fare polemiche inutili, ma per onestà personale, perché in questo giro subisco, non condivido.

Il grazie più sentito ai lettori del giornale e del sito che hanno proposto di tutto per restare in piedi, dalle sottoscrizioni all’aumento del prezzo della singola copia, attori che hanno offerto l’incasso di spettacoli, messaggi che hanno riscaldato il cuore.

Il grazie più sentito a tutti i collaboratori – e sono tanti – che hanno lavorato gratuitamente per il sito e per la rivista. Ai nostri blogger, più o meno presenti, che hanno arricchito la pagina web.

Ci si vede, da qualche altra parte, in rete.

 

P.S.

Il miglior modo per onorare questa chiusura è acquistare l’ultimo numero di E il Mensile, in edicola da oggi, 25 luglio, grazie.

 

 

12 Responses to Ecco come muore un giornale

  1. Tiziana Rispondi

    25 luglio 2012 at 16:10

    appena scaricato l’ultimo numero…. mi mancherà…

  2. paola Rispondi

    25 luglio 2012 at 16:12

    Leggere queste righe e ritrovarmi. Non avresti potuto descrivere meglio cosa si prova quando si scopre che non si ha più neanche il diritto di sognare.

    Mi dispiace.

    Paola

  3. Gabriele Battaglia Rispondi

    25 luglio 2012 at 16:13

    Angelo, quando glielo spieghiamo che questa storia della chiusura è tutta una balla situazionista per far comprare il numero di agosto? :)

  4. Nicola Sessa Rispondi

    25 luglio 2012 at 19:38

    So che cosa vuol dire: mi prendo ogni singola parola, ogni virgola e ogni punto segnati su questa pagina. Cicatrici stampate, flash estenuanti nelle notti in bianco. Il sangue alla testa e negli occhi. É stata la navigazione più bella della mia vita; affacciato dalla prua di questa barca ho visto gli scorci più emozionanti di una umanità in estinzione. A bordo e fuori bordo.
    Tutto questo mi manca già da qualche mese. Non mi resta che convivere con quei ricordi che mi danno una sicurezza: ciò che abbiamo vissuto non era un sogno e neanche un miraggio. Pura, tremenda, meravigliosa realtà.
    Buonanotte PeaceReporter, Buonanotte E.

  5. Ignazio Abbondanzieri Rispondi

    25 luglio 2012 at 21:07

    Grazie di tutto, ovunque andrete verremo a cercarvi per poter vedere, attraverso le vostre parole, la realtà.

  6. Vivi Rispondi

    25 luglio 2012 at 21:43

    NOOO!!!… era l’unico giornale che ormai compravo e che leggevo sempre dalla prima all’ultima pagina e al quale non ho mai smesso di fare ‘pubblicità’ ad amici e conoscenti… spero non sia vero!!! E ora che leggerò??? SOB :-(((

  7. Mirko Rispondi

    26 luglio 2012 at 01:07

    LA SCURE DEI POTERI OCCULTI HA COLPITO ANCORA,ALLA FINE NON RESTACHE RADIO MARIA.

  8. Patrizia Rispondi

    26 luglio 2012 at 17:35

    Mi chiedo e vi chiedo, poiché comunque trapela l’ipotesi di poterci ritrovare “da qualche altra parte”, si può cominciare ad averne un minimo di speranza concreta? Perchè qualcuno – tra i commenti e gli articoli sul tema che mi son copiata in un file-a memoria “alla mia pagina inziale” – ricordava giustamente ” Ti scrivo questo perchè …. le guerre non si vincono solo con gli ospedali ma anche trasmettendo la cultura di pace”.
    Cultura di pace, cultura del fare bene, minuzioso, perdendoci tempo e guadagnandoci consapevolezza, il lavoro dell’artigiano, come si apprendeva a scuole di altri tempi(vedi anche blog di Assunta Sarlo)e mondi, per quanto sia passata meno di una generazione.
    Questa capacità distingue l’approccio geo-politico editoriale di E ed é quanto ci fa così male in ordine alla sua chiusura, quanto non ritroveremo mai altrove,ora.
    Perciò non é giusto bloccarne il lavoro. Ne abbiamo sopportate di chiusure di prospettive, nonchè di lutti personali e collettivi e continueremo ad incaponirci, continueremo il combattimento, a rifiutarci a questo sfascio.
    Ma da soli si può far poco o niente.

  9. Alfredo Somoza Rispondi

    27 luglio 2012 at 18:06

    Hasta siempre, como siempre Angelo

  10. Luciano Del Sette Rispondi

    30 luglio 2012 at 10:30

    Ti/vi abbracciano anche i tanti musicisti indipendenti, i loro produttori, le loro case discografiche, che erano felici di ritrovarsi tra le righe del blog Nota Bene. Che nostalgia non scriverti più per dirti “mando!” dopo aver ascoltato gente che della musica non fa merce. Ci mancherà anche questo, vecchio e caro Angelo. Ci mancherà, eccome se ci mancherà!

  11. Teresa Rispondi

    3 agosto 2012 at 00:33

    Vorrei capire se qualcuno me lo spiega ….io mi sarei aspettata un saluto ufficiale di chi andava SOTTO LE TORRI solidale con gli operai dov’era quando 21 persone sono state madate a casa???Dov’è i lsuo saluto e i ringraziamenti??????

  12. Halolly Rispondi

    7 agosto 2012 at 19:10

    Perché le cose belle hanno sempre una fine?! Anche quando qualcosa finisce e’ necessario pensare a come si può evolvere in un sogno ancora realizzabile, per favore non mollate! Non lo stiamo facendo neanche noi e non vogliamo farlo, da lettori e da chi fin dall’inizio ci ha creduto ha pubblicizzato, regalato E in tutte le sue forme. Questo giornale mi ha fatto capire che si può cambiare e l’entusiasmo e’ ancora tanto.. Nonostante tutto, perché e’ nonostante tutto che si fanno le cose, nonostante non sia facile e scontato. Un abbraccio da chi vi ha letto sempre con piacere, a presto.
    Halolly

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>