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I ragazzi del Laurentino 38

25 luglio 2012versione stampabile

A., 20 anni. Ho fatto le medie, poi l’Istituto tecnico commerciale. Mi hanno bocciato due anni, a metà del secondo sono stato cacciato perché ho tirato una sedia al professore. Perché mi sono ribellato? Per un periodo stavo male, e per andare al bagno dovevo portare un certificato. Porto il certificato, chiedo di andare al bagno, due, tre, quattro volte: il professore mi risponde sempre di no. Alla quarta ci vado senza il permesso. Sono andato al bagno da solo. Son tornato e mi ha detto: ti ho messo una nota perché sei uscito senza permesso. Ah sì? Ho preso e gli ho tirato una sedia. E poi me ne sono andato. Mi hanno cacciato via. Poi ho fatto un centro regionale per l’avviamento al lavoro, ma il preside si è rubato tutti i soldi, anche quelli degli stipendi dei professori. Poi la Ernesto Nathan, centro formazione professionale. Quella l’ho finita. Ma con difficoltà. Al terzo anno ho avuto problemi con una ragazza. L’ho picchiata e mi volevano espellere, quando mancavano un po’ di mesi. Grazie a Laura, dell’associazione Pontedincontro, ha parlato con il preside e sono arrivati a un accordo. L’associazione garantiva che avrebbe seguito loro, il programma con me, per non farmi perdere l’anno. Non mi volevano a scuola, e devo ringraziarli davvero quelli della Pontedincontro. Lavoro? Ho provato due porta a porta, ma lasciamo perdere. Ti insegna più la strada che la scuola. Ora non faccio niente.

I responsabili dell'associazione Pontedincontro con uno degli ex-allievi

 

S., 25 anni. Faccio l’idraulico da dieci anni. Pago un mutuo da mille euro, ho comprato rustico a Torvaianica, 140 metri quadri. Chi, tra i laureati che conosco, se lo può permettere? Nessuno. Io ho anche un gommone, usato. Ho preso la licenza media seguendo un corso due volte a settimana. Mio padre mi voleva da subito a lavorare con lui, come idraulico. Di continuare la scuola nemmeno a parlarne. Lui ha iniziato due anni prima di me, a dodici. Quindi, per lui era normale che non mi volesse far perdere tempo.

A., 22 anni. Ho cominciato a lavorare a 16 anni. Ho smesso la scuola dopo la terza superiore, terminata con un anno di ritardo. Ho iniziato a fare l’elettricista alla fine della prima superiore, ma ho smesso perché non mi piaceva. Oggi, dopo molti lavori occasionali come l’aiuto cuoco o il manovale, sono tornato a fare l’elettricista. Guadagno oltre mille euro al mese.

F., 20 anni. Uno deve andarsi a mangiare una pizza con un amico e non ha soldi. Come fa? Va a spacciare. Con lo spaccio si riescono a tirare su centinaia di euro al giorno. Qua c’è un posto dove una macchina viene e una va, una viene e una va, tutto il giorno. Conosco parecchie persone che lo fanno, invece di andare a scuola. Sono soldi facili. Ci sono ragazzi, magari della mia età, che fanno tutti e due: spacciano e lavorano. Si sa a quello a cui si va incontro. Il gioco vale la candela. E se uno lo fa si prende tutte le responsabilità. Ci sono persone che lo fanno per fumare gratis, chi per i soldi, chi per necessità, chi per il rispetto. Conosco una persona che vendendo la coca si è comprato due case, ne è uscito pulito, mai ‘bevuto’ (beccato, arrestato, ndr). Adesso ha smesso. Se vuoi uscire dici ‘basta’, chiudi tutto, dai quello che devi dare e tanti saluti. Ma se stai, devi onorare la parola. Del nostro gruppo, saremo una ventina, siamo più quelli sbattuti in mezzo a una strada che quelli che hanno continuato a studiare.

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