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Taranto, cercando un futuro

26 luglio 2012versione stampabile

Christian Elia

La decisione, secondo fonti di stampa, dovrebbe arrivare nel giro di poche ore. Il gip Patrizia Todisco, avrebbe firmato il provvedimento di sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto, oltre a disporre misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici dell’azienda.

Tra la polvere delle carte bollate, restano tracce del ricatto occupazionale: gli operai sono scesi in strada per urlare la loro disperazione. “Chiederò che il provvedimento di riesame avvenga con la massima urgenza”, fa sapere il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. “Verrà affrontata l’emergenza per almeno 15mila persone in seguito a iniziative della magistratura che sta procedendo al sequestro e a altre misure cautelari”.

I sindacati, come si è già osservato in altre occasioni, sono in mezzo al guado: si mobilitano e lottano per salvare i posti di lavoro a rischio, pur consapevoli che ogni giorno, quel cartellino timbrato, può essere una tacca, una stazione di passaggio verso la malattia, la morte, il dolore di genitori, figli e coniugi. Ma senza lavoro come si fa? Frasi ascoltate all’Eternit di Casale Monferrato e altrove: ”Posso ammalarmi oppure no, ma di fame muoio di sicuro”.

La politica, in imbarazzo. Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, che tra le promesse della campagna elettorale del suo primo mandato aveva parlato al cuore di Taranto, promettendo un futuro. Ora il governatore, in un tavolo tecnico con il ministero, si affretta a trovare soluzioni che fino a quando non si è palesato l’intervento della magistratura erano rimaste lettera morta.

Perché in fondo Taranto è una città ferita, dove l’Ilva e i suoi morti sono solo l’ultimo di una serie di dolori imposti a una città che ha sempre avuto nel suo mare, nei suoi due mari, il suo senso. Una città che più di altre ha vissuto il boom dell’Italia che si sognava grande potenza industriale, svegliandosi nell’incubo della crisi e dell’inadeguatezza. Quell’Italia che straparla di Tav e ponte sullo Stretto di Messina, ma dove per un viaggio da Bari a Reggio Calabria in treno vanno messe in conto undici ore.

Taranto sembra una polaroid, di un modello in scala. Un’Italia in miniatura, di quelle buone per famigliole e turisti in gita. Il comune, nel 2006, si sveglia fallito. Il più grande dissesto finanziario di un ente locale, un buco di quasi 500 milioni di euro, un sindaco travolto dagli scandali, stipendi d’oro che hanno arricchito un clan di burocrati, un prefetto nominato a governare quella Puglia diventata famosa per Giancarlo Cito, osceno mix tra populismo e fascismo accattone.

Un disavanzo di oltre 83 milioni di euro nel 2004, lievitato a quasi 138 milioni nel 2005. I debiti fuori bilancio sfioravano i 150 milioni. Gli oneri latenti sono di quasi 160 milioni di euro. Il commissario straordinario stima con precisione il “buco” fra i 446 e i 447 milioni. Con un trucco le voci passive le hanno trasformate in attive, i debiti in crediti, nelle entrate sono finite le voci “uscite” delle partecipate e voci incerte come quelle dei tributi ancora non riscossi. Una contabilità taroccata dal primo all’ultimo numero. Anche il calcio ci si mette. Una bufala illude una città intera, con una voglia matta di un sorriso. Si parla di ripescaggio, di serie B. Invece è solo un’altra beffa.

Ruberie, politici capaci di distruggere e mai di costruire, il lavoro svanito salvo tenerselo stretto a costo della salute. E ti resta solo da guardare quel che resta della Magna Grecia. Il porto, il cuore, che potrebbe finire in mano ai cinesi. Ma forse si tirano indietro pure loro, spaventati da promesse di infrastrutture, leggi che bloccano la crescita, ma che non riescono a proteggere nessuno dalla corruzione e dal furto. Si aspetta la decisione del gip. Si aspetta un domani differente. Buona fortuna Taranto.

One Response to Taranto, cercando un futuro

  1. Renzo Rispondi

    27 luglio 2012 at 12:25

    Taranto.. l’esempio della totale assenza di tutte le istituzioni che hanno latitato per decenni senza pensare che questo giorno prima o poi sarebbe arrivato.. Ora c’è una città divisa a metà.. c’è chi deve scegliere di non morire di fame e chi non morire per l’inquinamento… Sia chiaro la colpa è cmq di tutti… in Italia ormai si moltiplicano i casi dove si arriva quando la tragedia è ormai compiuta…
    SVEGLIAMOCI !!

    Renzo – Taranto

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