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Pronti a bombardare in Afghanistan. Ma il Parlamento?

27 luglio 2012versione stampabile

Enrico Piovesana

7 febbraio 2012
Oggi al Quirinale il presidente Giorgio Napolitano presiederà un Consiglio supremo di Difesa di cruciale importanza, poiché si esprimerà non solo sull’acquisto dei costosissimi cacciabombardieri F-35, ma anche sulla delicata decisione di autorizzare bombardamenti aerei italiani in Afghanistan.

L’imbarazzo e lo scaricabarile del premier Monti di fronte alla domanda di Lilli Gruber, sommato alle numerose dichiarazioni pubbliche del ministro della Difesa Di Paola sull’assoluta necessità di “andare avanti” con il programma F-35, suggeriscono che non vi saranno retromarcia sostanziali su questa folle spesa militare (almeno 13 miliardi di euro, destinati a lievitare di molto). Si può sperare solo in minime riduzioni o dilazioni.

Silenzio di tomba invece, anche da parte del mondo politico, sull’altra importantissima questione che verrà discussa domani in Consiglio supremo di Difesa al punto dell’ordine del giorno che recita “riqualificazione dell’impegno italiano” nelle missioni militari internazionali: la scelta di rimuovere i ‘caveat’ che finora hanno impedito ai nostri cacciabombardieri Amx (proprio quelli che andrebbero rimpiazzati dagli F-35) di effettuare azioni di bombardamento.

Questa cruciale decisione, che nemmeno Ignazio La Russa osò prendere d’autorità senza l’avallo del Parlamento (e infatti alla fine vi rinunciò), Di Paola si è limitato a comunicarla alle commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato, senza sottoporla alla minima discussione per un parere. Anzi, la cosa è venuta fuori in commissione solo perché il senatore Pd Gian Piero Scanu glielo ha esplicitamente chiesto, dopo che Di Paola aveva genericamente parlato di misure per rafforzare la sicurezza del contingente italiano in Afghanistan.

Di fronte a una notizia del genere, riportata con grande evidenza anche da La Repubblica, ci si sarebbe aspettati una qualche reazione da parte di quei partiti progressisti che, seppur non contrari alla guerra, rivendicano il ruolo del Parlamento nel decidere su una materia di tale rilevanza politica e costituzionale. Esattamente com’era accaduto nell’ottobre 2010, quando la stessa proposta la avanzò La Russa.

In quei giorni, non così lontani, il Pd Arturo Parisi – forse perché all’epoca non distratto da qualche scandalo come oggi – affermò con forza che l’autorizzazione dei bombardamenti aerei “può essere decisa solo dal Parlamento” perché “non è una questione tecnica da lasciare sulle spalle dei militari”. Lo stesso segretario del Pd Bersani allora riteneva “assurdo mettersi a parlar di bombe”.
Oggi che i Democratici non stanno più all’opposizione, nessuno dice più una parola.

Nessuna voce si è levata dal Pd nemmeno dopo che la decisione del ministro di Di Paola è stata confermata dalle parole del capo di Stato Maggiore, generale Blagio Abrate, che durante la sua recente visita al contingente italiano in Libano, ha dichiarato: “Gli Amx avevano la possibilità di sparare solo con i cannoni di bordo. L’Italia non li usava al 100 per cento delle potenzialità. Adesso invece i nostri uomini potranno intervenire alla pari e con una tempistica diversa. Le bombe sono una difesa. Anche in Libia abbiamo sganciato le bombe e abbiamo fatto bene”.

Neanche il senatore Scanu, che aveva inizialmente dichiarato a La Repubblica che “ogni cambiamento dei caveat deve essere deciso in modo formale davanti alle Camere e non notificato durante un’audizione”, ha più voluto parlare dell’argomento. E online l’ha ripetutamente sollecitato un suo ulteriore commento, ma ci ha risposto che prima doveva capire quale fosse, se vi fosse, una posizione ufficiale del suo partito. Visto che la posizione alla fine è stata quella del “silenzio-assenso”, è rimasto silente anche lui.

La Difesa non ravvisa la necessità, né tantomeno l’obbligo, di consultare il Parlamento perché, come sostengono sia il generale Abrate che lo stesso Di Paola, “le regole d’ingaggio non cambiano” e anche perché, argomenta il ministro, “in Parlamento c’è stato un forte sostegno alla necessità di proteggere i nostri militari, quindi questa decisione è solo una conseguenza logica di questo sostegno”.
“Se il Parlamento ritiene di dover essere consultato ha gli strumenti per chiederlo, ma non mi pare l’abbia fatto”, ha osservato parlando a E online il capoufficio stampa del ministero, generale Giancarlo Rossi.

In effetti la stessa Camera dei deputati, in occasione del voto sul rifinanziamento delle missioni militari, ha paradossalmente respinto quasi all’unanimità un ordine del giorno presentato dai deputati Radicali del Pd che impegnava il governo “a rimettere al Parlamento la decisione sull’uso di ordigni bellici a caduta libera o guidata (GBU-39 Small Diameter Bomb o similari) da parte dei velivoli dell’Aeronautica militare italiana impiegati in Afghanistan”.

“Lo stesso fatto che le commissioni competenti, informate dal ministro, non abbiano fatto osservazioni rappresenta un implicito via libera”, dice a E online l’ex sottosegretario alla Difesa del governo Prodi, Lorenzo Forcieri. “Detto questo, ritengo che una simile decisione richieda eccome un pronunciamento parlamentate in quanto si vanno a modificare sostanzialmente le regole d’ingaggio decise dal Parlamento al momento dell’autorizzazione all’invio dei nostri bombardieri in Afghanistan. Per non parlare della contraddittorietà politica di una simile scelta in una fase del conflitto in cui si tende a privilegiare l’aspetto civile e a limitare sempre di più il ricorso a strumenti dimostratisi estremamente rischiosi dal punto di vista degli affetti collaterali”.

In vista del Consiglio supremo di Difesa di mercoledì, E online ha provato a chiedere ulteriori delucidazioni al ministero di Di Paola, ma fino a lunedì sera negli uffici di via XX Settembre non c’era nessuno a causa della neve: “E’ ‘na giornataccia”, ci ha risposto l’unico addetto dell’ufficio stampa che rispondeva al telefono.

Domani rischia di essere una giornataccia anche per la democrazia di questo Paese. Che la decisione di autorizzare bombardamenti in Afghanistan implichi o meno l’obbligo formale di un pronunciamento parlamentare, rimane il fatto che un governo ‘tecnico’, non legittimato dal voto popolare, avrebbe quantomeno il dovere politico di consultare il Parlamento su una decisione che – come sosteneva l’ex ministro alla Difesa Parisi – muta radicalmente la natura della nostra missione militare in Afghanistan e viola quindi l’articolo 11 della nostra Costituzione.

Speriamo che domani se ne ricordi almeno il presidente Napolitano, che della Costituzione è garante.

33 Responses to Pronti a bombardare in Afghanistan. Ma il Parlamento?

  1. Andrea Rispondi

    7 febbraio 2012 at 11:02

    Non voglio entrare nel merito delle competenze del parlamento, ma chi scrive sa che se gli italiani sotto il fuoco nemico chiedono un supporto aereo lo ottengono comunque che sia italiano o straniero? Secondo Voi è importante agli occhi di chi viene bombardato se chi sgancia l’ordigno sia francese, norvegese, americano o italiano?

    Non è la prima volta che la sola presenza aerea abbia scoraggiato gli insorgenti, ma ciò accade se nel braccio di ferro che si crea si è disposti ad arrivare ad utilizzare tutte le risorse disponibili per difendere chi viene attaccato…..

    Le regole d’ingaggio sono severissime, e permettono l’uso di determinate armi solo se non vi è la presenza di civili nella zona degli scontri. La cronaca è piena di notizie in cui soldati NATO non potevano rispondere adeguatamente alla minaccia perché chi attaccava si faceva scudo di donne e bambini; come è piena di errori clamorosi che hanno fatto vittime innocenti; ma mi sembra che gli italiani si siano sempre dimostrati particolarmente attenti alla sicurezza della popolazione civile….

    Punire severamente coloro che non rispettano le regole è forse meglio che escludere a priori l’uso di uno strumento di difesa efficace la cui deterrenza a volte e già risolutiva…

    • AglieglieBratsov Rispondi

      27 luglio 2012 at 21:09

      “… mi sembra che gli italiani si siano sempre dimostrati particolarmente attenti alla sicurezza della popolazione civile…”

      La retorica degli “Italiani brava gente” in guerra DI OCCUPAZIONE non regge più, anche se si studia ancora nelle scuole che in colonialismo italiano fu “buono”, che il Libia e in Etiopia portammo “le strade e i ponti” e non l’iprite.

      Gli studi storici sulle imprese delle truppe italiane DI OCCUPAZIONE (e in Afghanistan siamo una potenza OCCUPANTE come gli altri) hanno fatto piazza pulita di questa risibile favoletta: gli italiani OCCUPANTI e colonialisti hanno compiuto né più ne meno gli stessi orrori delle altre potenze.
      Spero solo che non si debba aspettare uno storico del 2060 per determinare che le truppe DI OCCUPAZIONE italiane in Afghanistan hanno ucciso, bombardato, sequestrato, ferito, offeso, ingiuriato un popolo esattamente come hanno fatto Americani, Inglesi, Canadesi, ecc.
      L’unica differenza sta nel numero dei soldati.
      Mi scuso per il maiuscolo, ma mi sembra che il fatto che siamo una potenza OCCUPANTE, anche ai fini del negletto diritto internazionale, non è entrato nella testa di molti.

  2. Rina Rispondi

    7 febbraio 2012 at 11:25

    La scelta di non tagliare le spese militari in tempo di crisi è facilmente comprensibile se si considera la crisi energetica prima di quella economica. Questo governo non verrà sottoposto al giudizio popolare del voto, quindi non deve preoccuparsi dell’opinione pubblica, ma il silenzio dell’opposizione (?) è veramente “assordante”, specie considerando come con la parola “emergenza” (di governo, metereologica, di sicurezza) in questo Paese si riesca a giustificare qualsiasi cosa.

  3. Andrea'65 Rispondi

    7 febbraio 2012 at 11:37

    La cronaca è piena di bambini che raccolgono legna, partecipanti a matrimoni, contadini che arano che vengono bombardati per errore.
    E tu sei uno dei tanti “occidentali” che meritano abbondantemente una terza guerra mondiale e di mettere al mondo figli all’uranio impoverito.

    • GiuSci Rispondi

      8 febbraio 2012 at 11:36

      Quoto Andrea.

  4. luciana Rispondi

    7 febbraio 2012 at 12:02

    Dieci anni di guerra in Afganistan, durante i quali più di uno ha sempre avuto, sin dall’inizio,”licenza di bombardare”,dimostrano che, tutto sommato, di deterrenza non ce ne è stata molta…Ci sono stati, quelli sì, i soliti “effetti collaterali”, e non si parli sempre solamente di “scudi umani”. E’ ora di smetterla con queste acrobazie mentali, e con questi “mezzi di risoluzione delle controversie internazionali”, qualunque sia la loro provenienza. Ma un briciolo di coscienza, dove lo dobbiamo cercare?

  5. Armando Pitocco Rispondi

    7 febbraio 2012 at 12:12

    In realtà le cronache sono piene di bombardamenti criminali che in Afghanistan hanno raso al suolo città, con i civili dentro, e non sono “errori clamorosi”, ma la norma. Il TG1 (non Gino Strada) dice che in Afghanistan il 64% delle vittime del 2010 sono bambini. http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-314add08-7f92-492c-9dd4-41161985455c.html

    E poi c’è il piccolo fatto che nell’articolo 11 della Costituzione c’è scritto: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

    E c’è un motivo per cui i costituenti scrissero così. In Afghanistan c’è la guerra dal 1979, quasi senza interruzione. E la presente guerra, quella dei contigenti Nato e alleati è dal 2001 che va avanti. Non è stato risolto nulla, i talebani ancora dominano in varie parti del paese, al governo ci sono vecchi signori della guerra con cui gli USA hanno fatto accordi, le elezioni sono truccate e non c’è democrazia. La povertà assoluta è salita dal 23% al 36%, l’aspettativa di vita è scesa da 46 a 44 anni, la mortalità infantile è aumentata dal 147‰ al 149‰, il tasso di alfabettizzazione è sceso dal 31% al 28%. Per non parlare dell’economia dell’oppio che è cresciuta tantissimo. http://www.emergency.it/media/video-afghanistan-10-anni-di-guerra.html

    Questo il risultato di 10 anni di guerra. Quanto invece l’Italia (e la coalizione) si è impegnata a trovare soluzione diplomatiche? Credo che sia notevole che il ministro della “Difesa” voglia sganciare le bombe senza essere mai stato in Afghanistan, senza aver nemmeno tentato una sua soluzione diplomatica.

    Così la guerra andrà avanti finché non avremo più soldi, oppure finché non saranno morti tutti.

    Ah, sarebbe cortese, Signor Andrea, che pubblichi il suo nome per intero, dal momento che espone in una pubblica piazza (per quanto questa sia piccola) delle opinioni politiche. Perdono immediatamente di valore se chi le sostiene è addirittura anonimo.

    • Andrea Rispondi

      7 febbraio 2012 at 14:17

      Signor Pitocco ho letto con attenzione l’articolo che mi ha postato:
      http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-314add08-7f92-492c-9dd4-41161985455c.html

      e ne riporto alcuni stralci:

      “Se non vengono uccisi per una mina in strada, rimangono mutilati per sempre. Ammazzati negli attacchi aerei, o per i kamikaze.”

      “Nel 2010 sono morti in tutto 2.421 civili, di cui oltre settecento bambini: la maggior parte, il 64 per cento, è morta per gli attacchi dei ribelli armati; il 17 per cento è stato invece vittima delle forze di coalizione Nato, mentre il 15 per cento è stato vittima di incidenti legati alla tutela della sicurezza.”

      Mi perdoni ma qui non dice che la maggior parte sono bambini, ma che il 64% dei 700 e più bambini sono morti per gli attacchi dei ribelli armati ed il 17% è stato vittima delle forze di coalizione.

      Il 17% rimane un’enormità abominevole ma sono il primo che può testimoniare come venga tenuto da conto la vita di un bimbo da parte degli insorgenti. Basti ricordare quell’innocente torturato e impiccato perché ritenuto confidente della coalizione.

  6. Andrea Rispondi

    7 febbraio 2012 at 13:56

    L’errore è stato credere di poter cambiare qualche cosa in poco tempo, e prima di noi lo hanno fatto altri eserciti, lì ed in altri luoghi.
    In Italia dopo 30 anni dalla fine della guerra avevamo il terrore dei colpi di stato, delle brigate rosse e nere, dei servizi deviati e dell’influenza internazionale, ed ancora oggi si parla di brogli, di incostituzionalità di norme etc.. ma come si poteva pensare di risolvere la situazione in meno tempo di quello che ha permesso all’Italia di risollevarsi avendo una classe istruita ben al di sopra della media afghana, delle strade asfaltate e ferrate che anche se logorate dalla guerra hanno dato modo di mettere in moto lo sviluppo?

    L’Art. 11 forse ha subito delle modifiche? A me sembra che non ci sia nulla di incostituzionale, ma sono io sicuramente il miope e guardo solo ciò che mi interessa….

    Qui probabilmente bisognerebbe andare ad approfondire cosa si intende per guerra perché se la dicitura è quella generica che prevede che si spari per definirla tale allora non ho nulla da obbiettare, ma se si scende un poco più in profondità e si guardano alle regole d’ingaggio tanto acclamate, e alle procedure utilizzate e si ha esperienza di guerra allora si trovano subito le differenze. Per essere espliciti normalmente in guerra prima di mandare allo scoperto delle truppe di terra si prepara il campo di battaglia con un intenso fuoco aereo o d’artiglieria… non mi sembra che risulti ad oggi un impiego così disinvolto delle armi da parte italiana.

    Tolto ciò, la coscienza che mi si chiede di tirar fuori, e quella che mi fa scrivere le cose che scrivo in una pagina di un giornale che non mi sembra nascondere il proprio schieramento, per ricevere le critiche che mi muovete e che sono lieto di leggere con attenzione perché non mi ritengo il verbo fatto carne portatore di verità…

    Il mio cognome non è presente perché non pensavo fosse necessario, e non penso che lo sia nemmeno perché qui si parla di idee, e se sono offensive e inappropriate il post verrebbe annullato e la redazione è in possesso anche dell’indirizzo mail necessario a rintracciare il “postatore” e muovergli azioni legali contro ove necessario. E non mi sembra di essere l’unico….

    I Signori della guerra con cui gli USA fanno accordi? Non sono solo gli USA, e mi sembra di ricordare che gli alleati strinsero accordi con i mafiosi per controllare il territorio nazionale quando sbarcarono in Italia.

    Non si possono mandare avanti le questioni internazionali solo con la morale perché benché sia la prima delle qualità da perseguire essa spesso non è tenuta da conto dalla controparte.
    Lasciamo perdere gli scudi umani? Chi ha scritto l’articolo non è uno sprovveduto ed è un report internazionale con esperienza. Chiedete a Lui se si è mai scontrato con queste “acrobazie mentali”.
    Comunque vi ringrazio perché ho trovato persone educate e di conseguenza non solo stimolanti per la discussione, ma anche fonte di riflessione.

  7. antonio urzo Rispondi

    7 febbraio 2012 at 14:30

    Uomo del mio tempo di Salvatore Quasimodo

    Sei ancora quello della pietra e della fionda,
    uomo del mio tempo. Eri nella carlinga
    con le ali maligne,le meridiane di morte,
    - t’ho visto – dentro il carro di fuoco,alle forche
    alle ruote di tortura.T’ho visto: eri tu,
    con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
    senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
    come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
    gli animali che ti videro per la prima volta.
    E questo sangue odora come nel giorno
    quando il fratello disse all’altro fratello:
    “Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
    è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
    Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
    salite dalla terra, dimenticate i padri:
    le loro tombe affondano nella cenere,
    gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

  8. ornella Rispondi

    7 febbraio 2012 at 16:09

    Si è aperta una bella discussione! Da un lato un militare, forse,(o simpatizzante tale)che pone,in buona sostanza, il vecchio quesito -mai risolto- di chi compare prima: l’uovo o la gallina..Ci si “difende” perchè l’altro “attacca”. Ovviamente problemi morali (si parla di guerra) è meglio non porseli. Di solito da questa posizione non si è mai schiodato nessuno. Dall’altra chi propone una svolta epocale: interrogare la propria coscienza e “restare umani”. Qui ci vorrebbero politici capaci e veramente coraggiosi. In questo momento non ne vedo. Penso però che la società civile sia molto meno qualunquista e indifferente di quanto appaia: basterebbe un’informazione meno pilotata e molto più obiettiva; ascoltare quanto raccontano i medici degli ospedali in zone di guerra, o dove la guerra è finita, e non se ne parla più.

    • Andrea Rispondi

      7 febbraio 2012 at 19:17

      Sig.ra Ornella, era proprio quella che cercavo, una bella discussione al di fuori di slogan e prese di posizione, e forse ho trovato il forum giusto…. sono stanco della visione ultrà che chi è militare o simpatizzante sia un guerrafondaio cresciuto all’ombra dei film made in USA, e cerco la discussione proprio perché ritengo che la forza nelle mani delle Forze Armate sia smisurata e obbligatoriamente soggetta al parlamento! Io parlerei di morale invece, perché dietro un arma c’è sempre un uomo, ed anche in guerra è necessario non oltrepassare certi limiti.
      Il mondo che mi proponete è un sogno che desidero con ogni forza, ma è proprio visitando paesi colpiti dalla guerra che mi sono convinto del fatto che sia mio malgrado un utopia…. così non fosse non ci sarebbe bisogno di carceri di polizia e di forze armate. Insomma sono dell’idea che nella ricerca spassionata dell’isola che non c’è sia proprio la definizione di regole precise il confine che indica la via da seguire per raggiungerla… anche le più semplici come vietare la vendita di giochi di guerra dal realismo disarmante che molti studi hanno dimostrato essere paragonabili all’addestramento militare nella capacità di permettere all’IO di oltrepassare quella che è la paura primaria di ogni uomo; cioè quella di uccidere un proprio simile. La salvaguardia della specie è la base su cui si fonda tale paura. Ecco perché all’addestramento del militare è fondamentale affiancare una gerarchia, regole precise di convivenza ed infondere un senso di Stato e di servizio verso la nazione che fissino lo scopo dell’uso della forza. Non la prevaricazione, ma la protezione!

  9. paolo Rispondi

    7 febbraio 2012 at 18:20

    un solo pensiero piccolo piccolo: a qualcuno è mai venuto in mente che nessuna guerra, dico N E S S U N A ha mai risolto nulla! che i conflitti portano solo miseria e lacrime per tutti i popoli coinvolti? che dovremmo imparare che è più forte l’amore, che è più forte GHANDI di qualsiasi potente di turno,che madre Teresa di Calcutta è riuscita dove nessuno ha potuto/voluto, che nonostante le apparenze un povero monaco tibetano è più forte dell’intero esercito cinese…

    • Andrea Rispondi

      7 febbraio 2012 at 20:05

      Sig. Paolo, le persone che ha citato sono SANTE e le lezioni che hanno dato incredibili, ma la rivoluzione francese non è stata una passeggiata nel parco, il risorgimento non è ricordato solo per il riscatto italiano, la Croce Rossa non nasce sui campi da gioco, il riconoscimento dei fondamentali diritti sociali non derivano dalla saggezza dei governanti, il monaco tibetano non ferma il dominio della Repubblica Popolare Cinese sul Tibet…..

      Volenti o nolenti la storia, per quanto triste, mi sembra essere l’ennesima prova di quanto sostengo. Lei dice che nessuna guerra ha mai risolto nulla, ma per assurdo tutte le conquiste anche “civili” che abbiamo ottenuto derivano dalla violenza assurda e cieca di cui l’uomo è l’unico essere vivente sulla Terra che ne sia capace. L’orrore di ciò che è accaduto ha portato a scrivere quelli che sono i diritti fondamentali dell’uomo, nonché a stabilire chi in guerra si macchia e si è macchiato di crimini contro l’umanità….

  10. rollsappletree Rispondi

    7 febbraio 2012 at 18:55

    Salve,
    Io ho letto o sentito da qualche parte (spero di non sbagliarmi) che non possono più tirarsi indietro su questo tema perchè dovremmo pagare delle penali salatissime, e a conti fatti “conviene” farli fare e almeno pagare qualcosa che ci resterà in casa.
    Il vero scempio è stato perpetrato chi ha fatto partire i lavori per questi aerei.
    Poi il discorso se usarli o meno per bombardare l’afghanistan è un altro paio di maniche.

    • Fabrizio Pieroni Rispondi

      7 febbraio 2012 at 20:48

      Quella delle penali è una bufala spaventosa, non c’è nemmeno ancora il contratto firmato. Che verrà firmato presto, buttando via un capitale che ci costerà ulteriori sacrifici.

  11. Riccardo Saponi Rispondi

    7 febbraio 2012 at 20:39

    Buonasera,
    mi permetto di dire che non è proprio possibile tirare in ballo la Rivoluzione Francese, l’occupazione in Tibet o qualsivoglia tentativo di “Resistenza” in un discorso che è partito dalla riqualificazione dell’assetto italiano nelle missioni e che volendo si può estendere all’ennesimo rifinanziamento delle missioni all’estero.
    La Rivoluzione Francese è figlia dell’Illuminismo e ancor più porterei l’esempio della Comune del 1871. L’uomo che lotta davvero per i proprio diritti nell’ottica di un futuro migliore. Progresso ed evoluzione pura.
    Qua si sta parlando di mercati di morte invece. Le guerre ora si fanno perchè le armi molto semplicemente vengono prodotte. Vanno vendute ed usate. Un mercato di morte. Sarà semplicistico, sarà demagogico (perchè tanto ora basta esprimere un pensiero simile perchè si venga tacciati di demagogia) ma è la verità. E le armi si vendono dove c’è un minima minima possibilità di guadagno per i paesi “che si vogliono occupare di questioni internazionali”. Ulteriore cosa, non ci stiamo difendendo, stiamo attaccando. Ovviamente non verrà ascoltato sul TG1, letto sul Corriere, ma basta ingegnarsi per scoprire che non siamo in missione di “pace” ma stiamo facendo diverse Guerre. Il fatto che avvengano al di fuori dei nostri confini non legittima il fatto di non chiamarle come tali a mio parere.
    Detto questo, si tratta invece di prendere una posizione fissa. O accettare i fatti per come sono e dire “si, mors tua vita mea”, o non accettarle. Chi costruisce ospedali risolve questioni internazionali veramente. Tutto il resto è opportunismo, Nuovo Colonialismo.
    Infine, basta fare qualche semplice conto per capire che quesi soldi sarebbero spesi meglio nei servizi che uno stato dovrebbe garantire: sanità, istruzione, lavoro.
    Chiedo scusa se posso essere sembrato un pò sgarbato.
    Riccardo

  12. Andrea Rispondi

    7 febbraio 2012 at 21:33

    «Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre». Albert Einstein.

    Secondo me non è la produzione di armi a causare le guerre, ma sono le guerre che offrono un ottimo business ai produttori di armi. Se non ci fossero fucili ci prenderemmo a sassate come già accadeva e accade quando non si ha accesso ad armi più raffinate.
    L’ultimo che mi viene in mente in ordine cronologico è il poliziotto municipale di Milano ucciso da un auto… un arma non menzionata in nessun elenco di armi da guerra….

    “L’uomo che lotta davvero per i proprio diritti nell’ottica di un futuro migliore. Progresso ed evoluzione pura.”
    L’uccisione di parecchie persone tramite il taglio netto della testa (e non mi sembra di ricordare che tutti fossero stati condannati con sentenze eque) è sicuramente quello che definirei progresso ed evoluzione pura….
    Il mio non era un paragone delle motivazioni, ma una considerazione di come si arrivi a certi risultati, che oggi molti definiscono non solo storici, ma anche indici di civiltà e progresso.

    Quei soldi sarebbero spesi meglio solo se tutti fossero in accordo con quanto Lei afferma.

    Non c’è bisogno di scusarsi, almeno per quanto mi riguarda, è proprio la Sua critica che mi ricorda che ogni giorno bisogna porsi delle domande su ciò che si fa, senza arroccarsi sulle proprie posizioni ed idee…. grazie

  13. Gufy Rispondi

    7 febbraio 2012 at 22:27

    Io dico che è ora di smetterla ed è anche ora di rientrare a casa.
    Abbiamo già fatto abbastanza gli scemi in giro per il Mondo, infilandoci in faccende non nostre e ammazzando persone che non c’entravano nulla.
    Rientriamo a casa e sopratutto non compriamo gli F35 che costano un botto, tanto non ci servono!

    • andrea Rispondi

      8 febbraio 2012 at 12:05

      caro gufy questo è senza dubbio il commento può coerente e adatto alla situazione.
      stiamo forse allargando un pò troppo la discussione con i monaci e la rivoluzione…

  14. Riccardo Saponi Rispondi

    7 febbraio 2012 at 22:40

    Un attimo. Credo si stiano un pelo confondendo le questioni. Senza fare della dialettica che è inutile, ribadisco che qualunque sia la motivazione del paragone mi sembra proprio impossibile provare ad inserirlo in un contesto che è totalmente diverso.
    La Rivoluzione Francese è stata chiamata “Rivoluzione”. Non “riqualificamento degli assetti strategici del Terzo Stato nei confronti di Clero e Aristocrazia”,nemmeno “missione di pace”, nemmeno “aiuto internazionale”. Rivoluzione, e ha un significato ben preciso. Credo ci sia una differenza abissale fra difendere i propri diritti e fare dei soldi mercanteggiando morte. Certo, la ghigliottina è andata a tutto spiano e si è ritorta contro i propri sostenitori. Non è certo l’esempio di pace da portare nel mondo, altri hanno citato Gandhi. Tu stesso hai citato Einstein, che disse quello non certo per sottolineare che tanto, comunque vada, l’uomo è destinato a massacrarsi e amen, non ci si può far nulla. E’ innegabile che la Rivoluzione sia stata un cambiamento epocale dove il popolo, la Cittadinanza, ha avuto la sua parte.
    Ma senza girare attorno a paragoni, siamo di fronte ad uno Stato che è in guerra con altri. Per soldi. Per “motivi, questioni, opportunità internazionali” che si traducono sempre e solo in soldi. Che andranno nelle solite casse. Che rigireranno nelle solite tasche. Questo è quello che sta accadendo. Una bomba in una scuola la chiamiamo “danno collaterale”. Questo è un altro fatto. E un altro fatto, visto che sono stati citati, è che i “nostri” non sono lì per difendere il sacro suolo italico, per amore della Patria, per coraggio o per senso del dovere. La maggior parte sono lì perchè, da noi, di lavoro “non c’indadi”, come si dice dalle mie parti: “non ce n’è”. E quindi tanto vale arruolarsi. E le mie parti sono le province sarde, che forse ad oggi, sono quelle che hanno pagato il più alto contributo in 15 anni di varie Occupazioni militari di altri paesi. E lo dico molto tranquillamente, da persona che certi discorsi li sente da quando ha iniziato il liceo. “Mi arruolo, anche perchè qua sennò cosa faccio”. Questo è sintomo di uno Stato che è fallito. Da tempo.Questo è ciò di cui si sta discutendo e che sta passando, acnro più grave, totalmente innosservato sotto gli occhi di un popolo che vive sotto una Costituzione ben chiara.
    Ma nonostante i fatti siano questi e siano oltremodo chiari, si continua a parlare, con una certa soddisfazione anche, di “impegno in campo internazionale” e si sostiene una certa ineluttabilità della guerra, con parole e linguaggi che non sono molto dissimili dal politichese.
    Detto ciò con “Quei soldi sarebbero spesi meglio solo se tutti fossero in accordo con quanto Lei afferma” mi pare anche di capire che visto che, ovviamente, è impossibile mettere tutti d’accorso tanto vale spendere tali soldi nei contesti appena sopra descritti. Circa una 20ina di miliardi di spese militari generiche, quei 13 miliardi per 105 caccia F.35, da poco quasi 700 milioni di euro per rifinanziamenti vari. Solo in Afghanistan poco più di 3 miliardi di euro in 3 anni. Vogliamo ancora chiamarli “impegni internazionali”? Si vuole ancora stare a definire qualsivoglia regola di ingaggio? O ci basta solamente iniziare a chiamare le cose con il loro nome: Guerra. In palese violazione della Costituzione, in quanto siamo una forza di occupazione per interessi monetari e servilismo. E anche questo mi sembra ben chiaro.
    Definito ciò allora poi magari si potrà discutere delle proprie posizioni, arroccarvicisi sopra o rimanere fermi, come meglio si crede. Personalmente ritengo che vi siano solamente due posizioni possibili da prendere rispetto alla Guerra e a quel che ne consegue.
    La mia è chiara. Mi piacerebbe per una volta che il confronto avvenisse almeno con una controparte che dica. “Si, siamo in Guerra, è brutto da dire, ma essendo uno Stato Inutile, dobbiamo far girare l’economia in qualche modo. E sulla Costituzione…la interpretiamo”.

  15. Andrea Rispondi

    7 febbraio 2012 at 23:17

    Non faccio dialettica, non faccio del politichese, non ho le capacità lessicali e la cultura necessaria per potermelo permettere. Tolto ciò, non voglio essere ripetitivo e ho già espresso il mio dubbio sulla definizione che si da di guerra e dei paragoni continui con le attuali missioni internazionali.
    Per metà sono anche io sardo, e mi dispiace, forse questo non farà piacere, ma dire che i sardi si arruolano perché non hanno meglio da fare mi sembra limitativo ed offensivo.
    Sicuramente molti affrontano l’arruolamento per mancanza di scelte, molti attratti da quelli che sembrano facili guadagni etc.. etc… luoghi comuni? No! Chi normalmente sceglie di arruolarsi per i motivi menzionati o non dura molto o trova un santo che lo aiuta a finire in chissà quale posto…ma non è una realtà militare, ma italiana. Io ho trovato persone che a volte si nascondevano dichiarando queste motivazioni perché la massa non solo le accettava ma lo richiedeva per giustificare le proprie scelte, ma alle strette credevano in ciò che facevano e non sono mai venute meno ai loro doveri.
    Siamo in guerra? Mi sembra di aver espresso questo concetto dal primo post, ho contestato solo una visione, a mio avviso limitata, di credere che la guerra la stiano combattendo i militari in missione e dal punto di vista militare non lo è di sicuro…
    Il mio accenno alla Rivoluzione Francese era per dimostrare che dalla violenza giungano anche dei miglioramenti eclatanti. Quindi ho si è totalmente contro la violenza o si accetta il fatto che essa è a volte indispensabile…. O si esce dalla comunità internazionale rinunciando ai suoi pregi ed ai suoi difetti o se ne fa parte integrante cercando di avere voce in capitolo. Ma siamo sicuri che usciti dalla voce comune per difendere posizioni moralmente inattaccabili i risultati sarebbero apprezzati da tutti, perché di sacrifici si parla, e non pochi!

  16. Chiara Rispondi

    8 febbraio 2012 at 01:36

    Mi inserisco giusto con due battute nel dibattito.
    Dici due cose che non capisco:
    “Quindi ho si è totalmente contro la violenza o si accetta il fatto che essa è a volte indispensabile…” Questo cosa significa, in merito alla discussione in corso? Devo dedurre che, secondo te, la missione militare in Afghanistan è indispensabile? Vorrei una risposta diretta, senza giri di parole.
    E, tra l’altro, sottolineo con forza quanto detto da Riccardo: non si può equiparare una Rivoluzione, che è una presa di coscienza collettiva, di un popolo, dei propri diritti civili, con un mercato di morte quali sono le attuali guerre di cui è incostituzionalmente complice anche l’Italia.

    Seconda cosa: “O si esce dalla comunità internazionale rinunciando ai suoi pregi ed ai suoi difetti o se ne fa parte integrante cercando di avere voce in capitolo. Ma siamo sicuri che usciti dalla voce comune per difendere posizioni moralmente inattaccabili i risultati sarebbero apprezzati da tutti, perché di sacrifici si parla, e non pochi!”
    Aver voce in capitolo pensi che debba corrispondere a “bombardare”? Non pensi che “avere voce in capitolo” dovrebbe voler dire adoperarsi per smettere di considerare la guerra come una cosa inelluttabile, per smettere di far girare l’economia sui caccia anzichè sulla ricerca, sull’energia pulita e su tante altri progetti giusti?
    E che diavolo di considerazione è quella finale? Se ci mettessimo a difendere posizioni “fuori dal comune” non saremmo apprezzati da tutti e i sacrifici sarebbero molti. Ma molti sacrifici a me sembra li stiamo già facendo, siamo un paese innegabilmente al collasso. Il punto non è la guerra: non andremmo certo più a fondo se ce ne tirassimo fuori! Inizierebbe la risalita invece. Abbiamo un disperato bisogno di ritrovare umanità e di costruire un paese che invece che vivere facendo quotidianamente l’inchino ai signori della guerra viva di attività finalmente sane e giuste. C’è bisogno di crescere come popolo, di investire nell’educazione, nell’arte, nella ricerca medica, nell’assistenza, nella qualità della produzione invece che nella quantità. Ribaltare questo sistema che ci ha portato al fallimento, com’è sotto gli occhi di tutti. E allora, in quest’ottica, diventa chiara l’assurdità di chi ritiene oggi che una partecipazione italiana alla guerra sia inevitabile.

    • Andrea Rispondi

      8 febbraio 2012 at 10:21

      In effetti ho spostato la discussione su un altro piano ma l’articolo non verteva solo sull’acquisto di aerei da guerra, ma sull’autorizzazione o meno a sganciare l’armamento eventualmente presente a bordo. Mi scuso se a volte sono criptico e poco esplicito. Provo a spiegarmi.. La missione in Afghanistan è indispensabile? Non sono in grado di dirlo, perché le informazioni in mio possesso sono troppo scarse per esprimermi. Però posso valutare i risultati perché ne ho visti. La situazione è peggiorata? Si per molti versi. Di solito quando si toccano gli interessi dei soliti potenti si scatenano le ritorsioni, e più fai progressi e più dai fastidio. A nessuno dei così detti signori della guerra interessa avere una forza di polizia od un governo scelto dal popolo od una forza armata in grado di contrastare l’interesse privato a tutela di quello comune. Andarsene dall’Afghanistan ora equivale ad abbandonare a se stessa la popolazione. Sono stato testimone del rientro di 8000 persone nella Valle del Murghab liberata dai signorotti locali, ed alla richiesta di un Capo Villaggio di avvisare in anticipo sull’eventuale partenza delle truppe italiane a difesa della valle, per permettergli di fuggire prima dell’arrivo dei talebani. A detta loro la situazione è scontata: ritiro delle forze NATO = abbandono della popolazione dell’intera valle, cosa per altro che avevano già dovuto subire. Mi chiedi se secondo me dobbiamo rimanere? Si; lasciare ora l’Afghanistan è mio parere che equivalga a nascondersi dietro ad un dito. Classica situazione italiana in cui se le cose non funzionano è meglio non fare nulla invece di migliorarle.

      Mi dite con forza che non si può paragonare la Rivoluzione Francese alle guerre in corso. Ma io non paragono una alle altre! Quello che sostengo e che chi sostiene con forza l’abbandono della armi per risolvere le questioni internazionali dovrebbe avere la coscienza di non giustificare atti violenti perché li si crede giusti. Il senso di giustizia è variabile e grazie al cielo suscettibile alle opinioni personali.
      Gandi rimproverava chi usava violenza contro le autorità inglesi, e mi inchino difronte ad un Uomo che ha il coraggio di una scelta simile!
      E chi può dire che non contrastare con le armi coloro che con esse vogliono imporre le loro regole all’intera popolazione afghana sia giusto?

      Quando parli di bombardare mi sembra che fai confusione un poco Tu.
      Avere voce in capitolo significa partecipare a quanto l’organizzazione delle Nazioni Unite chiede agli stati membri.
      Autorizzare l’uso delle armi da parte dei caccia serve a tutela di chi operando sul terreno rischia la vita per compiere il proprio lavoro. Ho sentito contestare la deterrenza che gli aerei riescono a creare, eppure vi assicuro che prima di bombardare agli aerei viene chiesto di fare un passaggio radente per svelare la propria presenza, e spesso la sola vista blocca gli atti ostili in corso. Altre volte proprio sapendo che la forza in campo è favorevole agli eserciti della coalizione internazionale gli insorgenti aprono il fuoco da villaggi abitati impedendo di fatto l’uso indiscriminato delle armi disponibili. Qui o si ha la possibilità di allontanarsi velocemente o si cerca di limitare l’uso della forza alla stretta necessaria per garantire la sopravvivenza. Ricordo che il luogo, il tempo ed il modo in cui si svolge un’imboscata sono di assoluta discrezione di chi l’azione la inizia e la conduce.

      “Si vis pacem, para bellum” Questo è sostanzialmente la differenza che passa fra le Vostre idee e le mie. Adoperarsi per smettere di considerare la guerra come una cosa ineluttabile non significa a mio parere che basta evitarla a priori per garantire che dall’altra parte ci lascino in pace.
      Con questo non voglio dire che andare in Afghanistan sia stata una cosa giusta, ma sono sicuro che girargli le spalle ora sia criminale.

  17. ivan Rispondi

    8 febbraio 2012 at 11:03

    virtute siderum tenus

  18. ornella Rispondi

    8 febbraio 2012 at 11:21

    Mi distraggo un attimo, e la discussione esplode!!!!!!Chi sogna un mondo senza guerra non è così stupido da pensare che basti non spendere per gli F35 per risolvere il problema.Neppure crede che sia cosa facile (interessi economici,presunzioni politiche,mentalità e lettura della storia sotto la chiave:se non si fosse agito così,non si sarebbe ottenuto questo o quello).Quello che vorrebbe è una sempre più diffusa cultura che stimoli una lettura diversa,innanzitutto di fatti già accaduti,(e sui quali,ovviamente si può solo ragionare di cause-effetti)per arrivare a concludere,per esempio,che la guerra c’è sempre stata non perchè l’uomo abbia qualche “baco” nel cervello,ma perchè è sempre stato indotto a credere che non ci fosse altra via.Educare al rispetto dei diritti di tutti,nessuno escluso,è il primo passo per convincere-a partire dalle nuove generazioni-che la pace è tutt’altro che un’utopia:è un vero e proprio “programma” operativo.

  19. andrea Rispondi

    8 febbraio 2012 at 12:26

    andrea io penso invece che sia criminale pensare che rinforzando l’impegno militare per un annetto si possano ottenere risultati concreti.

    La coalizione è andata rinforzando sempre più la presenza consci che un giorno o l’altro se ne sarebbero dovuti andare e il risultato è sempre stato un lento recupero del territorio da parte degli “insurgenti”. Mettere “il pacchetto” alla fine dell’operazione per poi dire “missione compiuta” sapendo che non serve a niente è stupido. Specialmente quando ormai l’unica pista viabile accettata da tutti resta quella “diplomatica”.

    Abbandonare la popolazione è un crimine, forse si. Ma ricordiamoci che non esistono guerre umanitarie (D. Rieff), che la democrazia con le bombe non si esporta, che gli “insurgenti” vanno colpiti in altro modo (in tutta la rete che li alimenta) e che prima di venire a parlare di guerra giusta, perchè di guerra si tratta, bisognerebbe prima fare pulizia in ISAF e nel governo ed esercito afghano.

    Ultimo,e qua mi azzardo un pò e vorrei avere il parere di tecnici del settore, bombardare con aerei da guerra gruppuscoli di insurgenti in motoretta o carretta con asino viola il principio di proporzionalità del diritto internazionale, tanto quanto avere il 17% di bambini uccisi in “danni collaterali”?. Ci sarebbero forse i limiti per condannare qualcuno per crimini di guerra?

    • Andrea Rispondi

      8 febbraio 2012 at 16:11

      Andrea, qui non si parla di proseguire la missione un annetto. Non serve a nulla. Una delle critiche che ho mosso alla comunità internazionale è proprio stata quella di credere che non ci sarebbe voluto molto tempo per sanare le cose.

      Ora si pensa che l’unica via sia quella diplomatica solo perché non si trova altro modo per uscirne in piedi il prima possibile in un momento di crisi economica.

      Gli scontri sono aumentati vero, ma il territorio controllato dai Talebani non mi risulta essere cresciuto. Anzi a dire il vero lo spostamento verso nord degli scontri a mio avviso potrebbe essere anche ricercato… ma sono solo delle teorie….. lasciamo perdere.

      Non sono un tecnico e quindi preferisco non rispondere e lasciare chiarire la cosa a lettori che eventualmente sono informati meglio di me.

  20. Andrea Rispondi

    8 febbraio 2012 at 16:02

    Ornella, spero sinceramente di poter conquistare la fiducia che ti appartiene. La via che hai indicato è sicuramente quella da seguire ed è indiscusso che più la cultura diventa diffusa e maggiormente verranno meno persone che credono che ad aspettarli in paradiso vi siano 77 vergini se si fanno esplodere in una piazza piena di gente inerme.

    Il riferimento che ho fatto ai giochi di simulazione si riferiva proprio a come si può subire un vero e proprio lavaggio del cervello. Immagini di guerra, sangue, sesso e torture creano maggiori danni al sistema nervoso simpatico tanto più è minore l’età del giocatore. Non sono un medico, ma i dati di cui parlo sono noti da anni.
    Quanto sopra per dimostrarti che sono in accordo con Te quando dici che l’uomo non nasce con bachi nel cervello, ma l’ambiente in cui si cresce le esperienze ed i traumi sono sicuramente causa di comportamenti inaccettabili.

    Noi abbiamo guadagnato questa coscienza in secoli di orrori e guerre, e proprio perché la strada è lunga che penso non si possa rinunciare ad uno strumento militare valido.

    Siamo due persone sicuramente diverse, ed il fatto che non abbia il tuo ottimismo non credere che non mi permetta di apprezzare ciò che dici….

  21. Andrea Rispondi

    8 febbraio 2012 at 16:26

    Personalmente chiudo la discussione, ma voglio ringraziarVi, perché ho potuto confrontarmi con persone educate, che la vedono diversamente da me; era ovvio, Ornella non si è discostata dalla realtà nel suo primo post.

    A parte uno o due ovvi commenti banali e più da slogan che da discussione (per la verità me ne aspettavo molti di più), vi assicuro che ciò che mi avete contestato non è aria fritta ai miei occhi, ma motivo di riflessione.

    Vi chiedo solo una cortesia… riflettete anche Voi sul fatto che chi in Italia decide di fare il soldato non è un pazzo scellerato, un guerrafondaio, e che benché la crisi porti molti giovani a trovare nel mestiere delle armi un’unica via di emancipazione, specie al sud, ciò non significa che i valori di “dovere”, “amor patrio”, “onore” e “servizio” non gli appartengano.
    Quelli menzionati oramai sono valori che a molti fanno ridere e anzi non credono neanche che tali siano.
    Sicuramente i primi a subire i danni di una guerra sono proprio i soldati, quindi trovo difficile che scambino un campo di battaglia per un parco giochi.

    • andrea Rispondi

      8 febbraio 2012 at 23:29

      caro andrea, grazie a te per la discussione.

      un’ultima battuta se mi permetti. prova a pensare se i soldi destinati alle spese militari fossero reinvestiti nell’educazione,nella crescita e nel sociale, quei soldati “per forza” non avrebbero altre carriere ed opportunità davanti?

      Meno militari e più umanitari, formati e preparati, promotori di dialogo, pace e fratellanza, solidarietà.

      Dai che si può fare!

  22. Simone Rispondi

    9 febbraio 2012 at 02:10

    Ringrazio tutti per l’interessantissima discussione che mi ha preso addirittura più dell’interessante articolo e che ho seguito interamente per i due giorni in cui si è svolta. E’ bello vedere le parti in causa argomentare senza ricorrere a insulti, demagogie o ideologie, è da cose del genere che si mettono le fondamenta per costruire un nuovo mondo, con magari maggior rispetto gli uni per gli altri. Avevo pensato che l’inserimento dei commenti in questo sito (Peacreporter prima, E il mensile adesso) avrebbe potuto portare a degenerazioni populiste stile “Giornale” al contrario. Mi avete dimostrato che mi ero sbagliato e ne sono felice.

    Un’ultima cosa: mi accodo a quanto scritto da Andrea, ovvero che spero in un futuro con meno militari e più umanitari, perchè sono sicuro che ogni soldato che faccia il proprio lavoro, perchè crede nella difesa dei diritti e nei valori della patria, piuttosto che per i soldi, sarebbe felice di un mondo del genere.

  23. Andrea Rispondi

    9 febbraio 2012 at 21:25

    ah dimenticavo:

    Andrea TRAINI

    ultimo post per rispondere a chi pretendeva di conoscere il mio cognome

    Buona serata

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