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giornali/ L’Economist: esportare ai marziani

17 November 2011versione stampabile

Gli economisti stanno costantemente sollecitando i governi ad adottare politiche che consentano di ridurre gli squilibri globali: il che, in parole povere, significa che la Cina dovrebbe tagliare il suo surplus di conto corrente e l’America il suo deficit. Ma ignorano il più grande squilibrio di tutti: il surplus di conto corrente che il pianeta Terra sembra avere con gli extraterrestri. In teoria, i saldi dei conti correnti dovrebbero essere tutti a somma zero, perché l’export di un paese è l’import di un altro. Tuttavia, se si sommano le transazioni dei conti correnti di tutti i paesi (esportazioni meno importazioni di beni e servizi, redditi da capitale netti, rimesse dei lavoratori e altri trasferimenti), il mondo ha esportato 331 miliardi dollari più di quanto ha importato nel 2010, secondo il World Economic Outlook dell’Fmi. Sempre secondo le previsioni del Fmi, il surplus salirà a quasi 700 miliardi nel 2014

Sono gli alieni che comprano le borse di Louis Vuitton? Per una spiegazione più terra-terra, o il saldo negativo di paesi come gli Usa è sottostimato, o è sovrastimato quello della Cina. Fino al 2005, il mondo era in disavanzo sulle partite correnti. Nel 2001 era lo 0,5 percento del Pil. Il Fmi prevede che nel 2012 possa raggiungere lo 0,8 percento, con un raddoppio del surplus cinese. Ma se questo raddoppia, il deficit deve aumentare altrove. Invece no. Perché?

Gli studi del Fmi sono frutto di misurazioni errate, che non tengono conto dei servizi legati al commercio internazionale, quali servizi finanziari e legali, consulenze assicurative e via dicendo. In questo senso, gli esportatori sono più facili da identificare rispetto agli importatori.

Un’altra possibile spiegazione ipotizza che l’aumento del divario globale coincide largamente con l’esplosione di imprese a integrazione verticale e l’aumento del commercio cinese. Una quota crescente del commercio è composto di parti, semilavorati e prodotti finiti, che appartengono alla medesima catena. Questi sono in movimento, attraverso i confini, tra le società madri e le loro controllate estere. Nel 2009 il commercio intra-impresa ha rappresentato quasi la metà delle importazioni degli Stati Uniti. Le tariffe di trasferimento usate dalle multinazionali per spostare i profitti in tutto il mondo possono distorcere i dati sul commercio. Sovrafatturazione delle importazioni e sottofatturazione delle esportazioni che le multinazionali Usa utilizzano per ridurre le tasse abbassano il deficit dei conti correnti. Il boom dell’economia cinese e l’apprezzamento dello yuan inducono a sovrafatturare per introdurre liquidità nel Paese. Così, il surplus cinese è sovrastimato.

Per capire se davvero gli squilibri globali si stanno ampliando o meno, è necessario sapere dove sono gli errori. Le statistiche del commercio dei paesi ricchi tendono a essere più affidabili di quelli delle economie emergenti, così il surplus totale dei conti correnti è probabilmente minore di quanto registrato ufficialmente. Profitti delle imprese straniere registrati al ribasso, flussi di capitale mascherati da flussi commerciali possono avere gonfiato il surplus cinese di 3-4 punti percentuali

La buona notizia è che le preoccupazioni internazionali sugli squilibri mondiali potrebbero essere meno pressanti. La cattiva che le statistiche convenzionali sono meno affidabili, in un mondo dove il commercio è intra-impresa e le catene di rifornimento delle merci sono più complesse. Le statistiche incerte portano a errori politici. E i governi dovrebbero rifarle da zero.

(sintesi di un articolo tratto da The Economist)