home » esteri » 20-N, la Spagna torna alla destra. Di Rajoy

20-N, la Spagna torna alla destra. Di Rajoy

18 November 2011versione stampabile

Due legislature ZP. Il ciclo, l’era Zapatero tramonta anche formalmente in Spagna con il voto di domenica 20 novembre. Analisti e cifre dei sondaggi sono unanimi nell’attribuire una certa vittoria al Partido popular (Pp) di Mariano Rajoy.

Si presenta come simmetrico questo cambio di inquilino alla Moncloa: due legislature Aznar, due Zapatero, e ora Rajoy, che affronta nelle urne Alfredo Perez Rubalcaba. Un politico ‘antico’, perché conosce da anni le strutture del partito, le dinamiche di governo e forse per questo ritenuto un candidato preferibile, in tempi di crisi, a qualsiasi altra opzione cher potesse nascere dal meccanismo di primarie interne al Partido socialista obrero di Spagna (Psoe).

Su questo giro di boa politico ed elettorale spagnolo hanno giocato grandi fattori economici e finanziari e ancora una volta il tema del conflitto basco.

Cinque milioni di disoccupati e un voto che si svolgerà in pieno allarme rosso per lo spread che stanno registrando i titoli di stato di Madrid rispetto al termine di paragone tedesco. Una società indebolita dalla bolla del mattone, una crisi economica e sociale devastante in questi ultimi anni, che hanno frustrato del tutto le intenzioni del secondo mandato di José Luis Rodriguez Zapatero, che voleva dedicarsi alla riforma delle Autonomie. La crisi ha colpito, duro. E se l’Italia inizia a sottrarsi ai riflettori dei plotoni armati dell’attacco al proprio debito pubblico, Spagna e Francia sono finite sullo stesso sentiero.

Il voto, la crisi, ma anche una straordinaria vitalità in determinati ambienti della società spagnola, laddove è nato il brand degli Indignados, con una rete capillare del fenomeno da fare invidia a molti altri paesi europei. La capacità di questi settori sociali di unirsi in una base forte di pratiche che si rifanno alla democrazia deliberativa ha messo sicuramente più in difficoltà la proposta di voto progressista, rispetto a quella della destra post franchista. Il Movimento 15 M userà il voto nullo utile. Niente stampella al candidato Rubalcaba, e nessun voto di protesta contro una destra che non sarà certo accomodante con gli indignati spagnoli. Ma lo iato fra questi settori della società, che stanno resistendo nel tempo, e i meccanismi del fare politica – non parliamo delle abitudini più consumate delle tattiche e delle strategie – è davvero incolmabile.

L’ultimo fattore che peserà è quello che viene dal Paese basco. Eta è diventata un tema di campagna elettorale per il protagonismo stesso dell’organizzazione armata che ha annunciato la cessazione definitiva della lotta armata e che si è rifatta viva solo pochi giorni fa con una intervista sul quotidiano basco Gara. Rubalcaba si è appuntato una medaglia, come già ministro dell’Interno, per la decisione dell’organizzazione armata. Una mossa semplicistica, ma di effetto. In realtà lo scenario che si è aperto nei territori baschi è solo l’inizio di una questione politica che darà filo da torcere sui temi della rappresentatività e dell’ambito di decisione. E la decisione di Eta ha fatto volare le azioni della scelta della via politica che trova in Amaiur una coalizione basca nazionalista capace di rappresentare a Madrid il diritto di scelta, tutto da affermare e da scrivere.

La destra che verrà – i sondaggi interni del Psoe danno quasi nove punti di distacco a favore del Partido popular, con un grande ma inutile recupero degli ultimi giorni – dovrà agire in fretta su questi piani: crisi, lavoro, indignati e riconciliazione. Al momento non pare preparata per una missione di governo che tocca così tanti e difficili aspetti. Il timore di diversi analisti è che, soprattutto a livello economico e sociale, il nuovo governo Rajoy si rifugi in vecchie ricette neoliberiste, incapaci di vedere che il tempo di quelle medicine, peggiori dei mali, è ampiamente sorpassato. Domani silenzio. Domenica si vota.

Angelo Miotto