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Farc, fedeli alla linea

18 November 2011versione stampabile

Stella Spinelli

Le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno scelto il loro nuovo lider maximo dopo la morte di Alfonso Cano, carismatico capo ucciso dall’esercito il 4 novembre scorso. Si tratta di Rodrigo Londoño, alias ‘Timoleón Jiménez’ o ‘Timochenko’, l’uomo della linea dura, che sancisce il tramonto di ogni tentativo di dialogo per una soluzione politica al conflitto e l’allontanamento della fine di una guerra già vecchia di cinquant’anni. È lui la risposta al sopruso subito da un governo, quello di Juan Manuel Santos, che ha finto di lavorare per la pace, mentre di contro intensificava la pressione militare e l’accerchiamento del capo Farc. La tattica? Decapitare la cupola di comando per portare la base della guerriglia nel disorientamento e indurla alla diserzione. Ma, come ha precisato il Segretariato del gruppo guerrigliero nel loro comunicato emesso dopo la morte di Cano: “Smobilitarsi è sinonimo di inerzia, è consegna codarda, è resa e tradimento della causa popolare e per le idee rivoluzionarie che coltiviamo e per le quali lottiamo puntando alle trasformazioni sociali, è un’infamia che porta insito un messaggio di disperazione al popolo che invece confida nel nostro compromesso e nella proposta bolivariana”. In poche parole: non illudetevi, le Farc non si arrendono. E anzi, la scelta all’unanimità fatta per sostituire Cano la dice lunga sulle loro intenzioni: usare ogni mezzo possibile per “far prendere il potere al popolo”. Timochenko, precisano i guerriglieri, “è l’uomo che ci garantirà i piani strategici per farlo”. E il dialogo di pace? Morto con Cano.

Il nome di Rodrigo Londoño, alias ‘Timoleón Jiménez’ o ‘Timochenko’ è legato ad alcune delle azioni più spettacolari e violente del gruppo guerrigliero, come la presa di Mitú, la capitale del dipartimento amazzonico di Vaupés – nel novembre 1998 – ed è uno dei responsabili di varie purghe interne alle Farc. Anche il tono che ha usato nel comunicato emesso per dire al mondo il suo nuovo ruolo la dice lunga: “Questi poveri analisti e politici mediocri, adulatori del potere, che oggi parlano della caduta delle Farc davanti alla morte del comandante, sono talmente ignoranti da non meritare nemmeno il nostro disprezzo”. Parole pubblicate sul sito resistencia-colombia.org ora misteriosamente sospeso a cui fanno seguito queste precisazioni: “Perdono tempo coloro che sognano di azzoppare e di veder smobilitata la guerriglia, che con Timochenko vede garantita la continuità del Plan Estratégico fino alla presa del potere da parte del popolo”.

Timochenko era uno fra i più papabili e quindi è un nome che non sorprende. A quanto dichiarato dal politologo e analista Alejo Vargas, sentito dal settimanale Semana, la designazione di quest’uomo è un evento naturale, accaduto il giorno dopo la morte del lider a dimostrazione che le Farc erano pronte a perdere Cano, da mesi assediato dai militari. E dagli infiltrati. È di poco fa la notizia che a rendere possibile il grande blitz delle squadre speciali siano stati alcuni poliziotti infiltrati da quattro anni nei villaggi vicini alla guerriglia. Un lavoro di pazienza che ha portato a individuare e pedinare El Chino, responsabile della scorta del capo rivoluzionario, che li ha portati inconsapevolmente fra le braccia di Cano. Di cui è da sempre oltre che camarada, amico fraterno. Anche Timochenko era esponente di punta della gioventù comunista e come tutti i suoi compagni è stato in Unione Sovietica a studiare. Dunque l’impronta è la medesima. Solo che con più predilezione per la battaglia.

Ariel Ávila, coordinatore della zona di conflitto della Corporación Nuevo Arco Iris aggiunge: “Per la congiuntura politica del momento, credevamo che il successore potesse essere Iván Márquez, la linea di comando per anzianità parlava chiaro ed è stata rispettata. Così agiscono le Farc”. Cosa cambia? La forza combattiva, dato che la base del gruppo rivoluzionario, le truppe, sentono molto più vicini il nuovo capo rispetto al filosofo Cano. Anche se a comandare davvero resta sempre e comunque il Segretariato nella sua espressione corale. Che deve restare fedele ai documenti, in primis, appunto, il Plan estratégico.