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Cina, tasse e pornografia: il nuovo caso Ai Weiwei

22 November 2011versione stampabile

da Pechino,
Gabriele Battaglia

L’ennesima imputazione che colpisce l’artista-attivista Ai Weiwei può risolversi in un boomerang per il potere cinese.
Venerdì scorso, Ai è stato accusato di pornografia per alcune foto di nudo comparse tempo fa su Internet. In particolare, pare che sia finita nel mirino la foto “Una tigre, otto seni” (一虎八奶图 – One Tiger Eight Breasts), in cui l’artista posa con quattro donne attorno a lui.

Ai ha commentato: “I netizen vengono per fare delle foto con me, noi diciamo loro ‘perché non facciamo foto di nudo?’ e loro accettano. Così le abbiamo fatte e poi pubblicate su internet, e questo è tutto, ce ne siamo perfino dimenticati”.

Il nuovo procedimento fa seguito alla la detenzione extragiudiziale dell’artista-attivista, durata 81 giorni, tra aprile e giugno scorsi. In quell’occasione, fu arrestato all’aeroporto di Pechino mentre stava imbarcandosi per Hong Kong e, solo dopo molti giorni in cui si persero le sue tracce, gli venne formalizzata un’accusa di evasione fiscale che riguarda la sua impresa, la Beijing Fake Cultural Development.
Il processo, che inizierà a breve, potrebbe costargli 15 milioni di yuan (quasi 1 milione e 750mila euro) e Ai Weiwei ha dovuto consegnare al tribunale un deposito di 8.45 milioni (poco meno di un milione di euro).

Qui è avvenuto un colpo di scena: la somma è stata racimolata in pochi giorni grazie a donazioni di circa 30mila suoi sostenitori. C’è chi ha fatto bonifici postali, chi si è messo in fila davanti a casa di Ai per consegnare l’obolo di persona e chi, addirittura, ha lanciato banconote sotto forma di aeroplanini di carta nella corte dell’abitazione.
L’evento ricorda un’altra “manifestazione silente” della recente storia cinese: il movimento del 5 aprile (1976). In quell’occasione, la celebrazione del Qing Ming festival (quando si rende omaggio alla tomba degli antenati) si trasformò nel pellegrinaggio di centinaia di migliaia di pechinesi che portarono crisantemi al monumento degli eroi del popolo, in piazza Tiananmen, come omaggio al premier Zhou Enlai, morto a gennaio. L’enorme e spontanea manifestazione di popolo fu letta come una critica all’allora imperante “Banda dei Quattro” e infatti fu repressa. Ma la Banda dei Quattro durò ancora per poco.

Molti osservatori – e anche le autorità – hanno quindi interpretato le donazioni ad Ai Weiwei come un’esplicita e diffusa manifestazione di dissenso contro il potere cinese.
La risposta è stata ancora una volta la persecuzione giudiziaria, che questa volta assume il volto grottesco dell’accusa per pornografia.
Da venerdì, su Twitter, Ai e i suoi follower stanno postando a raffica autoscatti molto ironici (anche nei commenti) e molto nudi. Ecco alcuni esempi: 12345. Le foto vengono ora raccolte nel sito “Ai Wei Fans’ Nudity“.
Se volete seguire tutta la vicenda, diventate follower di Ai Weiwei (che, per inciso, avrebbe pure il divieto di postare su Twitter) qui: @aiww.
Ma qui siamo nell’ambito dello sberleffo situazionista e dell’avanguardia. Roba per pochi.

Alla maggior parte dei cinesi – gente pratica – è probabilmente sull’accusa per evasione fiscale che non tornano i conti. È possibile fidarsi di uno Stato che usa le tasse – soldi presi dalle tasche della gente che li ha guadagnati con il sudore della fronte – come strumento politico?
A questo proposito, va citato il commento di Chang Ping sul South China Morning Post che evidenzia come ormai da mesi il sistema fiscale cinese sollevi molte critiche: le tasse sono troppo alte – si dice – e non è molto chiaro l’uso che si fa delle risorse così raccolte.

“Quando sempre più gente si rende conto che il proprio governo non usa le tasse per ridistribuire i redditi in un modo da avvantaggiare il bene pubblico, ma invece le usa come strumento per controllare la libertà di pensiero e di parola delle persone, il governo dovrebbe preoccuparsi della propria legittimazione. Da questo punto di vista – conclude Chang – si può dire che la gente che ha dato soldi ad Ai affinché pagasse le sue ‘tasse evase’ protestasse contro il sistema fiscale.”