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Dal finestrino un mare di grano

5 December 2011versione stampabile

Christian Elia
foto: Fausto Giaccone, Giuseppe Mancino

da E il Mensile, aprile 2011

Altamura. Le mura megalitiche difendono la sua storia. Terra di accoglienza e di ribellione, voluta maestosa dal grande re, Federico II, l’uomo che veniva da lontano, ma che amò il meridione d’Italia più di tanti altri nati da queste parti. La falconeria, con lui, si fece arte. Oggi resiste nelle recite per turisti e nei grillai che non si arrendono.
La presenza dell’uomo qui è antichissima, come i resti dell’Uomo di Altamura, vissuto all’incirca quattrocentomila anni fa nella grotta di Lamalunga.
Uno di quegli ipogei pieni di storie e di racconti, rifugio di pastori e briganti e case di tanti eremiti. Affrescati, in larga parte. Interi disegni sono stati portati via per essere venduti ai collezionisti, impoverendo una terra che, a volte, è avara di gratitudine con la propria storia.
Altre volte, invece, la storia se la racconta come crede. È il caso dei briganti che sono ancora vivi nella memoria della gente comune che ne ha fatto degli eroi popolari.
Figura centrale quella del bandito Carmine Crocco che, come si legge nel sito delle rappresentazioni estive per i turisti, “dà voce all’anelito di riscatto sociale, di rivendicazione di dignità e libertà, di un popolo, il popolo dei cafoni”. Una storia non ufficiale, in una terra che si vendica forse così di un destino che non è cambiato: ancora oggi, o briganti o emigranti. Forse il turismo di massa, con le sue attrazioni, renderà giustizia a queste terre. Dopo Marinella e Venusio, stazioni deserte, è tempo di Matera. «Per i Sassi bisogna aspettare Matera Centro», dice il controllore, per assicurarsi che l’unico forestiero non si sbagli. «Prima c’è Matera Villa Longo e dopo Matera Sud». Escludendo che il motivo della visita possa essere altro. Come, per esempio, quello di Luisa, sorella di Carlo Levi, arrivata nel borgo lucano solo per incontrare il fratello, confinato dal regime fascista. I Sassi, la gloria di Matera nel mondo, furono per decenni la prigione dell’intellettuale. In Cristo si è fermato a Eboli, la donna paragona le abitazioni rurali a uno scenario dantesco: paesaggio brullo e bruciato dal sole, folle di bambini
denutriti, scheletrici e condannati sin dall’infanzia alla malaria e a una vita di sofferenze. Oggi non c’è niente di tutto questo. «Mi raccomando, non accetti se qualcuno si offre di farle da guida», sussurra Laura con un tono da mamma precoce. «Vada solo con chi ha il cartellino del Comune». Nessuno si avvicina nel centrale corso Roma, quello dei bar e degli uffici, del palazzo Lanfranchi e dello struscio. Strade piene, gente che cammina veloce, qualche gruppo di turisti affaticati. Tutto il centro si affaccia su uno scenario mozzafiato: abitazioni scavate nelle grotte e sovrapposte le une alle altre in strati precipitanti verso
il fiume Basento. Da ammirare guardando in giù, come da un balcone, grazie al belvedere del centro. «Ormai, qui, una casa la paghi cinquemila euro al metro quadro», dice Laura. Matera, oggi, è i bed and breakfast, più numerosi delle fontanelle, i ristoranti, che puntellano i pannelli della mostra fotografica in memoria del terribile terremoto di trenta anni fa, le foto seppiate che raccontano una città diversa, tra il passeggio distratto di tanti turisti. Del passato restano i sapori e i palazzi, che guardano allo sprofondo dei Sassi e il gusto del pane, che qui ha una storia che l’Unesco – al contrario del resto – non ha posto sotto le proprie insegne. I turisti si affrettano verso i locali tipici. «Ha già prenotato per la cena?», ti sussurrano dalle porte dei ristoranti locandieri interessati. Dalle vie del centro, come una botola, per mille vicoli, si sprofonda nei Sassi.
Le chiese rupestri resistono immobili, circondate da continue ristrutturazioni. L’umidità che trasuda dalle mura ti entra dentro, come un memento
di sofferenze lontane.
Un piazzista ambulante vende una cartolina in bianco e nero che ritrae Pier Paolo Pasolini, alle spalle di uno degli attori del Vangelo secondo Matteo, girato qui nel 1964. Il poeta è di profilo, in macchina, ma sembra rapito dalle abitazioni scavate nella roccia. Dopo tanti anni c’è voluto un altro film, perché i riflettori si accendessero di nuovo e nel mondo, su questa meraviglia: lo ha fatto Mel Gibson con la sua Passione. Altri tempi, altro stile, un’altra Matera. È ora di andare, magari con la superstrada appena inaugurata che corre dritta come un fuso verso Bari. Oppure no, magari si riprende il treno. Per perdersi ancora in un altro tempo.

4 Responses to Dal finestrino un mare di grano

  1. Davide Cattaneo

    21 December 2011 at 13:41

    Che bel racconto e che belle foto!
    Tutto rende perfettamente l’idea. Anche sul concetto di viaggio: per cui non è necessario essere all’estero per sentirsi viaggiatore.
    Viaggiare è curiosità, è provare nuove emozioni, è conoscere nuovi sé stessi.

    Esplorando il nuovo sito con in mente la vostra sfida di arrivare a nuova gente che si definisce ancora diversa, meno per un mondo più unito nella pace, cercavo appunto qualcosa che avesse le potenzialità di interessare proprio chiunque attraverso un linguaggio che escludesse almeno di primo impatto la politica o la cronaca. E che piuttosto parlasse di quanto è bello mondo. Perché su questo punto tutti ma proprio tutti ci troviamo d’accordo. Ricordo infatti quando scambiando delle battute con un leghista cocciutissimo su un mio viaggio appena fatto, vedendogli il viso irrigidirsi per il pregiudizio razzista, lo anticipai esclamando “è bello girare il mondo!”. E tutto d’un tratto la sua faccia si distese, si trovò d’accordo, si accorse che non poteva mentire a sé stesso contraddicendomi e mi disse “si, è proprio bello girare il mondo. Lo vedo nei documentari”. Questo perché chiunque aldilà del muro ideologico nutre curiosità e voglia di conoscere cose nuove anche se a piccole dosi.

    Penso dunque che puntare sulla cultura e sulla multiculturalità sia importante quanto informare sulla cronaca e che il vostro punto di vista di analizzare il mondo da angolature più libere e attuali tra i giovani sia molto bello, frizzante e potenzialmente un gran punto di forza. Anch’io quotidianamente mette impegno in questo e penso che i risultati ci siano: vedo la gente che si unisce anche grazie a me!

    Quindi Complimenti Christian, Fausto e Giuseppe.
    E in Bocca al lupo per questa nuova esperienza di E-il mensile.

    Ciao Davide

  2. enrica artaria

    8 January 2012 at 15:23

    la vita stessa su questo pianeta è un viaggio individuale e la sua bellezza è l’incontro con gli altri viaggiatori di ogni specie. L’incontro ci arricchisce di doni. Cme possiamo rinunciare a tanta bellezza? Grazie a Emergency da sempre

  3. Giuseppe Scandiffio

    15 February 2012 at 20:48

    Bella descrizione, forse un pò triste e malinconica…ma bella.
    Una precisazione: “Tutto il centro si affaccia su uno scenario mozzafiato: abitazioni scavate nelle grotte e sovrapposte le une alle altre in strati precipitanti verso il fiume Basento”.
    Il fiume Basento non tocca Matera ed è distante circa una ventina di Km dalla città e dai rioni “Sassi”, forse si intendeva menzionare il torrente Jurio. grazie

  4. valetntina

    3 April 2012 at 08:47

    Bellissima descrizione.
    Mi sono trovata a fare lo stesso tragitto, qualche settimana fa, mi sono vista su questi sedili verdi, le finestre tirate giù, il primo venticello e aria di primavera che entra e ti stompiglia i capelli.
    Parte di un viaggio in treno per l’Italia, quel giorno sul treno non ho scattato neanche una foto. Ho invece raccolto una storia. C’era un ragazzo per tutto il tragitto sembrava rapito dal paesaggio, faceva dei grandi sospiri, si alzava in continuazione per scattare delle foto dal finiestrino, sorrideva a chissà cosa nella sua mente.
    “Ciao” mi viene da dirgli. “Di dove sei?”
    Luigi era di Matera, ora studia a Milano. Avrà fatto quel percorso infinite volte in vita sua e ogni volta mi dice che quando torna a casa, tra quei campi e quella terra si emoziona, lo trova bellissimo, magnifico, irreale. E’ stato bellissimo da quel momento guardare fuori dal finestrino con lui. Ho cominciato a vedere al di là delle colline, grazie alla sua voce, a sapere chi abita in certe cose, a scorgere particolari invisibili, nomi e storie di persone ed eventi, della storia. Quel tragitto lineare da Bari a Matera, funamboli su una rotaia si è trasformato in un abbraccio di tutta la Basilicata.
    Grazie per avermi fatto ricordare. valentina