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Da Gela contro la mafia

7 December 2011versione stampabile

di Stella Spinelli

Ignazio Giudice è segretario generale provinciale della Fillea Cgil di Caltanissetta e ci racconta la mafia oggi, la lotta di tanti siciliani per sconfiggerla e le troppe connivenze che la rendono dura a morire

Ignazio Giudice, sindacalista, siciliano e contro la criminalità organizzata. Raccontaci la tua lotta quotidiana….

Mi piacerebbe parlare di impegno per la legalità, affermazione dei diritti, sostegno quotidiano a favore della cultura del lavoro. Tutto questo spesso in Sicilia si è trasformato in lotta contro la mafia. E’ accaduto che metter piede in un cantiere non faccia dormire boss mafiosi, chi fa affari con loro e chi, “distrattamente”, li copre.

In ogni battaglia ci hai sempre messo il cuore e soprattutto la faccia. E le minacce non sono mancate. Non hai mai avuto paura?

E’ bello, e non accade ogni giorno, impegnare il proprio cuore e la propria faccia per tanti altri cuori e tante altre facce, metafora di tante esistenze di lavoratori e lavoratrici che ogni giorno ti danno fiducia ma che, come giusto che sia, non sono disposti a regalartela. Ho scelto l’impegno sindacale, nella società, tra la gente della mia terra, e non posso, oggi, tirarmi indietro, non lo farò per nessuna ragione al mondo. Ho ricevuto tante minacce, una anche davanti a un bar della mia città e non mi sono mai arreso. Quel giorno, davanti ai clienti di quel locale attoniti, parlando sopra alle urla di chi mi augurava quanto di peggio possa accadere alla mia vita, ho risposto che la denuncia del giorno prima (motivo delle minacce del giorno dopo), era più che fondata e che non sarebbe stata l’ultima. E cosi è stato. Ricordo ancora cosa dichiarò a una giornalista del giornale La Sicilia, un imprenditore di Paternò che a Gela doveva costruire un parcheggio per conto del Comune dopo che io denunciai sui giornali locali ciò che di illegale accadeva nel suo cantiere: annunciò una querela per diffamazione. Ecco, a distanza di 4 anni, attendo ancora quella querela. Nel frattempo, l’impresa è stata cacciata dall’appalto per contaminazione mafiosa. Ed è stato il Comune di Gela a sbatterla fuori. Una piccola vittoria, certo, ma inutile se poi la stessa impresa non paga gli arretrati ai lavoratori e per giunta concorre e si aggiudica altri appalti fuori dal comune. Se un’azienda è in odor di mafia lo è sempre e ovunque, questa è una scelta da cui non si torna indietro.
Se ho paura? La paura è una delle compagnie che ti fa ricordare che denunciare e proporre è la responsabilità che ti sei assunto. La paura è nient’altro che una condizione umana.

Come sta Cosa Nostra?

Dovremmo chiederlo “ai medici” che se ne prendono cura. Ai tanti che fanno finta che Cosa Nostra non esista, che non sia in molti cantieri, nell’imposizione delle forniture, nelle assunzioni in nome della quiete sociale. E’ meno forte di prima, certo, e questo grazie alle forze dell’ordine, ai magistrati che infliggono pene pesantissime e anche a poche ma necessarie istituzioni democratiche e politiche che schierano le proprie intelligenze e le energie in modo netto contro il crimine e l’economia controllata. Ma se dovessi giudicare la salute di Cosa Nostra e delle mafie in relazione agli obiettivi del Governo nazionale – che ora intende persino assumere provvedimenti legislativi per indebolire l’uso delle intercettazioni, strumento indispensabile per la lotta alla mafia – allora dovrei pensare che la mafia è un lontano ricordo, perché non compare fra le priorità dell’Esecutivo. Eppure la Mafia è viva e vegeta e il numero dei politici inquisiti e/o già condannati per reati pesantissimi è uno dei più brutti esempi che il nostro paese sta dando. C’è molto da fare e ciò non può essere fatto solo dai magistrati.

E la Sicilia?

Sono legato da una profonda stima all’attuale Presidente dell’associazione nazionale magistrati di Caltanissetta, Giovanbattista Tona, e faccio mia una sua riflessione a proposito della Sicilia e della lotta alla mafia da parte di tanti siciliani. Il giudice Tona afferma: “Quella che da altre parti sarebbe stata definita un’autentica guerra civile, io da ragazzo la vivevo come qualcosa di inaccettabile con la quale sembravamo condannati a convivere; fu questo a far scattare in me la voglia di essere protagonista del mio futuro e di quello della nostra terra”. Ecco, siamo tanti i siciliani interessati al nostro futuro e per averlo, dando un senso alla vita e all’esistenza, dobbiamo indebolire ciò che è morte e mortificazione delle coscienze. La Sicilia ha un cuore che pulsa in memoria dei tanti caduti nel cammino di liberazione dalla violenza e dal ricatto, ma è anche terra di potenti latitanti e affaristi, e sono convinto che i giovani, anche attraverso i social network, stanno ridisegnando una nuova regione nella quale restare per migliorarla. La natura ha regalato tanto alla Siciliaiani, penso alla storia, ma anche al mare che amo, a noi giovani il compito di non abbandonarla e farla ripartire.

Parlaci delle tante associazioni di base che lottano contro la mafia. Quale salvi e perché? E chi ritieni sia, invece, criticabile?

Partiamo dalla fine della domanda. E’ criticabile l’associazione non coerente con i propri fini statutari e sociali, che dice una cosa e opera per fare l’esatto opposto, insomma l’incoerenza crea imbarazzo e non poco, credo che l’incoerenza sociale debba essere isolata e denunciata, perché si trasforma in virus contagioso. Un esempio? Salvo il sindacato che parla di mafia nelle relazioni congressuali e che se incontra mafiosi in un cantiere li denuncia e si rifiuta di iscriverli nel rispetto dei lavoratori onesti e della missione di tutela della legalità su cui si fonda il sindacato. Salvo le associazioni di imprenditori che denunciano la richiesta di pizzo, l’usura e hanno i lavoratori (dalle segretarie agli operai), in regola nel pieno rispetto del contratto nazionale di lavoro. Salvo le associazioni antiracket che si costituiscono parte civile ai processi e che hanno iscritto tra gli associati operatori economici che non hanno lavoratori in nero o part – time che invece lavorano tutto il giorno. Insomma, la domanda è molto interessante e potrei continuare, ma ciò che muove il ragionamento e quindi la scelta etica a favore della legalità è la coerenza e successivamente la convenienza, motivo per cui condivido il sostegno economico agli operatori economici vittima del racket e/o dell’usura. Ora dobbiamo pensare a chi risarcisce i lavoratori vittime di imprese confiscate che spesso l’indomani muoiono, o lavoratori che aiutano nei cantieri a denunciare l’illegalità. Dobbiamo far sì che la legalità convenga. Nel contrasto alla mafia l’equità sociale di trattamento è un obiettivo da perseguire.

Hai una ricetta per una Sicilia, un’Italia, un mondo migliore?

Sarei presuntuoso ad affermare di avere una ricetta, certo ho tanti pensieri per la Sicilia, regione che amo, e per l’Italia, paese per il quale stravedo. Sin dalle scuole elementari ti viene chiesto “cosa è per te un mondo migliore” e negli ultimi anni, leggendo molto, penso che una delle più belle risposte venga fornita da Immanuel Kant a proposito dell’uomo e della bellezza: agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare ricordo”. Credo che noi siciliani, a partire da Gela, dobbiamo impegnarci in tal senso, in modo da dimostrare di voler contribuire a costruire un mondo migliore. Altrimenti saranno vite senza traccia. Io di ricordi mi nutro.