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Benvenuti. Da PeaceReporter a E online

19 December 2011versione stampabile

Maso Notarianni

 

 

 

Quando è nato PeaceReporter, Vauro ci regalò una vignetta: “Proviamoci!”.

Era un altro mondo, nel 2003. E certamente non è cambiato in meglio. Nonostante gli sforzi nostri e quelli di tanti, tantissimi compagni di strada che con noi hanno provato a costruire un nuovo mondo, o detta difficile un nuovo modello di sviluppo.

Perché? Probabilmente perché si sono dosate male le forze. Concentrandole tutte nel provare a fare, a pensare, a costruire qualcosa di diverso e di più umano e di più compatibile con la natura che ci circonda. Ma non ragionando abbastanza sul fatto che, “dall’altra parte”, si sono messi a punto strumenti e metodi di comunicazione in grado non solo di distrarre e di camuffare la realtà, cosa che la propaganda fa normalmente. Ma addirittura di costruire una realtà diversa nella quale le persone sono convinte di vivere. Siamo diventati tutti come quegli albanesi, che non appena liberati dalla dittatura, arrivavano in Italia e ci rimanevano malissimo non solo perché venivano trattati come dei sub-umani, ma anche perché si rendevano conto che, appunto, la realtà era parecchio diversa da come l’avevano vista sui loro schermi televisivi.

Chi si rende conto che questo mondo non è il migliore dei mondi possibili, e soprattutto non è costruito in questo modo per volere divino ma grazie all’enorme potere e all’enorme ricchezza di una infima parte dell’umanità, ha oggi anche il dovere di provare a cambiare lingua.

Ha il dovere di riuscire a comunicare con tutti quelli che gli vivono intorno e non solo con quelli che la pensano come lui. Per spiegare, prima di tutto. Per contagiare, anche. Per fornire quegli strumenti di comprensione della realtà che oggi sono il privilegio di troppe poche persone.

In Italia, tra il 20 e il 25 percento degli studenti che oggi escono dalla scuola media inferiore non sa leggere o scrivere. Su circa 57 milioni di Italiani poco più di 3.500.000 sono forniti di laurea, 14.000.000 di titolo medio superiore, 16.500.000 di scuola media e ben 22.500.000 sono privi di titoli di studio o possiedono, al massimo, la licenza elementare. Ma un ragazzo su quattro che esce dalla scuola media inferiore non sa veramente leggere, scrivere e contare. A fronte di 4,5 milioni di laureati, ci sono 6 milioni di analfabeti. E parlando di computer e Internet, nel nostro Paese quasi il 50 per cento degli italiani adulti non possiede un computer né utilizza la rete.

Ecco, in queste cifre c’è la ragione del nuovo sito. PeaceReporter ha una storia bella e molto importante. Ma non è riuscito ad ottenere un risultato: quello di parlare anche a chi la pensa in un modo diverso dal nostro. E soprattutto a chi a certe cose non pensa proprio, non per colpa o demerito, ma perché non ha la possibilità materiale di farlo.

Per questo abbiamo sentito l’esigenza forte, in questo momento storico, di raddoppiare gli sforzi, e di costruire un sito che parli di più cose e a più persone. Con un linguaggio meno elitario, e soprattutto con più linguaggi. Perché oggi questo vuole la Rete. Perché di questo oggi c’è un gran bisogno. Crediamo che ci sia un gran bisogno di E – online, così come i numeri ci hanno detto che un gran bisogno di E – il mensile c’era.

Buona lettura e buona visione, dunque. E fateci sapere cosa ne pensate, visto che su questo nuovo sito i commenti sono benvenuti. Ma senza lasciarvi prendere dalla nostalgia, cosa che noi peraltro non siamo riusciti a fare.

19 Responses to Benvenuti. Da PeaceReporter a E online

  1. Marta

    20 December 2011 at 14:03

    Grazie di cuore per tutto quello che fate.
    Sono una ragazza di 28 anni, mi sono appena laureata e ho due bimbi. Amo l’Italia e non voglio scappare via, anche perché non ci sono alternative molto allettanti… Anzi, sono convinta di poter mettere al servizio di tutti le mie competenze e di poter migliorare nel mio piccolo la situazione generale. Per il momento non ho grande occasione di farlo, trovare lavoro non è proprio facile, ma sono ottimista, nonostante tutto.
    E molto dipende dal vedere persone come voi che lavorano sodo e producono qualcosa di così utile e bello.
    Grazie.
    Marta

  2. raffaella

    20 December 2011 at 14:52

    Che dire, è sempre difficile accettare i cambiamenti, ma visto il “curriculum” avete la mia piena fiducia!!buon lavoro e buona fortuna per questa nuova avventura!! Raffaella

  3. Mattia Magagna

    20 December 2011 at 15:20

    Un nuovo inizio richiede sempre un mix di forza di carattere e follia.
    Non ho dubbi che il nuovo sito- e sopratutto la redazione che lo anima-sarà all’altezza dei tempi, che richiedono tutto il nostro impegno.
    Come lettore e abbonato tutto il mio sostegno (cercherò di diffondervi dove posso).
    P.S. non ho fatto in tempo a esplorare il sito ma un consiglio (i buoni consigli abbondano..in ore stultorum, ma a volte c’è un fondo di sensatezza): la possibilità di consultare le notizie ordinate per stati, tramite l’atlante era molto comoda per farsi un idea della situazione di un paese.

  4. Paky

    21 December 2011 at 09:15

    Ho 27 anni ed ho seguito peacereporter.net fin dalla sua nascita. Sono praticamente cresciuto con voi e tante volte mi avete “illuminato” sulle questioni del mondo. Continuerò a seguirvi anche qui, certo, con un pizzico di nostalgia. Condivido pienamente l’editoriale e la battaglia sulla comunicazione.

  5. Arianna

    21 December 2011 at 22:17

    Complimenti per l’iniziativa!
    Sono pienamente d’accordo con l’editoriale e i dubbi che vi ponete sono giusti.
    “Contagiare” sempre più persone è molto importante.
    Diffonderò il nuovo indirizzo!
    Grazie
    Buon lavoro!

  6. Beppe

    22 December 2011 at 01:54

    Bravi tutti.
    Il pubblico vi stava aspettando ed avete fatto molto più di un passo avanti, realizzando un sito che mette subito a proprio agio e fa sentire sia di casa che a casa.
    Non abbiate paura della nostalgia o del pelo sullo stomaco (a volte serve pure quello) e proseguite, senza essere necessariamente affamati e folli (è una frase che mi è giunta ormai a noia) ma con la Qualità che vi distingue dal resto della brodaglia.
    In bocca al lupo, con affetto.

  7. Anam

    22 December 2011 at 20:16

    Vi faccio i più grandi in bocca al lupo e condivido pienamente il discorso sul voler arrivare al maggior numero di persone possibile…
    Però proprio per questo dovete stare attenti anche ai dettagli… ad esempio il reindirizzamento dal sito di peacereporter a quello nuovo non funziona a dovere… rischiamo di perdere visitatori per strada!
    Ciao e grazie per tutto quello che avete fatto e che farete :-)

  8. Claudia

    23 December 2011 at 18:00

    sempre seguito peacereporter e ora seguirò qua e diffonderò ai quattro venti la cosa !
    complimenti e andate avanti così, grazie per tutto quello che avete fatto che fate che farete !

  9. laura daveggia

    23 December 2011 at 18:47

    Buone le intenzioni, ma in questa trasformazione vedo una perdita di specificità ed un rischio (che peraltro vedo anche in E il mensile) di virare almeno in parte verso il generalista. Non serve visitare siti come peacereporter per leggere racconti o simili, sia pure “impegnati”…

  10. rushdie

    23 December 2011 at 23:56

    Condivido pienamente l’opinione della sig.ra daveggia, paventando anch’io virate generaliste. Personalmente adoravo la specificità e l’impianto generale, tutt’altro che generalista, di peacereporter. Mi mancherà moltissimo.

  11. Piera Santi

    24 December 2011 at 09:04

    Io, invece, non ho capito il ragionamento di Laura Daveggia. Che cosa significa “Non serve visitare siti come peacereporter per leggere racconti o simili, sia pure “impegnati””? Non l’ho capito davvero.
    Essere generalisti significa occuparsi di tutto? E non è un bene?
    Oppure, Laura e Rushdie e Francoise avrebbero preferito un sito specialistico e quindi riservato agli specialisti?
    Credo che ce ne siano già tanti, e sono d’accordo con il fatto che in questo momento sia fondamentale provare a parlare con quante più persone possibili…
    Peraltro, mi pare che i contenuti di PeaceReporter ci siano tutti, con dell’altro in più. Quindi, avanti così!

    • Simone

      5 January 2012 at 15:22

      Mi permetto di interpretare quanto detto da Laura con la seguente metafora: se una ricetta (ossia un mix di ingredienti nelle opportune dosi) funziona, non è aggiungendo ancora altri ingredienti che il piatto diventa ancora più ricco e saporito. Rischia anzi di divenire immangiabile!

      Inoltre con la parola “specificità”, non credo che Laura alludesse ad una informazione “specialistica” (che è tutt’altra cosa), piuttosto ad un certo “taglio editoriale”: ossia la scelta di occuparsi prevalentemente di guerra, diritti umani, questioni sociali, povertà, ecc.

      Insomma, mi si perdoni l’ulteriore metafora culinaria, se una buona zuppa con un certo “sapore” (leggi “specificità”) la diluisci sempre più (facendola diventare “generalista”) rischi di fare qualcosa di insapore e di indifferenziato rispetto a quello che fanno tutti gli altri.

      Precisazioni a parte, faccio i miei migliori auguri a tutta la redazione per questa nuova avventura; e i complimenti per la versione cartacea, che trovo molto molto ben fatta sotto vari profili: contenutistico, grafico e fotografico.

  12. Riccardo

    24 December 2011 at 19:38

    Virata verso il qualunquismo becero schiavo delle visite.
    E chi ci rimette sono, come al solito, i lettori.

    Leggevo peacereporter, non leggerò questo frankenstein.

    • Piera Santi

      25 December 2011 at 09:18

      Come sempre, si nota che sono i meglio a fare degenerare una discussione o un ragionamento in insulti…

      • Riccardo

        25 December 2011 at 12:43

        Scusa, ma non mi sembra di aver insultato nessuno nel mio precedente intervento, ho solo espresso il mio pensiero in maniera diretta.

        Ci sono rimasto molto male per la chiusura di PeaceReporter.

        • Piera Santi

          26 December 2011 at 08:17

          Beh, Riccardo, dare del Frankenstein al lavoro, immagino difficile, di chi ha costruito il nuovo sito (nuovo, appunto, non è comunque un po’ presto per giudicare?) non è fare un complimento.
          Scuse accettate. Comunque, PeaceReporter non mi sembra chiuso. Mi sembra che continui a vivere in questo sito.

  13. nora

    3 January 2012 at 17:36

    A parte la grafica che mi mancherà molto, sono dubbiosa…

    Nora

  14. Samuele Venturi

    7 January 2012 at 22:29

    Un ringraziamento per tutto quello che fin’ora peacereporter ha rappresentato per me: non farsela raccontare!
    Siccome abbonato di e-il mensile in cui ho trovato lo stesso filo conduttore la nostalgia è minore…in ogni caso tanti auguri al ‘nuovo’ nato.
    Mai avere paura del cambiamento quando ragionato ed analizzato a dovere: la staticità è sintomatica della acriticità…e questa certo non dovrebbe mancarvi :-)
    Grazie e Buon Lavoro, davvero!