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L’Fmi chiede aiuto all’America latina

19 December 2011versione stampabile

Alessandro GrandiChristine Lagarde

Il vento che spira in America latina da qualche anno è cambiato. L’ondata progressista che ha investito l’area ha di fatto cambiato positivamente la società e l’economia dei Paesi della zona. Inoltre, le diverse economieche negli ultimi anni hanno fatto passi da gigante, adesso fanno molta gola anche a quei paesi e continenti che dell’America latina non si erano mai interessati.

La riprova è arrivata proprio in questi giorni che hanno visto il presidente del Fmi (Fondo Monetario Internazionale), imbastire una serie di colloqui con i presidenti della regione. La richiesta, giunta dall’Fmi è stata piuttosto chiara: studiare “prestiti bilaterali” per rimediare, anche, alla situazione che potrebbe aggravarsi nell’eurozona.

Ne abbiamo discusso con il massimo dirigente di Icei, Alfedo Somoza.
“Gli unici che hanno disponibilità per fare una ricapitalizzazione all’Fmi, perché è questo ciò che sta chiedendo la Lagarde nelle sue consultazioni, sono soprattutto il Brasile e l’Argentina. Secondariamente possiamo mettere nella lista anche il Venezuela. La tendenza economica di queste nazioni, in questo momento, è quella di stare molto accorti perché stanno tentando di capire a livello economico se la crisi che sta attaccando il pianeta arriverà anche nel cono sud del continente. Da quanto ho capito stanno anche diminuendo le riserve che avevano accumulato fino a oggi e quindi si stanno programmando piani molto seri relativi al risparmio fiscale, in previsione di possibili difficoltà future” dice Somoza.

I Paesi dell’America latina come reagiranno di fronte alla crisi se li colpirà? Stanno per caso già pensando a possibili sviluppi futuri per le loro economie?
“In Argentina stanno applicando un pacchetto di riforme che combatte in modo molto aggressivo l’evasione fiscale. Anche il mercato del dollaro è stato bloccato. Così come entro breve le sovvenzioni al mercato dei trasporti e a quello energetico verranno meno. In Brasile sta intervenendo, sempre con molta cautela, sulla sua moneta. Insomma, io non vedo grande entusiasmo in questo momento per una ricapitalizzazione dell’Fmi, per poi raggiungere lo scopo di aiutare altre zone del pianeta a salvarsi”

Dunque, il giro latinoamericano della Lagarde potrebbe avere anche altri interessi oltre alla richieste che sappiamo..
“Si, ma a dire il vero sulle richieste delll’Fmi c’è molta ambiguità e a mio avviso non vogliono solo contributi salva-zonaeuro. In questo momento chiedere soldi di ricapitalizzazione significherebbe anche una ridiscussione della presenza (in sostanza delle quote), di questi stati all’interno dell’Fmi. E a mio avviso quello è il varco su cui Brasilia si è fermata a aspettare. E’ stata chiara Dilma Roussef, presidente brasiliana, quando ha spiegato la linea del suo Paese: potrebbero essere disponibili insieme a altri ma un secondo dopo si devono ridiscutere le quote all’interno dell’Fmi, dove, come sappiamo, non vale la regola un Paese un voto ma è tutto proporzionato alla quota di capitale che uno stato mette a disposizione”.


Ma a questo punto entrano in gioco anche altri Paesi, come gli Usa ad esempio, che in questo ultimo periodo sembrano essersi allontanati dalla volontà di partecipare al salvataggio dell’eurozona…

“Negli Usa non sono molto intenzionati a portare avanti il salvataggio dell’Europa tramite gli aiuti dell’Fmi, perchè questo comporterebbe una ridiscussione delle quote all’interno dell’Fmi stesso. Stiamo vivendo un momento di forte confusione e a mio avviso sono concentrati su altre zone del mondo, come l’area del Pacifico e si sono un po’ staccati da quella che è la situazione dell’eurozona. Almeno questa è la mia impressione”.

Però mi sembra che questa sia la prima volta che l’Fmi va in America latina a chiedere denaro e non a darne…
“In questo momento dal punto di vista macroeconomico l’America latina è una delle zone che stanno al riparo dai grossi problemi. Le economie dei Paesi della zona sono piuttosto buone ma ciò che si teme è la recessione. Già c’è stato un calo negli acquisti e mercati come quello della soia sono un po’ al ribasso. Questo anche perché una delle economie più importanti del pianete, quella cinese, ha avuto un piccolo rallentamento. Quindi i timori principali sono soprattutto riguardanti il commercio con l’estero, ma come ripeto dal punto di vista macroeconomico non esiste alcuna sofferenza in questa area del continente americano. E, comunque, la novità assoluta, mai successa prima nella storia dell’Fmi, è quella che qualcuno sondi gli interessi dei Paesi latinoamericani per aumentare le quote di partecipazione dell’Fmi. E poi vedere che l’Fmi considera l’America latina non più come un suo problema ma come una risorse è davvero la prima volta che accade”.

Il vento è cambiato davvero.