home » esteri » Russia, la repressione degli oppositori continua sul web

Russia, la repressione degli oppositori continua sul web

20 December 2011versione stampabile

Nuove tecnologie per l’organizzazione delle mobilitazioni anti-Putin hanno generato nuove strade per la repressione governativa. O perlomeno sembra lecito il sospetto che ci sia la mano coordinatrice del governo dietro i blitz che stanno mandando in tilt diversi siti e blog di oppositori.

Contro i siti e i social network che dall’inizio del mese hanno coordinato l’organizzazione della protesta in tutta la Russia e hanno coinvolto migliaia di persone contro i brogli alle consultazioni elettorali del 4 dicembre scorso, quando vinse con una rosicata maggioranza il partito di Vladimir Putin, Russia unita, si sono scatenate le doti di diversi hacker. Blog oscurati, pagine piene di insulti, commenti scomparsi nel nulla.

Ieri, un attacco degli hacker ha oscurato il blog del popolare scrittore di gialli Boris Akunin, che una decina di giorni fa aveva annunciato il suo ingresso in politica contro Putin: i testi dello scrittore sono stati cancellati e sostituiti da insulti pesanti e dalla provocazione: “Continua pure a scrivere adesso”. Le sue parole intanto sono comparse sulla pagine di un noto hacker, Sergej Maksimov, detto Hell. La fama di Hell è quasi leggendaria, sembra che viva in Germania, che alla sua genialità accompagni una dose di follia e che stia educando una dozzina di seguaci in tutta Europa alle azioni politiche di disturbo su internet. Gli attacchi non hanno risparmiato neppure i colossi multinazionali.

Difficile pensare che dietro alle operazioni di censura e di disturbo del web non ci sia un burattinaio del governo. Anton Nosik, blogger e dirigente della Sup, società che gestisce il social media Livejournal ha un ‘idea precisa: “È Vladislav Surkov, l’ideologo del Cremlino. È sua questa strategia mediocre di colpire chi non è allineato. Ha paura di internet ma sa che una censura totale sarebbe una catastrofe internazionale per l’immagine del Paese. E dunque continua così, con gli attacchi esterni”. E la morsa su internet non si allenta: il fondatore di Vkontaktie, il social network in cirillico, ha denunciato la visita di un paio di agenti dei servizi segreti, che hanno chiesto di chiudere i gruppi che stavano coinvolgendo persone per le proteste di piazza.