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Milano, binario 21

21 December 2011versione stampabile

Antonio Marafioti

 

I treni che partono dal binario 21 fischiano una, due, tre volte, per salutarli. «Non potrebbero farlo, gliel’hanno impedito, ma se ne fregano e ci stanno vicini anche così». Piero Perfetto, 51 anni originario di Roma, da 26 e mezzo sui treni notte, è uno degli ottocento lavoratori che dall’11 dicembre hanno perso il posto di lavoro in seguito alla riduzione delle corse imposta da Trenitalia. Da undici giorni vive ai piedi della torre sulla quale sono saliti, per protesta, tre suoi colleghi: Giuseppe Gison, Oliviero Casini e Carmine Rotatore. «Stanno bene, almeno così dicono loro. L’unico medico che è arrivato fino a qui si è rifiutato di salire a visitarli perché la torre è troppo alta». Il presidio, allestito fra i binari morti, tra il 21 e il 24, è composto da una ventina di lavoratori di Servirail (ex Wagons Lits) e Wasteels, le compagnie che gestiscono l’accompagnamento sui treni notturni, e di Rsi, quelli della manutenzione. Durante alcune ore del giorno li raggiungono le loro famiglie per portare i viveri. «La cosa che mi fa incazzare di più – dice Perfetto – non è aver perso il lavoro, quanto il fatto che il lavoro c’è, ma i signori dirigenti di Trenitalia preferiscono mantenere alti gli utili, piuttosto che venire incontro alle esigenze dei passeggeri».

Il mantra che si recita sotto la torre è sempre lo stesso: «Stanno dividendo l’Italia». «Moretti prende come termine di paragone i voli low cost, sostenendo che se spostarsi dal nord al sud, o viceversa, costa pochi euro per poco più di un’ora, è inutile mantenere in vita treni che ci impiegano mezza giornata di viaggio», dice Gregorio Labate, 49 anni di Reggio Calabria, licenziato dopo 23 primavere di servizio. «Eravamo sempre pieni di gente, anche dopo l’arrivo dei voli low cost. Facevamo i salti mortali per farli viaggiare nel comfort e nella pulizia più assolute, sostenevamo turni di 42 ore: Milano-Palermo e ritorno. Ci hanno lasciato a casa così, da un giorno all’altro. Dicono che non siamo ferrovieri, quando indossiamo le stesse uniformi, cambia solo il simbolo, abbiamo gli stessi palmari e rispondiamo agli stessi ordini di servizio M40 di Trenitalia».

Massimo Morichi, 50 anni, da venticinque in Servirail, ex Wagon Lits

 

 

 

One Response to Milano, binario 21

  1. BEN

    22 December 2011 at 09:54

    non ha detto neppure una menzogna questo dignitoso lavoratore,una brava persona ,chiede solo di lavorare ,se non aiutiamo questi ragazzi ,domani con lo stesso sistema tocchera’ a tutti noi lavoratori in nome dei soldi e del progresso