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Falce e fornello

23 December 2011versione stampabile

 

 

   di Marina Morpurgo

 

 

Cari lettori, care lettrici, io NON sono Nigella Lawson (chi non la conosce vada pure di Google), non cucino con aria estatica indossando golfini rosa aderenti, e le regole della casa, per quanto concerne la cucina sono queste:

a) Qualunque ricetta richieda un tempo di lavorazione superiore alle due ore è contraria alla Convenzione di Ginevra.

b) Se puoi usare il microonde per alcune operazioni (come sciogliere il cioccolato), usalo.

c) Se hai fretta, usa tranquillamente i surgelati (prezzemolo, misto soffritto etc. etc.): non hanno mai ammazzato nessuno.

d) I robot di cucina non sono strumenti del demonio.

e) È fatto divieto di impazzire andando alla ricerca di ingredienti raffinati e introvabili e presumibilmente costosi. Non è il caso di scalare l’Everest per trovare chissà quale sale himalayano.

f) Lo scoprirsi alle otto di sera sprovvisti di un determinato ingrediente non è una catastrofe ma uno stimolo alla creatività.

g) La bilancia si usa nel caso della preparazione dei dolci (tassativo) e di poche altre cose (focacce, torte salate, insomma in genere i piatti che contemplano la farina). Nella stragrande maggioranza dei casi si può andare a occhio, o con dosi molto indicative.

h) L’estetica non è tutto (questa più che una regola della casa è un mettere le mani avanti)

Detto questo, richiamandoci al punto “h”, ecco la torta di oggi, la torta tenerina, che nonostante le apparenze non è, una volta uscita dal forno, finita sotto le ruote di un camion. In effetti dovrebbero chiamarla torta Big One perché tende a spaccarsi in superficie (la mia lo ha fatto a livelli imbarazzanti).
È un dolce ferrarese tradizionale, altamente consolatorio (e altamente calorico, duole dirlo). La versione originale prevede l’utilizzo di una piccola dose di farina, ma già che si vive una volta sola ho adottato la variante che prevede di sostituire la farina con cacao amaro (così si risolve anche il problema di eventuali intolleranze alla farina).

Quindi vi serviranno:
200 grammi di cioccolato fondente di ottima qualità;
100 grammi di burro;
180-200 grammi di zucchero (dipende dal gusto personale);
3 uova;
50 grammi di cacao amaro;
2 cucchiai di latte.

Sciogliete il cioccolato a bagnomaria, o nel microonde a bassissima potenza (niente tempi, perché variano da forno a forno: l’importante è andarci cauti) e poi aggiungeteci il burro a pezzetti mescolando e facendolo sciogliere (il calore del cioccolato fuso dovrebbe essere sufficiente). Sbattete i tuorli con lo zucchero con le fruste elettriche oppure con la frusta a mano, ma con energia: il composto deve essere chiaro e spumoso. A questo punto unite i tuorli al cioccolato fuso, mescolate bene, aggiungete il latte e il cacao, e poi, poco alla volta e delicatamente (mescolando dal basso verso l’alto) gli albumi montati a neve fermissima con un pizzico di sale.

Mettete il composto in una teglia (resistendo all’impulso di mangiarlo a ditate). Io uso sempre quelle al silicone, risparmiandomi la fatica di imburrare e infarinare: considera tela pure un’altra regola della casa. Infornate per 25 minuti a 180 gradi e lasciate raffreddare. Se la superficie è tutta rotta… difendetevi dicendo che deve essere così. Spolverando la torta con zucchero a velo vanigliato le crepe diventeranno meno evidenti. L’aspetto dimesso cela un sapore sublime e ovviamente cioccolatosissimo.

6 Responses to Falce e fornello

  1. Rosester Rui

    24 December 2011 at 01:16

    Confesso che sono una schiappa in cucina….Il mio genere preferito écomunque il salato (anche i primi, da consumarsi, per me, ahimè! con modrazione)
    Il cioccolato mi é diventato ‘indigesto’ dopo una gita scolastica all’Alemagna, con quei pentoloni maleodoranti…a pranzo avevo la nausea…sono un caso patologico?

  2. marina morpurgo

    24 December 2011 at 15:11

    Sì cara sei un caso patologico! :-)
    In ogni modo per venirti incontro la prossima ricetta sarà salata.

  3. Andrea S.

    25 December 2011 at 22:09

    No, non sei un caso patologico.

    Io ho lavorato per alcuni mesi in un’industria dolciaria, nel periodo natalizio (panettoni & pandori).

    Ricordo benissimo il burro ARANCIONE FOSFORESCENTE (aveva un agente aromatico ed emulsionante all’interno), il SURROGATO AL GUSTO DI CIOCCOLATO (fatto con alcool, grassi vegetali idrogenati, aromi artificiali, estratto di cacao e coloranti), il LIEVITO ARTIFICIALE PER DOLCI (garantisce una più rapida ed economica lievitazione in alternativa al lievito naturale SENZA ALCUN OBBLIGO LEGALE di indicarlo in etichetta, parole testuali dei sacchi).
    Nella cella di lievitazione spruzzavano nell’aria un agente che accelerava la lievitazione, talmente maleodorante che ci entravo in apnea!
    Poi naturalmente farine polacche, romene, moldave… non vi era niente di italiano neanche a cercare!

    Io non mangerò mai più i loro prodotti… e si vantano persino di essere ATTENTI ALLA TRADIZIONE.

    Disgustoso.

  4. Claudio

    26 December 2011 at 13:15

    Andrea,

    ho appena finito di leggere degli articoli su Repubblica sugli oli taroccati che in molti comprano a prezzi vantaggiosissimi prodotti dalla mafia agroalimentare. Ora la tua testimonianza su un’industria dolciaria, che mi ha inorridito ma non stupito ahimè…..
    Il problema e’ che se nessuno fa i nomi, chi legge e’ tutelato in minima parte e questi signori continuano a farla franca. Dal tuo prezioso esempio, non so quale prodotto devo lasciare sugli scaffali.
    Questa gente la può punire in maniera devastante solamente il consumatore non comprando i loro prodotti (noi utenti, abbiamo il potere piu grande e non sappiamo usare!) ma dobbiamo conoscere i nomi.
    In questo mi sento di esaltare la vecchia gogna, la quale rendeva un gran servigio alla comunità!

  5. sonia

    2 February 2012 at 17:25

    fatta, buonissima!

  6. marina morpurgo

    16 February 2012 at 13:44

    Magnifico, Sonia!