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Messico 2011: annus horribilis

26 December 2011versione stampabile

Piero Innocenti

In Messico, negli ultimi cinque anni, la realtà criminale ha superato l’immaginazione più pessimista. Al 15 dicembre, gli omicidi collegati alla criminalità organizzata, in particolare a quella del narcotraffico, hanno già superato quota quindicimila. E’ ancora più tragico del bilancio di morte che già nel 2010 registrò oltre quattordicimila omicidi. Nel periodo della presidenza Calderon ( il suo mandato scade a metà del 2012), e cioè negli ultimi cinque anni, le statistiche parlano complessivamente di oltre 50mila omicidi.

La spietatezza e la brutalità con cui vengono commessi non ha eguali al mondo. Si parla di “arruolamenti” nei cartelli dei narcos di macellai e chirurghi per decapitare cadaveri, smembrare corpi, mutilandoli per poi appenderli come sacchi della spazzatura sui cavalcavia delle piccole grandi città. Trofei da esibire, per intimidire e far capire a tutti chi realmente comanda nelle città. Le mafie messicane stanno utilizzando sempre più frequentemente le autobombe ( alcuni osservatori americani ed europei presenti nell’area, iniziano a parlare di narcoterrorismo) e i massacri di massa: gli ultimi a Veracruz, tra la fine di settembre e i primi di ottobre, con una settantina di persone assassinate nella lotta tra il temibile cartello dei Los Zetas e i Matazetas ( si tratterebbe di un gruppo di narcos affiliati alla “nueva generation” del cartello di Jalisco ).

Il controllo del territorio da parte della criminalità è pressoché totale nonostante il consistente impiego di reparti dell’esercito e importanti operazioni che hanno portato, nel corso del 2011, alla cattura di capi e capetti dei vari gruppi di narcos, con il sequestro di ingentissimi quantitativi di droghe, di armi, munizioni e materiale logistico anche sofisticato. Tra le “perdite” più significative subite dai narcotrafficanti vanno menzionate quelle: 1) dei Los Zetas che il 19 gennaio e l’8 dicembre 2011 hanno visto finire in manette, rispettivamente, Flavio Mendez Santiago ( El Amarillo) e Raul Lucio Hernandez Lechuga (El Lucky), entrambi ritenuti tra i fondatori del temibile cartello;2) della Familia Michoacana, il cui leader, Josè de Jesus Mendez Vargas (El Chango Mendez) viene catturato il 21 giugno ad Aguascalientes;3) di Juarez, che vede morire, in un conflitto a fuoco con i federali, il 22 febbraio, uno dei capi più ricercati, Luis Humberto Peralta Hernandez; 4) del cartello del Golfo che, nell’arco di un mese, tra la fine di ottobre e il 29 novembre, “perde” esponenti di spicco come Ezequiel Cardenas Rivera (El Junior), figlio del più noto leader “Tony Tormenta” e (catturato nel Texas) Rafael Cardenas Vela, cugino di Osiel Cardenas Guillem.

I cartelli dei narcotrafficanti sono aumentati di numero negli ultimi quattro anni e, con la presenza di questi ulteriori attori criminali, sono aumentate le lotte per il possesso di segmenti dei mercati esteri, delle rotte, degli spazi ritenuti vitali per esercitare il potere criminale. E’, probabilmente, iniziato anche in Messico quel processo di “polverizzazione” che portò in Colombia, alla fine degli anni Novanta, alla scomparsa graduale dei grandi cartelli (di Medellin, di Cali, di Bogotà, di Pereira, della Guajira) e alla nascita dei “cartelitos”. Ancora oggi, in Colombia, a parte il cartello del Nord del Valle (che conserva, sia pure in forma ridimensionata, l’articolazione che fu dei grandi cartelli) e le FARC (formazione guerrigliera che controlla, in alcune regioni, le coltivazioni e il traffico di coca), il commercio delle droghe è esercitato da gruppi di criminali minori ( vere e proprie bande criminali secondo le analisi della Polizia Nazionale) noti come Los Paisas, los Urabenos, los Rastrojos, La Oficina de Envigado ecc…

In Messico, accanto ai ben noti cartelli, alcuni dei quali ben strutturati ( Sinaloa, los Zetas, del Golfo, la Familia Michoacana, Juarez), altri un po’ meno (quello di Tjiuana, dei Valencia, di Colima, di Oaxaca, di Jalisco, dei Beltran Leyva), sono emersi, nel corso del 2011, altri raggruppamenti, (a volte nati da spaccature interne) come quello di Jalisco Nueva Generation, noto anche come Matazetas, dei los Caballeros Templares ( una “costola” della Familia Michoacana), il cartello del Pacifico del Sud ( alla cui guida ci sarebbe tale Julio de Jesus Radilla Hernandez meglio noto come El Negro) e ritenuto il successore del cartello dei Beltran Leyva, infine il cartello Indipendente di Acapulco. Va anche ricordato che i cartelli hanno anche diversificato le loro attività “istituzionali”, aggiungendo al tradizionale commercio delle droghe quello delle estorsioni in danno di commercianti, dei sequestri di persona, della tratta di migranti ( su quest’ultima, odiosissima, attività, i Los Zetas esercitano un dominio quasi assoluto).

Insomma molteplici attività criminali che hanno portato, tra l’altro, alla necessità di ricercare tecniche di riciclaggio del denaro sporco sempre più sofisticate e hanno determinato un aumento esponenziale della corruzione dei funzionari pubblici, in particolare degli appartenenti alle varie forze di polizia. Polizia che, quando non è collusa ( centinaia, anche quest’anno, i poliziotti, ai vari livelli, arrestati per collegamenti con la criminalità), subisce pesantissime perdite in termini di vite umane nelle frequenti imboscate ad opera di sicari temerari e agguerriti. Lo stessa sorte subiscono quei giornalisti che “osano” parlare di fatti di cronaca e di criminalità locale. Scompaiono nel nulla o vengono fatti ritrovare, mutilati, in sacchi di plastica. Soltanto nel 2011 ne sono stati assassinati ben dodici ( senza contare le decine di intimidazioni alla stampa attuate anche con veri attentati alle sedi di giornali locali). Anche in questo il Messico detiene il primato mondiale, seguito dalla zona confinaria tra il Pakistan e l’Afghanistan, dove sono stati undici gli omicidi di giornalisti. La giustizia è fallimentare sia per le difficoltà di trovare le prove che di istruire i processi e c’è il serio rischio che, continuando di questo passo, la criminalità messicana possa arrivare ad assumere aspetti eversivi con serie ripercussioni in tutto il contesto regionale (e non solo).

I cartelli messicani non sembrano incontrare più limiti o confini e hanno notevolmente ampliato il loro raggio d’azione con presenze significative ( anche stanziali) in molte città americane ( un rapporto dell’intelligence USA parla di 1200 città). L’ultima retata, fatta dalla polizia di Washington con la collaborazione della Dea e del FBI, risale al 19 dicembre u.s. con una settantina di arresti nella capitale americana e, in altri sei Stati, di alcune decine di persone della Familia Michoacana. Cellule sono operative anche in diversi paesi tra cui Honduras, Guatemala, Nicaragua, San Salvador, Costarica, Perù, Brasile, Colombia, Belize, Uruguay, Bolivia, Cuba, Repubblica Dominicana. Alcuni contatti con la ‘ndrangheta, tra l’altro, sono emersi nel contesto di recenti (2008/2010) operazioni antidroga coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.La violenza in Messico ha superato ogni limite e l’allarme sulle minacce dei cartelli messicani, l’ennesimo, lanciato a fine settembre 2011 da Yuri Fedotov, direttore esecutivo dell’UNODC (l’agenzia antidroga dell’ONU), in visita nel paese, ne rappresenta la tragica conferma. Ad ottobre, alcuni congressisti repubblicani sono tornati a ipotizzare una possibile alleanza narcos e terroristi, ma non trova d’accordo i democratici che parlano di “fantasmi” e di “minacce” create ad hoc per questioni di rivalità politiche o per altri poco nobili fini. Proprio in questo periodo viene a galla il “complotto” che sarebbe stato organizzato da due iraniani, uno dei quali presente in Texas, per compiere un attentato contro l’ambasciatore dell’Arabia Saudita negli USA. Per questa temeraria azione sarebbe stato impiegato un narco dei Los Zetas. L’attentato fallisce anche perché il “messicano” aveva tra i suoi clienti un agente della Dea!

L’anno si chiude con un paese che, purtroppo, sta somigliando sempre più ad un grande cimitero.

2 Responses to Messico 2011: annus horribilis

  1. Paky

    26 December 2011 at 08:41

    L’errore in Messico è ovviamente culturale. Non si può combattere il crimine organizzato con eserciti e carri armati. Bisogna combatterlo con strumenti sociali e culturali. Non credo che ai politici messicani manchi una visione come questa. Credo invece che manchi proprio la volontà politica. Sui motivi, posso solo fantasticare.

  2. finanziamenti

    29 December 2011 at 10:06

    Articolo di notevole importanza, ben fatto, è utilissimo leggerlo, grazie