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Nigeria, Boko Haram alza il tiro

26 December 2011versione stampabile

Alberto Tundo

Feroce, organizzata e soprattutto puntuale. Boko Haram, la setta islamica che combatte per un inasprimento della Shaaria negli stati musulmani del nord della Nigeria, ha regalato al Paese un Natale di sangue. L’ennesimo. Già un anno fa, la più importante ricorrenza cristiana era stata l’occasione per ricordare al governo e ai cittadini che il gigante africano ha un nuovo, enorme problema, ma quello che è accaduto ieri non ha precedenti.

Tre attacchi quasi in contemporanea hanno fatto oltre quaranta morti, con un bilancio delle vittime in costante rialzo a causa dei soliti balletti tra le varie agenzie di sicurezza. L’atto più eclatante è la bomba fatta esplodere nei pressi della chiesa di Santa Teresa, a Madalla, area governativa di Suleja, stato del Niger, nella Nigeria centrale. Erano le otto e trenta del mattino, quando un ordigno piazzato nello spazio espositivo di una concessionaria Bmw esplodeva, investendo i fedeli che uscivano dalla funzione delle sei. Trentacinque i morti, secondo gli ultimi bollettini, e scene di cadaveri carbonizzati, edifici distrutti e auto bruciate. Scene da Paese in guerra, qual è ormaila Nigeria.

Gli altri attentati sono avvenuti nella città di Jos, la capitale del problematico stato del Plateau, dove una bomba esplosa nei pressi della Mountain of Fire ha ucciso un poliziotto. L’agente faceva parte di una pattuglia schierata a protezione dei luoghi di culto cristiani. Più grave l’altro episodio, l’attentato kamikaze contro una colonna di mezzi dell’esercito e dei servizi che si accingeva ad entrare nell’area del quartier generale delle Forze armate dello stato del Yobe. Secondo il portavoce dell’esercito, l’obiettivo era il colonnello Dahiru Abdulsallam, comandante della Brigata Recce 241, di stanza a Nguru. La versione ufficiale parla di tre agenti dei servizi morti nell’esplosione ma per il quotidiano This Day, le vittime sarebbero 12: due ufficiali e dieci elementi dello State Security Service.

Boko Haram, che gli ultimi report dello spionaggio interno danno divisa in tre tronconi, è sempre più pericolosa. Le ultime vicende dimostrano che nella formazione stia prendendo il sopravvento la nuova ala filoqaedista. Un cambiamento strategico che coincide con un salto di qualità militare. Ormai la setta non si limita più a piazzare bombe ma agisce come una vera e propria milizia. Lo dicono i feroci combattimenti che elementi di Boko Haram hanno ingaggiato con gli operativi nigeriani negli stati del Borno (dov’è stato imposto il coprifuoco) e del Yobe. Sessantuno i morti in quattro giorni. L’escalation è cominciata il 22, con cinque esplosioni nella città di Maiduguri, e altre dieci a Potiskum. Nel pomeriggio del 25, mentre piovevano dichiarazioni di solidarietà da tutto il mondo, dalla Casa Bianca al Vaticano, il presidente Goodluck Jonathan riuniva il National Security Summit, che avrebbe deciso una revisione del budget 2012, con stanziamenti straordinari per la sicurezza interna. La strada è quella del pugno di ferro, che finora non ha pagato, anzi. La Nigeria sembra sempre più un Paese in guerra.