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Nigeria, la marea nera causata da Shell tocca le coste

27 December 2011versione stampabile

Sta toccando le coste nigeriane la marea nera provocata il 20 dicembre dai 40.000 barili di greggio fuorusciti dal campo petrolifero offshore di Bonga, nel Golfo di Guinea, a circa 75 miglia al  largo del Delta del Niger.

L’avaria dell’impianto, di proprietà della Shell Nigeria exploration and production company (Snepco) – -una delle filiali della multinazionale anglo-olandese in Nigeria, sarebbe avvenuta “nel corso di operazioni di routine di trasferimento del greggio da una Floating production storage and offtake vessel (Fpso) verso una petroliera”.

Secondo le dichiarazioni della compagnia petrolifera, la condotta danneggiata sarebbe stata “chiusa e depressurizzata”, e il flusso di petrolio “interrotto”. Nel frattempo, il greggio, secondo quanto denunciato dall’associazione ambientalista nigeriana Environmental Rights Action, ha raggiunto la riva all’altezza dello stato di Bayelsa e del Delta del Niger. “La Shell dice che si sono sversati 40.000 barili e che la produzione è stato chiusa, ma noi non ci fidiamo di loro perché gli incidenti del passato dimostrano che l’azienda nasconde costantemente le quantità e gli effetti della sua negligenza”, spiega il direttore di Era Nnimmo Bassey. “Abbiamo allertato i pescatori e le comunità costiere – aggiunge – perché si guardino in giro. Questo si aggiunge semplicemente alla lista delle atrocità ambientali della Shell nel delta del Niger”.

A confermare le preoccupazioni dell’associazione ambientalista arrivano le immagini satellitari fornite dal monitoraggio indipendente Skytruth: la macchia nera si estende per una lunghezza di 70 chilometri e attualmente occupa 923 chilometri quadrati. Questo significa che la pesca dell’intera zona – e quindi di gran parte dell’economia locale che si basa sostanzialmente sull’attività ittica – rischia di essere compromessa in modo irreversibile.